Didone
Regina di Cartagine, suicida per amore di Enea; Dante la indica senza nominarla, come colei che tradì il ricordo di Sicheo.
Detto anche: Dido, Elissa
Fondatrice e regina di Cartagine, Didone è la protagonista del IV libro dell'Eneide. Rimasta vedova di Sicheo, aveva giurato di non risposarsi; ma quando Enea approda sulle sue coste se ne innamora, e alla partenza dell'eroe, chiamato in Italia dal destino, si uccide con la spada di lui.
Nel canto V Virgilio non ne pronuncia il nome: è «colei che s'ancise amorosa, / e ruppe fede al cener di Sicheo» (vv. 61-62). Dante sottolinea dunque due colpe, il suicidio e la promessa mancata al marito morto, ma la colloca fra i lussuriosi e non fra i suicidi, perché è la passione la radice di tutto. Il nome compare poco dopo: Paolo e Francesca escono dalla «schiera ov'è Dido» (v. 85), quella dei morti per amore. Delicato il fatto che a presentarla sia proprio Virgilio, il poeta che l'ha resa celebre.