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Indice dei canti
Dante, solo sulla riva, si porta la mano al petto e tende l'altra verso il carro oltre il fiume: vi sta una donna velata di bianco, con manto verde e veste rossa, tra angeli che spargono fiori.
Beatrice appare sul carro in una nuvola di fiori; Dante si scopre senza Virgilio
Purgatorio · Paradiso terrestre

Purgatorio, Canto XXX

«Quando il settentrion del primo cielo…»

Alla fine del canto XXIX un tuono improvviso ha fatto fermare la processione che avanzava lentamente lungo il Letè.

Luogo
Paradiso terrestre
Anime e colpe
Matelda, la processione, Beatrice
Versi
145 · 48 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto XXX

Parafrasi
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1

Quando il settentrion del primo cielo,Ache né occaso mai seppe né ortoBné d'altra nebbia che di colpa velo,A

4

e che faceva lì ciascun accortoBdi suo dover, come 'l più basso faceCqual temon gira per venire a porto,B

7

fermo s'affisse: la gente verace,Cvenuta prima tra 'l grifone ed esso,Dal carro volse sé come a sua pace;C

Quando l'Orsa Maggiore (il settentrion: le sette stelle dell'Orsa Maggiore indicano qui i sette candelabri) dell'Empireo, che non conobbe mai né tramonto né aurora né altra nebbia che la offuscasse se non il velo del peccato, e che lì nel paradiso terrestre (guidando la processione) rendeva ciascuno consapevole di ciò che doveva fare, come la sottostante costellazione dell'Orsa Minore rende consapevole (della rotta da seguire) ogni nocchiero che manovra il timone della nave per giungere in porto, quando, dico, i sette candelabri si fermarono, i ventiquattro seniori, testimoni della verità, che si erano fatti avanti per primi tra il grifone e i candelabri (esso: riferito a settentrion), si rivolsero al carro come al principio e fine dei loro desideri;
Quando il settentrione del primo cielo (i sette candelabri), che non conobbe mai né tramonto né sorgere né altro velo di nebbia se non quello della colpa, e che lì rendeva ciascuno consapevole del proprio dovere, come quello più basso (l'Orsa) fa con chi gira il timone per giungere in porto, si fermò immobile: la gente verace, venuta prima tra il grifone e quello, si volse al carro come alla sua pace;
10

e un di loro, quasi da ciel messo,D'Veni, sponsa, de Libano' cantandoEgridò tre volte, e tutti li altri appresso.D

e uno di loro, come fosse ispirato dal cielo, per tre volte gridò cantando «Vieni, o sposa, dal Libano», e tutti gli altri ripeterono l'invocazione.
e uno di loro, quasi mandato dal cielo, gridò cantando tre volte «Veni, sponsa, de Libano», e tutti gli altri dopo di lui.
13

Quali i beati al novissimo bandoEsurgeran presti ognun di sua caverna,Fla revestita voce alleluiando,E

16

cotali in su la divina basternaFsi levar cento, ad vocem tanti senis,Gministri e messaggier di vita etterna.F

19

Tutti dicean: 'Benedictus qui venis!',Ge fior gittando e di sopra e dintorno,H'Manibus, oh, date lilia plenis!'.G

Come all'ultimo appello del giudizio universale risorgeranno i beati uscendo prontamente ognuno dalla sua sepoltura, mentre saluteranno con un alleluia il corpo risorto di cui tornano a rivestirsi, allo stesso modo, all'invito di così venerando vecchio, si levarono sul carro divino moltissimi angeli, ministri e messaggeri di vita eterna. Tutti dicevano: «Benedetto tu che vieni!», e gettando fiori sopra e intorno (al carro) soggiungevano:
Come i beati, all'ultimo richiamo (il giudizio universale), risorgeranno pronti ciascuno dalla sua tomba, cantando alleluia con la voce rivestita (del corpo), così sul carro divino si alzarono, alla voce di un così grande vecchio, cento ministri e messaggeri di vita eterna. Tutti dicevano: «Benedictus qui venis!», e, gettando fiori sopra e intorno, «Manibus, oh, date lilia plenis!».
22

Io vidi già nel cominciar del giornoHla parte oriental tutta rosata,Ie l'altro ciel di bel sereno addorno;H

«Oh, datemi gigli a piene mani!» Io vidi spesso al cominciare del giorno la parte orientale del cielo tutta rosa, e le altre parti adorne di un bel sereno;
Io ho visto talvolta, al cominciare del giorno, la parte d'oriente tutta rosata, e il resto del cielo adorno di un bel sereno;
25

e la faccia del sol nascere ombrata,Isì che per temperanza di vaporiJl'occhio la sostenea lunga fiata:I

e vidi il disco del sole spuntare al mattino come velato d'ombra, in modo che l'occhio lo poteva fissare per lungo tempo, perché i vapori ne temperavano il fulgore:
e la faccia del sole nascere velata, così che, per l'attenuazione dovuta ai vapori, l'occhio poteva sostenerla a lungo:
28

così dentro una nuvola di fioriJche da le mani angeliche salivaKe ricadeva in giù dentro e di fori,J

31

sovra candido vel cinta d'ulivaKdonna m'apparve, sotto verde mantoLvestita di color di fiamma viva.K

così velata da una nuvola di fiori che, lanciati dalle mani degli angeli, salivano e ricadevano dentro e intorno al carro, m'apparve una donna cinta di fronde d'ulivo sopra il candido velo, vestita sotto il manto verde di una veste del colore della fiamma viva.
così, dentro una nuvola di fiori che saliva dalle mani degli angeli e ricadeva giù dentro e fuori (dal carro), mi apparve una donna con un velo bianco, cinta d'ulivo, vestita sotto un mantello verde del colore della fiamma viva.
34

E lo spirito mio, che già cotantoLtempo era stato ch'a la sua presenzaMnon era di stupor, tremando, affranto,L

37

sanza de li occhi aver più conoscenza,Mper occulta virtù che da lei mosse,Nd'antico amor sentì la gran potenza.M

E il mio animo, che già da tanto tempo (sono trascorsi dieci anni dalla morte di Beatrice al momento del viaggio di Dante nell'oltretomba) non avvertiva, pieno di tremore, il profondo turbamento che sentiva (sempre) alla sua presenza, senza averla quasi vista (sanza delli occhi aver più conoscenza: senza ricevere dagli occhi una più precisa conoscenza), per una misteriosa virtù che da lei emanava, avvertì la grande potenza dell'antico amore.
E il mio spirito, che ormai da tanto tempo non era più rimasto, tremando, sopraffatto dallo stupore alla sua presenza, senza riconoscerla di più con gli occhi, per una virtù nascosta che partì da lei, sentì la grande potenza dell'antico amore.
40

Tosto che ne la vista mi percosseNl'alta virtù che già m'avea trafittoOprima ch'io fuor di puerizia fosse,N

43

volsimi a la sinistra col respittoOcol quale il fantolin corre a la mammaPquando ha paura o quando elli è afflitto,O

Non appena i miei occhi furono colpiti dalla grande bellezza che già mi aveva ferito prima di essere uscito dalla puerizia, mi volsi verso sinistra con la stessa affannosa incertezza con la quale il bambino corre dalla mamma quando ha paura o quando prova dolore, per dire a Virgilio:
Non appena mi colpì la vista l'alta virtù che mi aveva già trafitto prima che uscissi dall'infanzia, mi voltai a sinistra con la fiducia con cui il bambino corre dalla mamma quando ha paura o quando è afflitto,
46

per dicere a Virgilio: 'Men che drammaPdi sangue m'è rimaso che non tremi:Qconosco i segni de l'antica fiamma'.P

«Neppure una stilla di sangue (men che dramma: dramma, di per sé, indica l' ottava parte dell'oncia, cioè poco più di tre grammi) mi è rimasta che non tremi: conosco i segni dell'antica fiamma»;
per dire a Virgilio: «Non mi è rimasta neppure una goccia di sangue che non tremi: riconosco i segni dell'antica fiamma».
49

Ma Virgilio n'avea lasciati scemiQdi sé, Virgilio dolcissimo patre,RVirgilio a cui per mia salute die'mi;Q

ma Virgilio aveva privato della sua presenza me e Stazio, Virgilio, il dolcissimo padre, Virgilio, al quale mi ero affidato perché mi fosse guida verso la salvezza (per mia salute: cfr. Inferno II, 140);
Ma Virgilio ci aveva lasciati privi di sé, Virgilio dolcissimo padre, Virgilio a cui mi affidai per la mia salvezza;
52

né quantunque perdeo l'antica matre,Rvalse a le guance nette di rugiada,Sche, lagrimando, non tornasser atre.R

55

«Dante, perché Virgilio se ne vada,Snon pianger anco, non pianger ancora;Tché pianger ti conven per altra spada».S

né tutto ciò che Eva (l'antica matre) perdette con il suo peccato (cioè il paradiso terrestre e le sue gioie), poté impedire che le mie guance, già lavate (di ogni bruttura) con la rugiada (cfr. Purgatorio I, 127-129), ritornassero a macchiarsi di lagrime. «Dante, non piangere anche, per il fatto che Virgilio se ne è andato, non piangere ancora;
e tutto ciò che perse l'antica madre (Eva, il Paradiso terrestre) non servì a impedire che le mie guance, lavate dalla rugiada, tornassero scure di lacrime. «Dante, perché Virgilio se ne va, non piangere ancora, non piangere ancora; perché dovrai piangere per un'altra ferita».
58

Quasi ammiraglio che in poppa e in proraTviene a veder la gente che ministraUper li altri legni, e a ben far l'incora;T

61

in su la sponda del carro sinistra,Uquando mi volsi al suon del nome mio,Vche di necessità qui si registra,U

64

vidi la donna che pria m'apparioVvelata sotto l'angelica festa,Wdrizzar li occhi ver' me di qua dal rio.V

poiché sarai costretto a piangere per ben altro dolore (per il rimprovero che fra poco Beatrice gli rivolgerà a causa delle sue colpe).» Simile ad un ammiraglio che si sposta sulla poppa e sulla prora della sua nave per controllare le ciurme che attendono al proprio lavoro sulle navi minori della flotta, e le esorta a compiere bene (il lavoro), sulla sponda sinistra del carro, allorché mi volsi al suono del mio nome, che qui devo trascrivere per necessità, vidi la donna che prima mi era apparsa coperta di un velo sotto la nuvola dei fiori lanciati dagli angeli, volgere gli occhi verso di me al di qua del Letè.
Come un ammiraglio che va a poppa e a prua per vedere la gente che lavora sulle altre navi, e la incoraggia a fare bene; così sul lato sinistro del carro, quando mi voltai al suono del mio nome, che per necessità qui viene scritto, vidi la donna che prima mi era apparsa velata sotto la festa degli angeli rivolgere gli occhi verso di me al di là del fiume.
67

Tutto che 'l vel che le scendea di testa,Wcerchiato de le fronde di Minerva,Xnon la lasciasse parer manifesta,W

70

regalmente ne l'atto ancor protervaXcontinuò come colui che diceYe 'l più caldo parlar dietro reserva:X

Sebbene il velo che le scendeva dal capo, coronato da fronde di ulivo (pianta sacra alla dea Minerva), non la lasciasse apparire completamente visibile, sempre in un atteggiamento di regale fierezza continuò come l'oratore che inizia a parlare e riserva per ultimo le parole più accese:
Benché il velo che le scendeva dalla testa, cinto dalle fronde di Minerva (l'ulivo), non la lasciasse vedere chiaramente, con atteggiamento regale e ancora severo continuò, come chi parla e tiene in serbo per ultime le parole più dure:
73

«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.YCome degnasti d'accedere al monte?Znon sapei tu che qui è l'uom felice?».Y

«Guarda qui (guardaci: ci è particella avverbiale) ben fisso! Sono io, sono proprio Beatrice. Come ti sei considerato degno di accedere al monte del purgatorio?
«Guarda bene! Sono io, sono proprio Beatrice. Come ti sei degnato di salire al monte? Non sapevi che qui l'uomo è felice?».
76

Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;Zma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,AAtanta vergogna mi gravò la fronte.Z

Non sapevi tu che qui l'uomo gode la felicità (che nasce dalla purificazione del peccato)?» Gli occhi mi caddero sulla limpida acqua del Letè; ma vedendo rispecchiata in essa la mia confusione, li volsi sull'erba, tanto era il peso della vergogna che mi fece abbassare la fronte.
Gli occhi mi caddero giù nella fonte limpida; ma vedendomi riflesso, li portai sull'erba, tanta era la vergogna che mi pesava sulla fronte.
79

Così la madre al figlio par superba,AAcom'ella parve a me; perché d'amaroABsente il sapor de la pietade acerba.AA

Come la madre (mentre lo rimprovera) sembra severa al figlio, così Beatrice apparve a me, perché riesce amaro il sapore dell'affetto materno quando (per il bene del figlio) si manifesta in modo severo. Ella tacque;
Come la madre appare severa al figlio, così lei apparve a me; perché il sapore di una pietà aspra si sente amaro.
82

Ella si tacque; e li angeli cantaroABdi subito 'In te, Domine, speravi';ACma oltre 'pedes meos' non passaro.AB

e gli angeli cantarono immediatamente «In Te io confido, o Signore»; ma (nel canto di questo salmo) si interruppero alle parole «i miei passi».
Lei tacque; e gli angeli cantarono subito «In te, Domine, speravi»; ma non andarono oltre «pedes meos».
85

Sì come neve tra le vive traviACper lo dosso d'Italia si congela,ADsoffiata e stretta da li venti schiavi,AC

88

poi, liquefatta, in sé stessa trapela,ADpur che la terra che perde ombra spiri,AEsì che par foco fonder la candela;AD

91

così fui sanza lagrime e sospiriAEanzi 'l cantar di quei che notan sempreAFdietro a le note de li etterni giri;AE

Come sui monti dell'Appennino tra i rami degli alberi si congela la neve, spinta e addensata dal soffio dei venti freddi (venti schiavi: sono i venti della Schiavonia o Illiria, provenienti quindi da nord-est), la quale poi, sciogliendosi, gocciola dagli strati superiori della sua superficie su quelli inferiori, non appena la regione africana manda i suoi venti caldi, così che pare il fuoco che consuma la candela, allo stesso modo (cioè gelato come la neve sotto i venti freddi) rimasi incapace di piangere e di sospirare prima che cantassero gli angeli, i quali accordano sempre il loro canto alle armonie dell'eterno ruotare dei cieli;
Come la neve sul dorso d'Italia si gela tra gli alberi vivi, soffiata e compressa dai venti di Schiavonia, poi, sciolta, cola dentro di sé, appena soffia il vento dalla terra che perde l'ombra (l'Africa), così che sembra il fuoco che fonde una candela; così io rimasi senza lacrime e sospiri prima del canto di quelli che cantano sempre in armonia con le note delle sfere eterne;
94

ma poi che 'ntesi ne le dolci tempreAFlor compatire a me, par che se dettoAGavesser: 'Donna, perché sì lo stempre?',AF

97

lo gel che m'era intorno al cor ristretto,AGspirito e acqua fessi, e con angosciaAHde la bocca e de li occhi uscì del petto.AG

ma dopo che nelle dolci modulazioni del loro canto li udii mostrare compassione verso di me, più che se avessero detto: "Donna, perché lo mortifichi così duramente?", il gelo che mi si era addensato intorno al cuore, si sciolse in sospiri e in lagrime, e con dolore uscirono dal petto attraverso la bocca e gli occhi.
ma dopo che capii dalle loro dolci melodie che avevano compassione di me, più che se avessero detto: «Donna, perché lo umili così?», il gelo che mi si era stretto intorno al cuore si fece sospiro e lacrime, e con angoscia uscì dal petto attraverso la bocca e gli occhi.
100

Ella, pur ferma in su la detta cosciaAHdel carro stando, a le sustanze pieAIvolse le sue parole così poscia:AH

Ella, sempre rimanendo ferma sulla sponda sopra nominata (cioè la sinistra: cfr. verso 61) del carro, rivolse le sue parole agli angeli (sustanze: essi, infatti, sono sostanze separate dalla materia) che si erano mostrati pietosi verso di me, parlando in questo modo:
Lei, restando ancora ferma sul lato già detto del carro, rivolse poi le sue parole agli esseri pietosi così:
103

«Voi vigilate ne l'etterno die,AIsì che notte né sonno a voi non furaAJpasso che faccia il secol per sue vie;AI

«Voi vegliate sempre nella eterna luce di Dio, cosicché né la tenebra (dell'ignoranza) né il sonno (che può essere indizio di pigrizia e che comunque impedisce momentaneamente di vedere) vi sottraggono la conoscenza di ogni passo (cioè di ogni pensiero o azione) che l'umanità compie sulla sua strada;
«Voi vegliate nel giorno eterno, così che né la notte né il sonno vi nascondono alcun passo che il mondo compia lungo le sue vie;
106

onde la mia risposta è con più curaAJche m'intenda colui che di là piagne,AKperché sia colpa e duol d'una misura.AJ

per la qual cosa la mia risposta (al vostro canto pietoso) mira soprattutto a farsi intendere da colui che piange al di là del Letè, affinché il suo dolore sia commisurato alla colpa commessa.
per cui la mia risposta mira soprattutto a farmi capire da colui che piange di là, perché la colpa e il dolore siano della stessa misura.
109

Non pur per ovra de le rote magne,AKche drizzan ciascun seme ad alcun fineALsecondo che le stelle son compagne,AK

112

ma per larghezza di grazie divine,ALche sì alti vapori hanno a lor piova,AMche nostre viste là non van vicine,AL

115

questi fu tal ne la sua vita novaAMvirtualmente, ch'ogne abito destroANfatto averebbe in lui mirabil prova.AM

Non solo per l'influsso dei cieli, che indirizzano ogni essere fin dal momento del suo concepimento verso un fine preciso, secondo le caratteristiche delle stelle che sono in congiunzione (con quei cieli al momento del concepimento), ma anche per l'abbondanza delle doti spirituali, la cui pioggia si forma da vapori (cioè: dalla volontà di Dio) così misteriosi, che l'intelletto umano non può neppure giungervi vicino, questi (Dante) nella sua giovinezza (vita nova) fu dotato di tali possibilità, che ogni buona disposizione avrebbe potuto produrre in lui prove mirabili (qualora egli avesse assecondato queste sue attitudini naturali).
Non solo per l'azione dei grandi cieli, che indirizzano ogni seme a qualche fine secondo le stelle che lo accompagnano, ma per la generosità delle grazie divine, che hanno come loro pioggia vapori così alti che le nostre viste non vi si avvicinano, costui nella sua giovinezza fu in potenza tale che ogni buona disposizione avrebbe dato in lui una prova straordinaria.
118

Ma tanto più maligno e più silvestroANsi fa 'l terren col mal seme e non cólto,AOquant'elli ha più di buon vigor terrestro.AN

Ma un terreno, quanto più è dotato di forza produttrice, tanto più diventa arido e selvatico quando vi si getta un seme cattivo oppure quando viene lasciato incolto.
Ma il terreno, con il cattivo seme e incolto, diventa tanto più cattivo e selvatico quanto più ha in sé un buon vigore naturale.
121

Alcun tempo il sostenni col mio volto:AOmostrando li occhi giovanetti a lui,APmeco il menava in dritta parte vòlto.AO

Per qualche tempo lo guidai con la mia presenza: mostrandogli il mio sguardo adolescente, lo conducevo con me rivolto verso la strada del bene.
Per un po' di tempo lo sostenni con il mio volto: mostrandogli i miei occhi giovani, lo conducevo con me rivolto nella giusta direzione.
124

Sì tosto come in su la soglia fuiAPdi mia seconda etade e mutai vita,AQquesti si tolse a me, e diessi altrui.AP

Non appena giunsi alla soglia della giovinezza e passai dalla vita terrena a quella eterna, egli si allontanò da me, e si affidò ad un'altra.
Non appena fui sulla soglia della mia seconda età e cambiai vita (morii), costui si allontanò da me e si diede ad altri.
127

Quando di carne a spirto era salitaAQe bellezza e virtù cresciuta m'era,ARfu' io a lui men cara e men gradita;AQ

Dopo che da creatura corporea divenni puro spirito, e la mia bellezza e le mie virtù aumentarono, io gli divenni meno cara e meno gradita;
Quando ero salita dalla carne allo spirito, e la mia bellezza e la mia virtù erano cresciute, io fui per lui meno cara e meno gradita;
130

e volse i passi suoi per via non vera,ARimagini di ben seguendo false,ASche nulla promession rendono intera.AR

e si incamminò per una strada sbagliata, seguendo le ingannevoli immagini dei beni terreni, che non mantengono mai interamente nessuna promessa (ingannando gli uomini con il promettere loro una felicità che non potranno mai raggiungere).
e rivolse i suoi passi per una via non vera, seguendo false immagini di bene, che non mantengono interamente nessuna promessa.
133

Né l'impetrare ispirazion mi valse,AScon le quali e in sogno e altrimentiATlo rivocai; sì poco a lui ne calse!AS

Né (per ricondurlo al bene) mi valse ottenergli da Dio buone ispirazioni, con le quali e per mezzo di visioni e con altri interventi tentai di richiamarlo (dalla strada del male); così poco si curò di tutto questo!
Né mi servì ottenere per lui delle ispirazioni, con le quali lo richiamai in sogno e in altri modi; tanto poco gliene importò!
136

Tanto giù cadde, che tutti argomentiATa la salute sua eran già corti,AUfuor che mostrarli le perdute genti.AT

139

Per questo visitai l'uscio d'i mortiAUe a colui che l'ha qua sù condotto,AVli prieghi miei, piangendo, furon porti.AU

Cadde in uno stato di tale traviamento, che tutti i rimedi per salvarlo erano ormai insufficienti, eccetto quello di mostrargli la condizione dei dannati (affinché, ispirando gli orrore per il peccato, più facilmente egli potesse allontanarsene). Per questo discesi nel limbo, la porta d'ingresso dell'inferno, e pregai, piangendo, colui (Virgilio) che lo ha guidato fin quassù.
Cadde così in basso che tutti i mezzi per la sua salvezza erano ormai insufficienti, tranne mostrargli i dannati. Per questo visitai la porta dei morti (il Limbo) e a colui che lo ha condotto quassù furono rivolte, piangendo, le mie preghiere.
142

Alto fato di Dio sarebbe rotto,AVse Leté si passasse e tal vivandaAWfosse gustata sanza alcuno scottoAV

145

di pentimento che lagrime spanda».AW

Un sommo decreto di Dio sarebbe violato, se si oltrepassasse il Letè (che fa dimenticare ogni peccato) e si gustasse la dolcezza delle sue acque senza pagarne il prezzo con un pentimento così profondo da far spargere lagrime».
L'alto decreto di Dio sarebbe violato se si passasse il Letè e si gustasse una tale bevanda senza pagare alcun prezzo di pentimento che faccia versare lacrime».

Riassunto del canto XXX

Alla fine del canto XXIX un tuono improvviso ha fatto fermare la processione che avanzava lentamente lungo il Letè. Mentre tutti i personaggi del corteo si volgono verso i carro, uno dei ventiquattro seniori ripete per tre volte, cantando, le parole « Veni, sponsa de Libano », subito seguito da tutti gli altri: è invocata, in questo momento, la presenza di Beatrice. Immediatamente dopo compare sul carro un gruppo di angeli, che pronuncian le parole: « Benedictus qui venis! » e gettano ovunque fiori, dicendo: « Manibus, oh, date lilia plenis! ». All'improvviso, in mezzo a questa nuvola di fiori, vestita di rosso, coperta di un manto verde, con il capo circondato da un velo bianco, che è sostenuto da una ghirlanda di ulivo, appare Beatrice. Davanti a lei, benché siano passati dieci anni dalla sua morte Dante sente, con la stessa intensità di un tempo, la forza dell'amore. Per rivelare questo momento di smarrimento si volge verso Virgilio, accorgendosi solo ora che il maestro lo ha lasciato: nessuna bellezza del paradiso terrestre può allora impedire al Poeta di dare libero sfogo al suo dolore attraverso il pianto. Ma Beatrice lo richiama, lo esorta a conservare le sue lagrime per una sofferenza più profonda, che fra poco egli proverà. L'atteggiamento della donna è fiero e regale, e le sue parole severe provocano nel pellegrino un penoso senso di vergogna e di abbattimento, dal quale sembra riscuotersi allorché gli angeli intervengono in suo aiuto di fronte a Beatrice. Ma ella dichiara che il dolore del pentimento deve essere pari alla gravità delle pene commesse, poiché - continua - Dante, pur essendo dotato di ogni più felice disposizione al bene, si lasciò traviare nella sua giovinezza, abbandonandosi al peccato. Infatti, finché visse Beatrice, la presenza della donna amata gli fu guida sufficiente sulla strada del bene, ma dopo la sua morte egli si incamminò per via non vera e a nulla valsero i tentativi da lei compiuti per ricondurlo sul retto cammino. L'unico rimedio efficace consisteva nell'ispirargli orrore per il peccato, mostrandogli tutte le brutture e le sofferenze dell'inferno: per questo Beatrice stessa discese nel limbo per chiedere l'aiuto di Virgilio in questa impresa.

In breve

Dove e chi
  1. Paradiso terrestre: Matelda, la processione, Beatrice. Letè ed Eunoè: oblio della colpa e memoria del bene.

Vedi sulla mappa

Versi famosi di questo canto

«Conosco i segni de l'antica fiamma»
vv. 46-48

OggiSi dice quando si risente un amore o un'emozione che si credeva spenta.

Significato

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

La pagina che, strutturalmente, appare la chiave di volta del poema, in quanto punto di convergenza più esplicito, nella trama della narrazione, dell'umano e del divino - l'incontro di Beatrice con Dante nel paradiso terrestre - è introdotta da un ricco svolgimento per metafore e similitudini: quella che si incentra su una nuova considerazione del bello arnese, analiticamente descritto nel canto precedente, quella che prospetta in una luce di gloria, dalla quale ogni angoscia per la sentenza divina è assente, la risurrezione dei corpi, quella, distesa in modulazioni di più agevole pittura, nella quale è riproposto il cromatismo simbolico della processione della Chiesa, e che istituisce un parallelismo fra temperanza di vapori e nuvola di fiori, adombrante un analogo parallelismo fra il sole e la donna che sta per apparire. L'incontro nell'Eden fra il Poeta e la donna da lui amata in gioventù ha la solennità di una rivelazione con Beatrice, infatti, un piano di significati e mete superiori a quelli che la ragione poteva comprendere o anche soltanto intravedere, è destinato a svelarsi all'anima peregrinante. Per questo un attento lettore di Dante e un buon conoscitore della letteratura religiosa del Medioevo, il Singleton, non ha esitato a considerare la discesa di Beatrice nel paradiso terrestre come una trasposizione analogica, nei termini della vicenda occorsa a Dante, dell'avvento di Cristo. Ecco quanto scrive un critico, il Montano, che ha accolto la suggestiva interpretazione del Singleton, riassumendo le conclusioni dello studioso americano: "Noi sappiamo bene che la visione di Cristo, l'incontro con la luce può effettuarsi in noi attraverso la parola di qualcuno, l'azione miracolosa di un santo, può identificarsi con un qualunque momento della nostra vita terrena. Per Dante, nella vita reale e ancora qui sulla vetta del purgatorio, la luce di Cristo si manifesta o in certo senso si incarna in Beatrice, la donna amata che - era già certo per il Poeta fin dai tempi della Vita Nova - era diventata santa". Osserva il critico come l'analogia sia suggerita dall'invocazione, "con l'aggettivo al maschile", « Benedictus qui venis! », nonché dal modo in cui l'apparizione di Beatrice è dal Poeta configurata. È noto, infatti, che il sole è nell'opera di Dante contrassegnato dal costante riferimento simbolico al principio di ogni essere, a Dio. Aggiunge il Montano: " Più decisamente che nella storia finora seguita, qui Dante, Virgilio, Beatrice sono le figure di una cerimonia sacra. Ed è solo su questo piano che l'atteggiamento di Beatrice, la quale subito assale Dante con aspra rampogna, con tono che poco si addice a una donna amata, a una santa che viene dai cieli incontro a colui che le è devoto e che lei stessa ha salvato, è su questo piano che le parole di Beatrice acquistano un senso. Essa è infatti il Cristo che giudica, la Chiesa che deve assolvere, ma che richiede che il peccatore si renda contrito, dichiari la propria indegnità". In quanto prefigurazione del Cristo giudice, in quanto ministra di un rito, la figura di Beatrice, quale ci appare nei canti del paradiso terrestre, risulta assai lontana da quella della giovinetta idealizzata, al di fuori di ogni preoccupazione teologica, nella Vita Nova. Il richiamo all'esperienza giovanile, richiamo che diverrà esplicito nelle parole di Beatrice nel canto successivo, è in questa sezione della Commedia, preludio al magistero di Beatrice nella terza cantica - soltanto funzionale e subordinato: gli anni giovanili non sono oggetto di un vagheggiamento nostalgico, ma soltanto il termine cui la condotta di Dante deve essere commisurata, indicano una vocazione al bene che si è contaminata e che attende il proprio riscatto. Lo stile del Poeta si adegua a questa situazione mutata, al rifiuto di qualsiasi appagamento suggerito da un Amore che non abbia per suo termine la comprensione degli esseri nel loro principio, e comporta pertanto una serie di risoluzioni. formali aspre e sintatticamente recise, tali cioè da suggerire il clima ascetico della sua confessione. Beatrice, la quale nella Vita Nova sembrava dissolversi negli stati d'animo dello scrivente, rifiutando, quasi peso terrestre che la inquinasse, ogni accenno ad una individuazione oggettiva, appare qui - dopo la similitudine della nuvola di fiori, la quale ancora risponde ad un gusto di raffinata stilizzazione gotica - come figura le cui caratteristiche principali sono la volontà, la forza dell'argomentare, la capacità di guida e di comando, onde il Poeta non si fa scrupolo di paragonarla ad un ammiraglio che sovrintende alle manovre della navigazione. Risulta pertanto inefficace qualsiasi raffronto tra la esperienza stilnovistica del componimento giovanile e il modo in cui è presentato qui l'incontro con Beatrice, allorché tale raffronto miri a valorizzare il raccoglimento del sogno giovanile a scapito della prepotente esteriorizzazione di questa pagina del Purgatorio, la quale traduce gli stati d'animo del pellegrino in aspetti del divenire della natura. Tale esteriorizzazione si concreta nella lunga similitudine che accosta lo sgorgare del pianto di Dante al " trapelare in sé" - primo segno del risorgere della vita e, sul piano di una rispondenza analogica, primo indizio di un risorgere a vita autentica, nella luce del vero - della neve costretta all'immobilità nelle selve desolate. Ricordiamo, in proposito, il significato che ha in Dante, fin dalla chiusa magia delle Rime petrose, l'inverno: quello di una desolazione che simboleggia l'estremo inaridimento dell'anima. Non a caso, quindi, la pervicacia del peccatore, restio ad accogliere la Grazia, è suggerita da un quadro naturale che ogni segno di vita sembra aver abbandonato: la punizione dei traditori nel Cocito nasceva dall'esigenza di tradurre un analogo dato teologico in forme visibili.

Personaggi del canto XXX

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Guida

Stazio

Purgatorio, dalla V cornice

Poeta latino che ha finito la sua espiazione; accompagna Dante e Virgilio fino al Paradiso terrestre.

Guida

Matelda

Paradiso terrestre

Figura luminosa che accoglie Dante nell'Eden e lo immerge nel Letè e nell'Eunoè.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Critica
Purgatorio · Canto XXX Liceo

Beatrice arriva, Virgilio scompare

vv. 46-48per dicere a Virgilio: 'Men che drammadi sangue m'è rimaso che non tremi:conosco i segni de l'antica fiamma'.Leggi nel testo

Tra una pioggia di fiori lanciati dagli angeli appare una donna velata di bianco, coronata d'ulivo, con un manto verde e una veste rossa: i colori delle tre virtù teologali. Dante non la vede ancora in volto, ma sente «d'antico amor la gran potenza». Si volta verso Virgilio per dirgli che riconosce i segni dell'antica fiamma. Virgilio non c'è più.

La frase «conosco i segni de l'antica fiamma» traduce un verso dell'Eneide, pronunciato da Didone quando sente rinascere l'amore. È l'ultimo omaggio a Virgilio, nel momento in cui lo perde. Dante piange, e Beatrice, chiamandolo per nome per la prima e unica volta nel poema, lo rimprovera: non deve piangere per questo, ma per altro.

Il critico Eugenio Chiarini ha definito il canto XXX il pilastro più rilevante di tutta la struttura del poema: segna il passaggio dalla guida della ragione a quella della fede, dalla sapienza umana a quella divina. È un passaggio drammatico, non un semplice cambio di guida.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

L'apparizione di Beatrice

Ne parla la scheda «Beatrice, dalla Vita Nuova alla Commedia» (Inf. II).

L'arrivo di Beatrice

Ne parla la scheda «Il muro di fuoco: l'unica pena che Dante deve attraversare» (Purg. XXVII).

Beatrice

Ne parla la scheda «La processione e il grifone» (Purg. XXIX).

Virgilio scompare

Ne parla la scheda «Il congedo da Beatrice» (Par. XXXI).