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Indice dei canti
Dante, di profilo, guarda stupito una schiera di volti femminili velati e sorridenti, tenui come riflessi in una luce perlacea; dietro di lui Beatrice alza gli occhi.
Nel cielo della Luna appaiono i primi beati, tra cui Piccarda Donati, tenui come immagini riflesse.
Paradiso · Cielo della Luna

Paradiso, Canto III

«Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto…»

Nel cielo della Luna appaiono i primi beati: i lineamenti dei loro volti sono così tenui e indistinti che Dante ritiene di trovarsi di fronte a immagini ridesse.

Luogo
Cielo della Luna
Anime
Spiriti che mancarono ai voti
Versi
130 · 43 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto III

Parafrasi
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1

Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto,Adi bella verità m'avea scoverto,Bprovando e riprovando, il dolce aspetto;A

Beatrice, quel sole che ancor fanciullo mi aveva acceso il cuore d’amore, mi aveva rivelato, portando prove e confutando opinioni erronee, il dolce volto della bella verità (sulle macchie lunari);
Quel sole che prima mi aveva scaldato il petto d'amore (Beatrice) mi aveva rivelato il dolce aspetto della bella verità, dimostrando e confutando;
4

e io, per confessar corretto e certoBme stesso, tanto quanto si convenneCleva' il capo a proferer più erto;B

e io, per dichiararmi corretto (del mio errore) e persuaso (della verità), levai il capo più diritto tanto quanto conveniva per parlare (a Beatrice con la dovuta riverenza);
e io, per dichiararmi corretto e convinto, alzai il capo verso di lei quanto era conveniente per parlare;
7

ma visione apparve che ritenneCa sé me tanto stretto, per vedersi,Dche di mia confession non mi sovvenne.C

ma mi apparve uno spettacolo che tenne la mia attenzione così strettamente legata a se, per vederlo, che non mi ricordai di fare la mia dichiarazione.
ma apparve una visione che mi tenne così stretto a sé, per essere guardata, che non mi ricordai più della mia dichiarazione.
10

Quali per vetri trasparenti e tersi,Do ver per acque nitide e tranquille,Enon sì profonde che i fondi sien persi,D

13

tornan d'i nostri visi le postilleEdebili sì, che perla in bianca fronteFnon vien men forte a le nostre pupille;E

16

tali vid'io più facce a parlar pronte;Fper ch'io dentro a l'error contrario corsiGa quel ch'accese amor tra l'omo e 'l fonte.F

Come attraverso vetri trasparenti e chiari, oppure attraverso acque limpide e tranquille, ma non così profonde che il loro fondo non possa essere visto i lineamenti dei nostri volti si riflettono così tenui, che una perla su una bianca fronte non è percepita con minore difficoltà dai nostri occhi, altrettanto indistinti vidi molti volti nell’atteggiamento di chi sta per parlare; per cui io caddi nell’errore contrario a quello che fece nascere l’amore fra Narciso e la fonte.
Come attraverso vetri trasparenti e limpidi, oppure attraverso acque nitide e tranquille, non così profonde che il fondo non si veda, tornano indietro i contorni dei nostri volti così deboli che una perla su una fronte bianca non arriva meno chiaramente alle nostre pupille; tali vidi io parecchi volti pronti a parlare; per cui caddi nell'errore opposto a quello che accese l'amore tra l'uomo (Narciso) e la fonte.
19

Sùbito sì com'io di lor m'accorsi,Gquelle stimando specchiati sembianti,Hper veder di cui fosser, li occhi torsi;G

Non appena io m’accorsi di loro, ritenendole immagini riflesse in uno specchio, volsi indietro gli occhi, per vedere di chi fossero;
Subito, appena mi accorsi di loro, credendoli immagini riflesse, voltai gli occhi indietro per vedere di chi fossero;
22

e nulla vidi, e ritorsili avantiHdritti nel lume de la dolce guida,Iche, sorridendo, ardea ne li occhi santi.H

25

«Non ti maravigliar perch'io sorrida»,Imi disse, «appresso il tuo pueril coto,Jpoi sopra 'l vero ancor lo piè non fida,I

ma non vidi nulla, e tornai a volgerli davanti a me fissandoli negli occhi della mia dolce guida, la quale, sorridendo, ardeva nelle sue sante pupille. “ Non ti meravigliare se io sorrido ” mi disse “ a causa del tuo pensiero puerile, poiché esso non poggia ancora saldamente sulla verità, ma, come al solito, ti riconduce verso ipotesi vane:
e non vidi nulla, e li riportai in avanti, dritti nella luce della mia dolce guida, che sorridendo ardeva negli occhi santi. «Non meravigliarti se sorrido», mi disse, «del tuo pensiero infantile, poiché esso non appoggia ancora il piede sulla verità,
28

ma te rivolve, come suole, a vòto:Jvere sustanze son ciò che tu vedi,Kqui rilegate per manco di voto.J

ciò che tu vedi sono anime vere (non immagini riflesse), relegate in questo cielo per inadempimento dei loro voti.
ma ti fa girare a vuoto, come al solito: quelle che vedi sono vere anime, relegate qui per non aver mantenuto un voto.
31

Però parla con esse e odi e credi;Kché la verace luce che li appagaLda sé non lascia lor torcer li piedi».K

34

E io a l'ombra che parea più vagaLdi ragionar, drizza'mi, e cominciai,Mquasi com'uom cui troppa voglia smaga:L

37

«O ben creato spirito, che a' raiMdi vita etterna la dolcezza sentiNche, non gustata, non s'intende mai,M

40

grazioso mi fia se mi contentiNdel nome tuo e de la vostra sorte».OOnd'ella, pronta e con occhi ridenti:N

Perciò parla con loro e ascoltale e credi (a quanto ti diranno); perché la luce divina che le appaga non permette che esse si allontanino da lei.” Ed io mi rivolsi all’ombra che sembrava più desiderosa di parlare, e incominciai, quasi nello stesso modo di colui che è turbato da un intenso desiderio: “ O spirito creato per la tua salvezza, che scaldandoti ai raggi della vita divina provi quella dolce beatitudine che, se non la si gusta direttamente, non potrà essere mai capita, mi sarà gradito se vorrai soddisfare il mio desiderio rivelandomi il tuo nome e la vostra condizione”.
Perciò parla con loro, ascolta e credi; perché la luce verace che le appaga non permette loro di allontanare i piedi da sé (dalla verità)». E io mi rivolsi all'ombra che sembrava più desiderosa di parlare, e cominciai, quasi come un uomo che il troppo desiderio confonde: «O spirito creato per il bene, che ai raggi della vita eterna senti la dolcezza che, se non la si gusta, non si comprende mai, mi sarà gradito se mi soddisfi dicendomi il tuo nome e la vostra condizione». Perciò lei, pronta e con occhi ridenti:
43

«La nostra carità non serra porteOa giusta voglia, se non come quellaPche vuol simile a sé tutta sua corte.O

Per questo essa, prontamente e con occhi sorridenti: “ Il nostro amore non si nega ad un desiderio legittimo allo stesso modo dell’amore divino che vuole simile a se tutta la corte celeste. Nel mondo io fui monaca;
«La nostra carità non chiude le porte a un desiderio giusto, se non come quella (di Dio) che vuole simile a sé tutta la sua corte.
46

I' fui nel mondo vergine sorella;Pe se la mente tua ben sé riguarda,Qnon mi ti celerà l'esser più bella,P

49

ma riconoscerai ch'i' son Piccarda,Qche, posta qui con questi altri beati,Rbeata sono in la spera più tarda.Q

e se la tua memoria ricorda con attenzione, l’essere io diventata più bella (passando dalla vita terrena a quella celeste) non mi nasconderà a te, ma riconoscerai che sono Piccarda, che, posta qui con queste altre anime elette, godo della beatitudine nel cielo che gira più lentamente.
Io nel mondo fui una suora vergine; e se la tua mente si osserva bene, l'essere più bella non mi nasconderà a te, ma riconoscerai che io sono Piccarda, che, posta qui con questi altri beati, sono beata nel cielo più lento.
52

Li nostri affetti, che solo infiammatiRson nel piacer de lo Spirito Santo,Sletizian del suo ordine formati.R

I nostri sentimenti che si infiammano soltanto per ciò che piace allo Spirito Santo, gioiscono perché conformati all’ordine universale stabilito da Dio.
I nostri affetti, che sono infiammati soltanto nel piacere dello Spirito Santo, gioiscono di essere conformati all'ordine da lui stabilito.
55

E questa sorte che par giù cotanto,Sperò n'è data, perché fuor neglettiTli nostri voti, e vòti in alcun canto».S

E questa condizione che appare tanto umile (essendo noi nell’ultimo dei cieli), ci è stata assegnata per questo, perché i voti da noi fatti rimasero inosservati, e non furono adempiuti in qualche parte”.
E questa sorte, che sembra così in basso, ci è data perché i nostri voti furono trascurati, e in qualche parte non adempiuti».
58

Ond'io a lei: «Ne' mirabili aspettiTvostri risplende non so che divinoUche vi trasmuta da' primi concetti:T

Per questo io le risposi: “Nelle vostre mirabili sembianze traspare una luce sovrannaturale che vi trasfigura rispetto a quello che eravate in terra:
Perciò io a lei: «Nei vostri aspetti meravigliosi risplende non so che di divino che vi trasforma rispetto all'immagine di prima:
61

però non fui a rimembrar festino;Uma or m'aiuta ciò che tu mi dici,Vsì che raffigurar m'è più latino.U

perciò non fui sollecito nel ricordare; ma ora ciò che mi dici (di te) mi aiuta, così che mi è più facile riconoscerti. Ma sciogli un mio dubbio:
per questo non sono stato rapido a ricordarmi; ma ora mi aiuta ciò che tu mi dici, così che riconoscerti mi è più facile.
64

Ma dimmi: voi che siete qui felici,Vdisiderate voi più alto locoWper più vedere e per più farvi amici?».V

voi che dimorate felici in questa sfera, non desiderate un grado di beatitudine più alto per contemplare più da vicino Dio e per diventare più intimamente amici con Lui (cioè: per amarlo ed essere amati di più)? Piccarda dapprima.
Ma dimmi: voi che siete felici qui, desiderate un luogo più alto per vedere di più e per farvi più amici (di Dio)?».
67

Con quelle altr'ombre pria sorrise un poco;Wda indi mi rispuose tanto lieta,Xch'arder parea d'amor nel primo foco:W

70

«Frate, la nostra volontà quietaXvirtù di carità, che fa volerneYsol quel ch'avemo, e d'altro non ci asseta.X

sorrise lievemente con quelle altre anime; poi mi rispose illuminata da tanta letizia, che ben mostrava di ardere nel fuoco dell’amore divino: “ Fratello, la nostra volontà è appagata dalla potenza dell’amore; divino, che ci fa desiderare solo ciò che possediamo, e non suscita in noi il desiderio di altro.
Insieme a quelle altre ombre prima sorrise un poco; poi mi rispose così lieta che sembrava ardere d'amore nel primo fuoco (lo Spirito Santo): «Fratello, la forza della carità acquieta la nostra volontà, e ci fa volere solo ciò che abbiamo, e non ci fa desiderare altro.
73

Se disiassimo esser più superne,Yforan discordi li nostri disiriZdal voler di colui che qui ne cerne;Y

Se desiderassimo essere collocate in un grado più alto, i nostri desideri discorderebbero dalla volontà di Colui che ci ha giudicate degne del cielo della Luna;
Se desiderassimo essere più in alto, i nostri desideri sarebbero in disaccordo con la volontà di colui che ci assegna qui;
76

che vedrai non capere in questi giri,Zs'essere in carità è qui necesse,AAe se la sua natura ben rimiri.Z

cosa che vedrai non aver luogo in queste sfere celesti, se qui è necessario vivere sotto il segno dell’amore, e se tu esamini attentamente la natura di questo amore.
cosa che vedrai non trovare posto in questi cieli, se essere nella carità qui è necessario, e se consideri bene la sua natura.
79

Anzi è formale ad esto beato esseAAtenersi dentro a la divina voglia,ABper ch'una fansi nostre voglie stesse;AA

82

sì che, come noi sem di soglia in sogliaABper questo regno, a tutto il regno piaceACcom'a lo re che 'n suo voler ne 'nvoglia.AB

Anzi è condizione essenziale a questo stato di beatitudine mantenersi nell’ambito del divino volere, in virtù del quale le nostre volontà singole diventano una sola, così che, il modo in cui in paradiso le anime beate sono distribuite di cielo in cielo, piace a noi tutti come piace a Dio che ci infonde desideri conformi al suo volere.
Anzi è essenziale a questo essere beato mantenersi dentro la volontà divina, per cui le nostre stesse volontà diventano una sola; così che il modo in cui noi siamo disposti di gradino in gradino per questo regno piace a tutto il regno, come al re che ci fa volere ciò che vuole lui.
85

E 'n la sua volontade è nostra pace:ACell'è quel mare al qual tutto si moveADciò ch'ella cria o che natura face».AC

E nella volontà divina è la nostra pace: questa volontà è simile a un mare verso il quale ritornano tutti gli esseri che essa crea direttamente e che la natura (come causa seconda) produce”.
E nella sua volontà è la nostra pace: essa è quel mare verso cui si muove tutto ciò che essa crea o che la natura produce».
88

Chiaro mi fu allor come ogne doveADin cielo è paradiso, etsi la graziaAEdel sommo ben d'un modo non vi piove.AD

Allora compresi chiaramente come ogni parte del cielo è pienezza di beatitudine, sebbene la grazia divina non scenda nella stessa misura in ogni luogo.
Allora mi fu chiaro come ogni luogo in cielo è paradiso, anche se la grazia del sommo bene non vi piove allo stesso modo.
91

Ma sì com'elli avvien, s'un cibo saziaAEe d'un altro rimane ancor la gola,AFche quel si chere e di quel si ringrazia,AE

94

così fec'io con atto e con parola,AFper apprender da lei qual fu la telaAGonde non trasse infino a co la spuola.AF

97

«Perfetta vita e alto merto incielaAGdonna più sù», mi disse, «a la cui normaAHnel vostro mondo giù si veste e vela,AG

100

perché fino al morir si vegghi e dormaAHcon quello sposo ch'ogne voto accettaAIche caritate a suo piacer conforma.AH

Ma come accade che, se un cibo sazia e di un altro rimane ancora il desiderio, si chiede quello (di cui è rimasto il desiderio) e si ringrazia per quello (di cui si è sazi), cosi io ringraziai con l’atteggiamento e con le parole Piccarda, e le chiesi di rivelarmi quale fosse la tela (cioè il voto) che aveva incominciato ma non finito. “ Una vita virtuosa perfetta e un grande merito (acquistato presso Dio) collocano in un cielo più alto una donna ” mi disse “ secondo la cui regola giù nel vostro mondo si prendono l’abito e il velo monacali, affinché fino alla morte si passi ogni giorno e ogni notte con Cristo, lo sposo che accetta ogni voto il quale sia reso conforme al suo volere dall’amore.
Ma come succede, se un cibo sazia e di un altro rimane ancora la voglia, che si chiede questo e si ringrazia per quello, così feci io con il gesto e con la parola, per sapere da lei quale fu la tela di cui non condusse la spola fino in fondo (il voto non compiuto). «Una vita perfetta e un alto merito pongono in un cielo più alto una donna (santa Chiara)», mi disse, «secondo la cui regola nel vostro mondo laggiù ci si veste e ci si vela, perché fino alla morte si vegli e si dorma con quello sposo (Cristo) che accetta ogni voto che la carità rende conforme al suo piacere.
103

Dal mondo, per seguirla, giovinettaAIfuggi'mi, e nel suo abito mi chiusiAJe promisi la via de la sua setta.AI

Per seguire la via di Santa Chiara abbandonai, ancora giovinetta, la vita del mondo, e vestii il suo abito, e promisi di osservare la regola del suo ordine.
Per seguirla, ancora giovinetta, fuggii dal mondo, e mi chiusi nel suo abito, e promisi di seguire la regola del suo ordine.
106

Uomini poi, a mal più ch'a bene usi,AJfuor mi rapiron de la dolce chiostra:AKIddio si sa qual poi mia vita fusi.AJ

In seguito uomini, più avvezzi a fare il male che il bene, mi rapirono fuori dal dolce chiostro. Dio solo sa quale fu poi la mia vita.
Poi uomini abituati più al male che al bene mi rapirono fuori dal dolce chiostro: Dio sa quale fu poi la mia vita.
109

E quest'altro splendor che ti si mostraAKda la mia destra parte e che s'accendeALdi tutto il lume de la spera nostra,AK

E questo altro spirito splendente che vedi alla mia destra e che si illumina di tutta la luce del nostro cielo, considera come riferito anche a se ciò che io dico di me:
E quest'altro splendore che ti si mostra alla mia destra e che si accende di tutta la luce del nostro cielo,
112

ciò ch'io dico di me, di sé intende;ALsorella fu, e così le fu toltaAMdi capo l'ombra de le sacre bende.AL

fu suora, e le fu strappato dal capo il velo monacale così come avvenne per me (cioè con la violenza).
ciò che dico di me lo intende detto anche di sé; fu suora, e allo stesso modo le fu tolta dal capo l'ombra delle sacre bende.
115

Ma poi che pur al mondo fu rivoltaAMcontra suo grado e contra buona usanza,ANnon fu dal vel del cor già mai disciolta.AM

Ma dopo che fu ricondotta tutta al mondo contro la su volontà e contro ogni norma morale e giuridica non abbandonò mai dentro di se il velo monacale.
Ma, dopo che fu riportata nel mondo contro la sua volontà e contro la buona consuetudine, non fu mai sciolta dal velo del cuore.
118

Quest'è la luce de la gran CostanzaANche del secondo vento di SoaveAOgenerò 'l terzo e l'ultima possanza».AN

Questo è lo spirito luminoso della grande Costanza che dal secondo imperatore della casa di Svevia generò il terzo e ultimo rappresentante. ”.
Questa è la luce della grande Costanza, che dal secondo vento di Svevia (Enrico VI) generò il terzo e ultimo imperatore (Federico II)».
121

Così parlommi, e poi cominciò 'Ave,AOMaria cantando, e cantando vanioAPcome per acqua cupa cosa grave.AO

Così mi parlò, e poi incominciò a cantare “ Ave, Maria ”, e cantando si dileguò come (scompare) nelI’acqua profonda un oggetto pesante.
Così mi parlò, e poi cominciò a cantare «Ave Maria», e cantando svanì, come un oggetto pesante in un'acqua profonda.
124

La vista mia, che tanto lei seguioAPquanto possibil fu, poi che la perse,AQvolsesi al segno di maggior disio,AP

127

e a Beatrice tutta si converse;AQma quella folgorò nel mio sguardoARsì che da prima il viso non sofferse;AQ

130

e ciò mi fece a dimandar più tardo.AR

I miei occhi, che la seguirono finché fu possibile, dopo che non la videro più, cercarono Beatrice, oggetto del loro desiderio dominante, e si volsero completamente verso di lei; ma ella risplendette davanti al mio sguardo di una luce così folgorante che dapprima la mia vista non riuscì a sopportarla; e ciò mi rese più timido ad interrogarla (intorno ad altri dubbi).
La mia vista, che la seguì quanto fu possibile, dopo che la perse si volse al punto di maggiore desiderio, e si rivolse tutta a Beatrice; ma lei sfolgorò nel mio sguardo così che dapprima i miei occhi non lo sopportarono; e ciò mi rese più lento a domandare.

Riassunto del canto III

Nel cielo della Luna appaiono i primi beati: i lineamenti dei loro volti sono così tenui e indistinti che Dante ritiene di trovarsi di fronte a immagini ridesse. Queste anime godono del grado di beatitudine più Lasso e occupano l’ultimo cielo, quello più vicino alla terra, perché non hanno adempiuto completamente i voti offerti a Dio. Il Poeta si rivolge a uno spirito beato che sembra particolarmente desideroso di parlare con lui e chiede di conoscere il suo nome e la condizione in cui si trovano le anime del cielo della Luna. Risponde l’ombra di Piccarda, sorella di Corso e di Forese Donati, appartenente ad una delle famiglie pii) note di Firenze. Attraverso le sue parole Dante spiega che nel paradiso, per essendoci diversi gradi di beatitudine, ogni spirito beato è perfettamente felice, poiché la letizia che Dio infonde è proporzionata alla capacità di godere di ciascuna anima. Infatti se i beati del cielo della Luna desiderassero trovarsi in una sfera superiore, questo loro desiderio contrasterebbe con la volontà di Dio, che, a seconda dei meriti di ciascuno, ha assegnato un posto particolare nel regno dei cieli. Viene così rivelato il principio fondamentale del paradiso: la beatitudine non è altro che volere ciò che Dio stesso vuole, perché ‘n la sua volontade è nostra pace. Poi Piccarda accenna brevemente alla propria vita e indica un’altra anima locata, anche ella costretta, come lei, ad abbandonare il chiostro: è Costanza d’Altavilla, moglie di Enrico VI e madre di Federico II. Dopo che Piccarda, cantando "Ave, Maria" scompare alla sua vista, Dante si volge verso la luce folgorante di Beatrice.

In breve

Dove e chi
  1. Cielo della Luna: Spiriti che mancarono ai voti. Volti trasparenti come riflessi.

Vedi sulla mappa

Versi famosi di questo canto

«E 'n la sua volontade è nostra pace»
vv. 85-87

OggiÈ uno dei versi più citati sulla serenità e sull'accettazione.

Significato

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Non sublime intermezzo di poesia lirica fra rigorose argomentazioni teologiche, ma ordinato svolgimento di quegli stessi temi (l’aspirazione a Dio e la sete di conoscenza) che ispirano e sorreggono i canti primo, secondo e quarto del Paradiso: ecco la caratteristica del cosiddetto canto di Piccarda. A proposito delle formule abituali per indicare un canto attraverso il nome del personaggio che ne è protagonista, occorre subito una precisazione: se era possibile parlare per l’Inferno di canto di Francesca o di Ugolino, e per il Purgatorio di canto di Casella o di Manfredi, perché essi sembravano godere di una loro vita autonoma ed episodica nella trama della cantica, per il Paradiso si mantiene questo uso solo per comodità di studio e di riferimento. Infatti i canti che hanno per protagonisti Piccarda, Giustiniano, Carlo Martello, San Francesco, San Domenico, Cacciaguida, San Pietro, pur possedendo un loro particolare aspetto poetico, una loro specifica tonalità, esigono un costante riferimento alla problematica teologica dalla quale viene germogliando la poesia del Paradiso. In altre parole: Piccarda, nonostante richiami alla memoria di Dante ricordi e affetti terreni, nonostante parli di sé (ma, si noti bene, dedica al racconto della propria vita solo tre delle diciannove terzine di cui si compongono i suoi due successivi interventi di fronte a Dante), rappresenta la condizione delle anime beate meglio di quanto, chiusi nelle loro vicende terrene, Francesca e Ugolino interpretino il mondo infernale o, ancora volti al loro passato, Casella e Manfredi quello purgatoriale. In Piccarda, infatti, trovano voce il sentimento delI’anima che inizia la sua vita di partecipazione al divino, l’interiore trasalire dello spirito davanti all’infinito, la sua ansia e il suo smarrimento di fronte ai divini misteri: proprio questa esperienza spirituale Dante ha affrontato nei primi due canti e ad essa si ispirerà anche nel quarto. Cercare la poesia del Paradiso non significa cercare quanto rimane della vita passata nelle anime che Dante incontra, come vogliono il De Sanctis e il Croce, bensì seguire il progressivo staccarsi di queste anime dalla loro realtà di un tempo per immergersi in Dio, il passaggio dalle esperienze della vita passata alla vita con Dio. La poesia del terzo canto ha il suo nucleo centrale proprio in questo complesso rapporto terra-cielo, umano-divino: da una parte l’elegia, il ricordo velato della terra, dall’altro il moto di ascesa verso Dio, il mistico abbandono nella sua volontà. Così al ricordo di una Beatrice terrena (verso I) si sovrappone subito la presenza di una Beatrice diversa, che provando e riprovando scopre al suo discepolo il dolce aspetto della bella verità. Nel momento in cui il Poeta sta per dichiarare un suo ulteriore passo nella conquista della verità (versi 4-6), una visione che, pur trascolorata, mantiene sempre contorni umani, lo attrae a sé. Dopo che gli occhi santi di Beatrice lo hanno riscosso dallo smarrimento che lo aveva colto di fronte alle prime anime beate, Dante si accorge che una delle ombre è vaga di ragionar, ma, allorché essa comincia a parlare, le sue parole sono un inno di esaltazione della volontà divina, mentre la sua vicenda terrena è adombrata in un solo verso (i’ fui nei mondo vergine sorella); poi, quasi pentendosi di aver pronunciato il proprio nome, Piccarda torna a celarsi fra gli altri beati (verso 50), ad immergersi nel piacer dello Spirito Santo. Il nome di Piccarda può risvegliare nel Poetò la tanti ricordi, ma basta un fugace accenno (versi 62-63), perché l’ansia di conoscere il regno celeste lo spinge a nuove domande. Solo dopo che Piccarda ha cantato il godimento infinito degli esseri nel mare al qual tutto si more, ritorna in lui il desiderio di sapere qualcosa della vicenda terrena di quest’anima. Ma Piccarda non risponde subito: prima presenta colei che perfetta vita e alto m erto in cielo... più su; poi, in sei versi, rivela la propria vita, ma è la visione di Dio che chiude il suo racconto (verso 108) ed è il canto dell’"Ave, Maria" che conclude la presentazione, ricca di elementi terreni, della figura di Costanza. La figura di Piccarda illumina dunque un grande tema teologico (quello dell’anima che incomincia a vivere per l’eternità la vita della Grazia), ma è ben lungi dall’irrigidirsi in un simbolo: le risorse di fantasia e di sentimento di Dante sono tali che gli permettono quasi sempre di conferire una salda é precisa fisionomia ai personaggi del Paradiso pur chiamandoli a compiti così impegnativi, quali quelli di tradurre in parole e immagini le sue idealità religiose, morali e intellettive. Diventata più bella, Piccarda resta la dolce figura di donna che Dante ha conosciuto e di cui tanto ha sentito parlare nella sua giovinezza. Senza essere richiesta, si offre per prima (versi 34-35); nella sua umiltà francescana si gloria di una cosa sola, di essere stata una vergine sorella; ricorda al Poeta la conoscenza di un tempo (verso 49), ma senza precisare: quella Firenze è ormai lontana per entrambi; attraverso la figura di Santa Chiara indugia con commossa delicatezza sulle sue mistiche nozze con Cristo (versi 100-102); fuggita dal mondo non per disprezzo verso gli uomini, ma per vivere più intensamente il suo amore con Dio, la violenza subita non la inasprisce, ma le permette di meglio capire e perdonare gli uomini, soprattutto quando sono a mal più ch’è bene usi. Nel silenzio di Dio (verso 108) il suo amore diventa più profondo, più sofferto, più inebriante: la giovane clarissa che, suo malgrado, ha ceduto alla violenza altrui, diventa così degna di esaltare, prima fra tutte le anime del Paradiso, l’accordo dei beati con la volontà divina, il precipitare dell’anima in grazia nel mare dell’infinito amore.

Personaggi del canto III

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Beata

Piccarda Donati

Paradiso · cielo della Luna

Sorella di Forese, strappata al convento: «E 'n la sua volontade è nostra pace».

Beata

Costanza d'Altavilla

Paradiso · cielo della Luna

Ultima erede dei re normanni di Sicilia, moglie di Enrico VI e madre di Federico II.

Approfondimenti

Personaggi
Paradiso · Canto III Base

Piccarda: «E 'n la sua volontade è nostra pace»

vv. 85-87E 'n la sua volontade è nostra pace:ell'è quel mare al qual tutto si moveciò ch'ella cria o che natura face».Leggi nel testo

Nel cielo della Luna Dante vede volti così trasparenti che li crede riflessi in uno specchio. Sono le anime di chi non ha mantenuto i voti religiosi. Una di loro è Piccarda Donati, sorella di Forese e di Corso. Era diventata suora clarissa, ma il fratello Corso la fece rapire dal convento per farla sposare per ragioni politiche.

Dante le chiede se desidera un posto più alto in Paradiso, più vicino a Dio. Piccarda sorride e risponde con uno dei versi più famosi del poema: la beatitudine consiste nel volere ciò che Dio vuole, e quindi ogni anima è felice nel posto che ha. «E 'n la sua volontade è nostra pace».

È la prima grande lezione del Paradiso: non c'è invidia né competizione tra i beati. Le anime appaiono in cieli diversi per farsi capire da Dante, ma in realtà abitano tutte nell'Empireo, accanto a Dio. Piccarda presenta poi l'imperatrice Costanza, madre di Federico II.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

Piccarda e la pace

Ne parla la scheda «Un bene che cresce dividendolo» (Purg. XV).

Piccarda, sorella di Forese

Ne parla la scheda «Forese Donati e la tenzone» (Purg. XXIII).

Piccarda

Ne parla la scheda «Il Timeo: stelle pagane e stelle cristiane» (Par. IV).