Cacciaguida predice a Dante l'esilio da Firenze e il primo rifugio presso gli Scaligeri a Verona.
Paradiso · Cielo di Marte
Paradiso, Canto XVII
«Qual venne a Climené, per accertarsi…»
Dante rivolge al suo trisavolo una domanda piena di trepidazione e di ansietà: quale sorte gli riserva il futuro? Già molte volte, scendendo lungo i cerchi dell’inferno o salendo- per i gironi del purgatorio, ha udito oscure profezie che gli annunciavano anni di dolore e di esilio.
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Testo e parafrasi del canto XVII
Parafrasi
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1
Qual venne a Climené, per accertarsiAdi ciò ch'avea incontro a sé udito,Bquei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi;A
Come Fetonte, l’esempio del quale rende ancor oggi i padri restii a indulgere alle richieste dei figli, andò dalla madre Climene, desideroso di accertarsi se era vero ciò che aveva udito contro di se;
Come venne da Climene, per accertarsi di ciò che aveva sentito dire contro di sé, colui (Fetonte) che ancora oggi rende i padri prudenti nel concedere ai figli,
4
tal era io, e tal era sentitoBe da Beatrice e da la santa lampaCche pria per me avea mutato sito.B
così ero io ansioso di sapere, e questo stato d’animo era avvertito e da Beatrice e dall’anima santa di Cacciaguida, che prima per parlare con me aveva cambiato posto (scendendo ai piedi della croce luminosa).
così ero io, e così ero percepito sia da Beatrice sia dalla santa luce che prima, per me, aveva cambiato posto.
7
Per che mia donna «Manda fuor la vampaCdel tuo disio», mi disse, «sì ch'ella escaDsegnata bene de la interna stampa;C
10
non perché nostra conoscenza crescaDper tuo parlare, ma perché t'ausiEa dir la sete, sì che l'uom ti mesca».D
13
«O cara piota mia che sì t'insusi,Eche, come veggion le terrene mentiFnon capere in triangol due ottusi,E
16
così vedi le cose contingentiFanzi che sieno in sé, mirando il puntoGa cui tutti li tempi son presenti;F
19
mentre ch'io era a Virgilio congiuntoGsu per lo monte che l'anime curaHe discendendo nel mondo defunto,G
22
dette mi fuor di mia vita futuraHparole gravi, avvegna ch'io mi sentaIben tetragono ai colpi di ventura;H
Perciò la mia donna mi disse: “ Esprimi il tuo ardente desiderio, in modo che l’intensità interiore appaia bene evidente esternamente, non già perché la nostra conoscenza aumenti per le tue parole, ma perché ti abitui ad esprimere la sete del tuo desiderio, Così che gli altri ti possano appagare ”. “O cara radice della mia famiglia, che t’innalzi così in alto, che, come la mente dei mortali vede che due angoli ottusi non possono essere contenuti in un triangolo, con la stessa chiarezza discerni le cose che possono essere o non essere prima che esistano in atto contemplando la divina essenza, il punto in cui tutti i tempi sono presenti, mentre seguivo Virgilio su per il monte del purgatorio che purifica le anime e mentre discendevo nel mondo dei dannati, mi furono dette parole preoccupanti riguardo alla mia vita futura, sebbene io mi senta incrollabile (tetragono: il termine indica ogni figura geometrica dotata di quattro angoli e, in particolare, il cubo), di fronte ai colpi della fortuna (di ventura).
Per cui la mia donna mi disse: «Manda fuori la fiamma del tuo desiderio, così che esca ben impressa dal sigillo interiore; non perché la nostra conoscenza cresca per le tue parole, ma perché tu ti abitui a dire la tua sete, così che ti si dia da bere». «O mia cara radice, che ti innalzi tanto che, come le menti umane vedono che in un triangolo non possono stare due angoli ottusi, così tu vedi le cose contingenti prima che esistano in sé, guardando il punto (Dio) a cui tutti i tempi sono presenti; mentre ero insieme a Virgilio su per il monte che cura le anime e mentre scendevo nel mondo dei morti, mi furono dette sulla mia vita futura parole gravi, anche se io mi senta ben saldo contro i colpi della sorte;
25
per che la voglia mia saria contentaId'intender qual fortuna mi s'appressa;Jché saetta previsa vien più lenta».I
Perciò l’animo mio è ansioso di conoscere quale sorte mi viene incontro, perché il colpo previsto sembra avanzare più lentamente”.
per cui il mio desiderio sarebbe soddisfatto di sapere quale sorte mi si avvicina; perché la freccia prevista arriva più lenta».
28
Così diss'io a quella luce stessaJche pria m'avea parlato; e come volleKBeatrice, fu la mia voglia confessa.J
Cosi io dissi a quella luce che prima mi aveva parlato; e manifestai il mio desiderio come aveva voluto Beatrice.
Così dissi a quella stessa luce che prima mi aveva parlato; e, come volle Beatrice, il mio desiderio fu espresso.
31
Né per ambage, in che la gente folleKgià s'inviscava pria che fosse ancisoLl'Agnel di Dio che le peccata tolle,K
34
ma per chiare parole e con precisoLlatin rispuose quello amor paterno,Mchiuso e parvente del suo proprio riso:L
37
«La contingenza, che fuor del quadernoMde la vostra matera non si stende,Ntutta è dipinta nel cospetto etterno:M
Non con oracoli oscuri, nei quali un tempo si invischia, vano le genti pagane prima che fosse ucciso Gesù, l’ Agnello di Dio che riscatto i peccati del mondo, ma con parole chiare e con preciso linguaggio mi rispose quel padre amoroso, avvolto nella sua luce e visibile a causa della sua letizia: “Ciò che può essere o non essere, che non oltrepassa la sfera del vostro mondo materiale (perché nel mondo divino esiste solo l’eterno e il necessario), è tutto presente nel pensiero di Dio:
Non con parole oscure, in cui la gente sciocca si invischiava un tempo, prima che fosse ucciso l'Agnello di Dio che toglie i peccati, ma con parole chiare e con un linguaggio preciso rispose quell'amore paterno, nascosto e insieme visibile nel suo sorriso luminoso: «La contingenza, che non si estende oltre il libro della vostra materia (il mondo terreno), è tutta dipinta nella visione eterna (di Dio):
40
necessità però quindi non prendeNse non come dal viso in che si specchiaOnave che per torrente giù discende.N
Tuttavia non per questo ciò che è contingente diventa necessario, così come una nave che discende lungo la corrente (può essere osservata, ma) non deriva il suo moto dall’occhio nel quale si specchia.
tuttavia non ne riceve necessità, come non la riceve dall'occhio in cui si riflette una nave che scende lungo un torrente.
43
Da indi, sì come viene ad orecchiaOdolce armonia da organo, mi vienePa vista il tempo che ti s'apparecchia.O
Dalla visione del pensiero eterno di Dio così come dall’organo giunge all’orecchio una dolce armonia, mi viene davanti agli occhi il futuro che ti si prepara.
Da lì (da Dio), come all'orecchio giunge una dolce armonia da un organo, mi giunge alla vista il tempo che ti si prepara.
46
Qual si partio Ipolito d'AtenePper la spietata e perfida noverca,Qtal di Fiorenza partir ti convene.P
Come Ippolito se ne andò da Atene per le calunnie della spietata e perfida matrigna, così tu dovrai andartene da Firenze.
Come Ippolito partì da Atene a causa della matrigna spietata e perfida, così ti sarà necessario partire da Firenze.
49
Questo si vuole e questo già si cerca,Qe tosto verrà fatto a chi ciò pensaRlà dove Cristo tutto dì si merca.Q
Questo si desidera e questo già si cerca di attuare, e presto sarà fatto da parte di chi ordisce tali macchinazioni là (nella curia pontificia) dove ogni giorno si fa mercato della religione.
Questo si vuole e questo già si cerca, e presto sarà realizzato da chi lo trama là dove Cristo viene venduto ogni giorno (a Roma).
52
La colpa seguirà la parte offensaRin grido, come suol; ma la vendettaSfia testimonio al ver che la dispensa.R
La colpa, come al solito, sarà attribuita dall’ opinione pubblica alla parte vinta, ma la punizione darà testimonianza della verità, la quale assegna giustamente i suoi castighi.
La colpa ricadrà sulla parte offesa nella voce pubblica, come accade di solito; ma la punizione (divina) sarà testimonianza della verità che la infligge.
55
Tu lascerai ogne cosa dilettaSpiù caramente; e questo è quello straleTche l'arco de lo essilio pria saetta.S
Tu dovrai lasciare ogni cosa più cara; e questo è il colpo doloroso che prima di tutto ti infliggerà l’ esilio.
Tu lascerai ogni cosa amata più caramente; e questa è la prima freccia che l'arco dell'esilio scocca.
58
Tu proverai sì come sa di saleTlo pane altrui, e come è duro calleUlo scendere e 'l salir per l'altrui scale.T
Tu proverai quanto sia amaro il pane chiesto agli altri, e quanto sia duro cammino scendere e salire le scale delle case; altrui.
Tu sperimenterai quanto sa di sale il pane degli altri, e quanto è dura la strada dello scendere e salire le scale degli altri.
61
E quel che più ti graverà le spalle,Usarà la compagnia malvagia e scempiaVcon la qual tu cadrai in questa valle;U
64
che tutta ingrata, tutta matta ed empiaVsi farà contr'a te; ma, poco appresso,Wella, non tu, n'avrà rossa la tempia.V
E quello che ti riuscirà più gravoso, sarà la compagnia cattiva e sciocca con la quale ti troverai precipitando in questa miseria essa si volgerà contro di te piena di ingratitudine, dissennata e piena di odi, ma poco dopo, essa, non tu, ne avrà le tempie rosse di sangue.
E quello che ti peserà di più sulle spalle sarà la compagnia malvagia e stolta con la quale tu cadrai in questa valle (dell'esilio); che, tutta ingrata, tutta folle ed empia, si rivolterà contro di te; ma poco dopo sarà lei, non tu, ad averne la tempia rossa (di sangue o di vergogna).
67
Di sua bestialitate il suo processoWfarà la prova; sì ch'a te fia belloXaverti fatta parte per te stesso.W
Il suo modo di agire costituirà la prova della sua folle sconsideratezza, così che sarà motivo di onore per te l’aver fatto partito per te stesso.
Il suo comportamento darà prova della sua bestialità; così che per te sarà bello esserti fatto partito da te stesso.
70
Lo primo tuo refugio e 'l primo ostelloXsarà la cortesia del gran LombardoYche 'n su la scala porta il santo uccello;X
Il tuo primo rifugio, la tua prima dimora ospitale ti sarà offerta dalla liberalità del grande lombardo che ha per suo stemma una scala sormontata dall’aquila imperiale;
Il tuo primo rifugio e la tua prima dimora sarà la cortesia del grande Lombardo (Bartolomeo della Scala) che porta sopra la scala l'aquila santa;
73
ch'in te avrà sì benigno riguardo,Yche del fare e del chieder, tra voi due,Zfia primo quel che tra li altri è più tardo.Y
così benevola sarà la considerazione che nutrirà nei tuoi riguardi, che, nei rapporti tra voi due, rispetto all’esaudire un desiderio e all’esprimerlo, sarà primo (non colui che chiede ma) colui che esaudisce, il quale, normalmente, agisce dopo che il primo ha espresso il desiderio.
che avrà per te un riguardo così benevolo che, tra voi due, nel dare e nel chiedere, verrà prima ciò che tra gli altri viene dopo.
76
Con lui vedrai colui che 'mpresso fue,Znascendo, sì da questa stella forte,AAche notabili fier l'opere sue.Z
Con Bartolomeo vedrai Cangrande, colui che, al momento della nascita, ricevette un così forte influsso da questo cielo, che le sue azioni diventeranno memorabili.
Con lui vedrai colui (Cangrande) che, nascendo, ricevette un'impronta così forte da questa stella (Marte) che le sue opere saranno memorabili.
79
Non se ne son le genti ancora accorteAAper la novella età, ché pur nove anniABson queste rote intorno di lui torte;AA
a lui solo da nove anni (Cangrande, infatti, nacque nel 1291 e Dante immagina di compiere il suo viaggio nell’oltretomba nel 1300);
La gente non se ne è ancora accorta per la sua giovane età, perché solo da nove anni questi cieli girano intorno a lui;
82
ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,ABparran faville de la sua virtuteACin non curar d'argento né d'affanni.AB
ma prima che il papa guascone Clemente V inganni l’imperatore Arrigo VII, appariranno i primi segni della sua virtù nel disprezzo del denaro e della fatica.
ma prima che il Guascone (papa Clemente V) inganni il grande Arrigo (Enrico VII), appariranno scintille della sua virtù nel non curarsi né del denaro né delle fatiche.
85
Le sue magnificenze conosciuteACsaranno ancora, sì che ' suoi nemiciADnon ne potran tener le lingue mute.AC
Le sue splendide imprese saranno allora così conosciute, che i suoi stessi nemici non le potranno tacere.
Le sue opere generose saranno ancora conosciute, così che i suoi nemici non potranno tacerne.
88
A lui t'aspetta e a' suoi benefici;ADper lui fia trasmutata molta gente,AEcambiando condizion ricchi e mendici;AD
Affidati a lui e ai suoi benefici; per opera sua cambierà condizione molta gente, poiché i ricchi diventeranno poveri e i poveri diventeranno ricchi.
Affidati a lui e ai suoi benefici; per lui molta gente cambierà stato, ricchi e mendicanti scambiandosi la condizione;
91
e portera'ne scritto ne la menteAEdi lui, e nol dirai»; e disse coseAFincredibili a quei che fier presente.AE
Porterai scolpite nella tua memoria queste cose che lo riguardano, ma non le dirai ”; e rivelò fatti incredibili persino per coloro che li vedranno accadere.
e porterai scritto nella mente su di lui, ma non lo dirai»; e disse cose incredibili anche per quelli che le vedranno di persona.
94
Poi giunse: «Figlio, queste son le chioseAFdi quel che ti fu detto; ecco le 'nsidieAGche dietro a pochi giri son nascose.AF
Poi aggiunse: “ Figlio, queste sono le spiegazioni di quello che ti fu detto (nell’inferno e nel purgatorio riguardo al tuo esilio); ecco le insidie che si preparano (per te) nello spazio di pochi anni (dietro a pochi giri: dietro a pochi giri di sole).
Poi aggiunse: «Figlio, queste sono le spiegazioni di ciò che ti fu detto; ecco le insidie che sono nascoste dietro pochi anni.
97
Non vo' però ch'a' tuoi vicini invidie,AGposcia che s'infutura la tua vitaAHvie più là che 'l punir di lor perfidie».AG
Non voglio però che tu porti odio ai tuoi concittadini, poiché la tua vita (per mezzo della fama) si prolungherà nel tempo ben oltre il momento nel quale essi riceveranno la punizione della loro perfidia ”.
Non voglio però che tu provi invidia per i tuoi concittadini, poiché la tua vita si prolunga nel futuro molto oltre la punizione dei loro tradimenti».
100
Poi che, tacendo, si mostrò speditaAHl'anima santa di metter la tramaAIin quella tela ch'io le porsi ordita,AH
103
io cominciai, come colui che brama,AIdubitando, consiglio da personaAJche vede e vuol dirittamente e ama:AI
106
«Ben veggio, padre mio, sì come spronaAJlo tempo verso me, per colpo darmiAKtal, ch'è più grave a chi più s'abbandona;AJ
Dopo che, tacendo, l’anima santa di Cacciaguida si mostrò libera dal compito di rispondermi (letteralmente: di mettere la trama in quella tela di Cui le avevo presentato l’ordito con le mie domande), io cominciai, come colui che, nel dubbio, desidera il consiglio della persona che è capace di distinguere la verità e che agisce rettamente e ha una caritatevole disposizione: “ Ben vedo, padre mio, come il tempo incalza contro di me, per infliggermi un colpo di tale gravità, che riuscirà più pesante a chi vi si abbandonerà senza reagire;
Dopo che, tacendo, l'anima santa mostrò di aver finito di intrecciare la trama nella tela di cui io le avevo dato l'ordito, io cominciai, come colui che, nel dubbio, desidera un consiglio da una persona che vede e vuole rettamente e ama: «Vedo bene, padre mio, come il tempo sprona verso di me per darmi un colpo tale, che è più grave per chi più si abbandona;
109
per che di provedenza è buon ch'io m'armi,AKsì che, se loco m'è tolto più caro,ALio non perdessi li altri per miei carmi.AK
per questo motivo è bene che io sia previdente, in modo che, se mi è tolta la patria, io non debba perdere a causa dei miei versi la possibilità di rifugiarmi in altri luoghi.
per cui è bene che io mi armi di prudenza, così che, se mi viene tolto il luogo più caro (Firenze), io non perda anche gli altri a causa dei miei versi.
112
Giù per lo mondo sanza fine amaro,ALe per lo monte del cui bel cacumeAMli occhi de la mia donna mi levaro,AL
115
e poscia per lo ciel, di lume in lume,AMho io appreso quel che s'io ridico,ANa molti fia sapor di forte agrume;AM
Scendendo nell’inferno, il mondo del dolore eterno, e salendo sul monte del purgatorio, dalla cui bella cima gli occhi di Beatrice mi hanno sollevato (alle sfere celesti), e poi attraverso il paradiso di cielo in cielo, ho appreso cose che, se le riferisco avranno per molti un sapore fortemente aspro;
Giù per il mondo infinitamente amaro (l'inferno), e per il monte dalla cui bella cima mi sollevarono gli occhi della mia donna, e poi per il cielo, di luce in luce, ho appreso cose che, se le ridico, a molti avranno il sapore di un agrume molto aspro;
118
e s'io al vero son timido amico,ANtemo di perder viver tra coloroAOche questo tempo chiameranno antico».AN
121
La luce in che rideva il mio tesoroAOch'io trovai lì, si fé prima corusca,APquale a raggio di sole specchio d'oro;AO
124
indi rispuose: «Coscienza fuscaAPo de la propria o de l'altrui vergognaAQpur sentirà la tua parola brusca.AP
e se (tacendo per paura) mi mostro timido amico della verità, temo di perdere fama tra i posteri (coloro che questo tempo chiameranno antico). ” La luce nella quale splendeva Cacciaguida, la gemma che avevo trovato in quel cielo, dapprima divenne più fulgida, simile a una lamina d’oro investita dal raggio del sole, poi rispose: “Colui che ha la coscienza macchiata o dalle proprie colpe o da quelle di parenti e amici sentirà certamente la durezza delle tue parole.
e se sono un amico timido della verità, temo di perdere la vita (la fama) tra coloro che chiameranno antico questo tempo». La luce in cui sorrideva il tesoro che io lì avevo trovato prima divenne scintillante, come uno specchio d'oro colpito da un raggio di sole; poi rispose: «Una coscienza sporca per la propria vergogna o per quella dei familiari sentirà certo aspre le tue parole.
127
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,AQtutta tua vision fa manifesta;ARe lascia pur grattar dov'è la rogna.AQ
130
Ché se la voce tua sarà molestaARnel primo gusto, vital nodrimentoASlascerà poi, quando sarà digesta.AR
Ma nondimeno, messa da parte ogni menzogna, rivela tutto ciò che hai visto; e si dolga pure delle tue parole chi è in colpa (lascia pur grattar dov’è la rogna: lascia pure che si gratti chi è affetto da rogna), Perché se le tue parole riusciranno sgradite ad un primo assaggio, lasceranno poi un nutrimento vitale, non appena saranno state digerite.
Ma nonostante questo, eliminata ogni menzogna, rendi manifesta tutta la tua visione; e lascia pure che si gratti chi ha la rogna. Perché se le tue parole saranno sgradite al primo assaggio, lasceranno poi un nutrimento vitale, quando saranno digerite.
133
Questo tuo grido farà come vento,ASche le più alte cime più percuote;ATe ciò non fa d'onor poco argomento.AS
Queste tue affermazioni faranno come il vento, che percuote più violentemente le cime più alte, e questo (la proclamazione della verità fatta senza paura) non costituisce piccolo motivo d’onore;
Questo tuo grido farà come il vento, che colpisce di più le cime più alte; e questo non è un piccolo motivo di onore.
136
Però ti son mostrate in queste rote,ATnel monte e ne la valle dolorosaAUpur l'anime che son di fama note,AT
139
che l'animo di quel ch'ode, non posaAUné ferma fede per essempro ch'aiaAVla sua radice incognita e ascosa,AU
142
né per altro argomento che non paia».AV
Per tale ragione in questi cieli, nel purgatorio e nell’inferno, ti sono stati mostrati solo spiriti di persone famose, perché l’animo di chi ascolta non si appaga né presta fede ad esempi che si fondano su cose o persone sconosciute e non sufficientemente evidenti, né su altre dimostrazioni di scarsa apparenza ”.
Perciò ti sono state mostrate in questi cieli, sul monte e nella valle dolorosa solo le anime famose, perché l'animo di chi ascolta non si acquieta né presta fede a un esempio che abbia la sua radice sconosciuta e nascosta, né a un'altra prova che non sia evidente».
Riassunto del canto XVII
Dante rivolge al suo trisavolo una domanda piena di trepidazione e di ansietà: quale sorte gli riserva il futuro? Già molte volte, scendendo lungo i cerchi dell’inferno o salendo- per i gironi del purgatorio, ha udito oscure profezie che gli annunciavano anni di dolore e di esilio. Ora il Poeta chiede che la verità sulla sua vita futura gli sia rivelata con tutta la chiarezza permessa a un beato che contempla in Dio, prima che essi si avverino, gli eventi. Così risponde Cacciaguida: Dante dovrà abbandonare la città di Firenze, che si comporterà nei suoi riguardi come una crudele matrigna. Il suo esilio sarà opera soprattutto delle macchinazioni politiche di Bonifacio VIII. La colpa delle discordie che dilaniano Firenze sarà attribuita al partito vinto, ma presto il castigo divino si adatterà sui Neri e sul pontefice. Dante proverà tutte le sofferenze, le difficoltà, le umiliazioni della povertà e di una vita randagia. Presto sperimenterà anche la solitudine più completa, perché abbandonerà i suoi compagni d’esilio, incapaci e infidi. Troverà il suo primo rifugio a Verona; Bartolomeo e Cangrande della Scala diventeranno i suoi munifici protettori. Allorché Cacciaguida ha terminato di parlare, Dante confessa una sua dolorosa incertezza: se egli racconterà tutto ciò che ha visto nell’inferno e nel purgatorio molti gli diventeranno nemici e gli negheranno aiuto e ospitalità. Ma - risponde Cacciaguida - egli non dovrà avere alcun timore e dovrà "far manifesta" tutta la sua visione, perché i suoi versi costituiranno per tutti un vital nutrimento. Proprio perché gli uomini credono più facilmente agli esempi e alle argomentazioni evidenti, sono state mostrate al Poeta, nell’oltretomba, le anime di personaggi famosi.
In breve
Dove e chi
Cielo di Marte: Combattenti per la fede. Una croce luminosa.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
Il canto XVII sembrerebbe rifiutare il metro interpretativo con il quale ci siamo accostati alla lettura della Commedia: la convergenza nell’io di Dante dell’individuo storico - con una sua esperienza di vita ben determinata, in un ambito di spazio e di tempo ben definito e dell’individuo universale, quello che il Singleton definisce "chiunque", " chiunque, cioè, per grazia divina scelga di compiere, o sia scelto a compiere, quel viaggio della mente che conduce a Lui in questa vita", I’homo viator che si dirige verso Dio mentre continua a dimorare tra i viventi. Nel canto si profilerebbe una frattura fra la componente etico-religiosa e la componente lirico-storica e quest’ultima sarebbe l’unica musa ispiratrice. Cacciaguida non sarebbe altro che uno sdoppiamento di Dante e il loro lungo colloquio la drammatizzazione di un soliloquio, poiché Dante nella Commedia evita "la rappresentazione riflessiva della sua crisi e delle sue convinzioni fondamentali" (Momigliano), conferendo ad esse i contorni rilevati e drammatici dei dialoghi, delle azioni, dei contrasti. Non più le pagine contemplative, solitarie, remote dal mondo della giovanile, astratta Vita Nova, ma una opera creata da un "uomo fatto per vivere tra gli uomini, e tra essi e contro di essi provare e raffinare le sue forze spirituali" con il concorso di una fantasia "che ha bisogno, come di nessun’altra, di una realtà mobile e concreta ". Ma è proprio in questa capacità di tradurre un nodo di esperienze biografiche e di ragioni morali in una lucida contemplazione di miti e di immagini che si realizza l’intento del Poeta di rappresentare un duplice processo di redenzione: la sua redenzione personale e quella di tutta l’umanità. E’ "il punto di incontro, in cui convergono le due componenti essenziali dell’ispirazione dantesca, è il tema etico-politico, che affonda le sue radici nella vicenda concreta dell’uomo d’azione e dell’esule, e su quel fondamento costruisce i termini di una dottrina universalmente valida, ma non mai astratta, sempre implicata in una trama di sentimenti e risentimenti, angosce e polemiche, speranze e nostalgie, impeti di collera sdegnosa e desolati ripiegamenti contemplativi " (Sapegno). Se completiamo queste osservazioni rilevando che caratteristica del poeta medievale è quella di presentarsi sempre nelle vesti del saggio e del profeta, cioè di colui che possiede. e rivela la "scienza" e come tale agisce sui destini dell’umanità, possiamo concludere che il XVII è il canto dove la duplice natura del poema, personale e universale, lirica e dottrinale, trova la sua trascrizione più stilizzata e sublimata. Poiché il centro di questa scienza e di questa rivelazione è la contemplazione del divino e in Dio la creatura riceve la propria giustificazione e la propria esaltazione, man mano che ci si avvicina a quel punto luminoso i problemi si chiarificano, le speranze si concretano, l’uomo conosce meglio se stesso nei suoi limiti e nelle sue possibilità. E il Poeta acquista piena consapevolezza della sua missione, a Cacciaguida chiedendo l’investitura di un proposito già maturo. Nessuno ha mai solennizzato come Dante l’importanza del suo apostolato, nessuno essendo convinto, come lui, di aver ricevuto una rivelazione speciale, nella "prodigiosa sicurezza di uno che cammina al suo segno senza dubitarne" (Apollonio), perché già sa che ogni destino d’uomo è divino, già conosce che gli sono dati i soccorsi per la salvezza. Occorre infatti ricordare che vari secoli di meditazione cristiana, da Sant’Agostino a San Bonaventura e a San Tommaso, avevano già fissato lo schema, il disegno entro il quale avviene, per successive tappe, la conversione dell’anima dal peccato alla Grazia: Dante, sotto questo punto di vista, non inventa nulla, ma proprio dal fatto che la struttura del suo poema è fondata su tale meditazione secolare e che la verità che egli rivela è la verità rivelata da Dio nella Sacra Scrittura, deriva la sua "prodigiosa sicurezza", perché egli "vede da poeta, e da poeta rappresenta ciò che nella dottrina cristiana è già concettualmente elaborato e convenuto" (Singleton). Se sull’io universale non si fosse inserito l’io storico di Dante avremmo una Summa sapienziale, non un’opera di umanissima poesia: perché fra la visione del ritorno dell’anima a Dio e l’adempimento della sua missione - che è l’atto di rivelare agli uomini la verità che gli è stata comunicata - si interpone la sua persona con la propria esperienza di peccato e di Grazia per "assicurare che quel che uomo ha fatto, uomo, soccorso, può fare" (Apollonio). Oltre a quelle del peccato e della Grazia, il canto XVII testimonia una terza esperienza-fulcro - quella dell’esilio per mezzo della quale il Poeta conosce la solitudine morale necessaria per farsi giudice dell’umanità; anche questa vicenda personale, dunque, subisce un processo di trasvalutazione, come la storia di Firenze nei canti XV e XVI. Il Ramat riassume con queste parole il significato della trilogia di Cacciaguida: La storia di Firenze e la vicenda di Dante divengono nella Commedia due miti religiosi essenziali e inseparabili; e se lungo il poema corrono con tracciati formalmente distinti, anche se talvolta incrociandosi, la loro unità sostanziale si manifesta nei tre canti di Cacciaguida, i quali definiscono insieme il significato diabolico universale della città - ed era un modo con cui Dante riconosceva la centralità effettuale della sua terra nella storia contemporanea - e la figura eroico-religiosa della sua vittima, la cui vicenda autobiografica si inserisce strettamente stazioni del Calvario, qualità del suo messaggio - nella logica metafisica che regge l’ordine terrestre e cosmico".
vv. 55-60Tu lascerai ogne cosa dilettapiù caramente; e questo è quello straleche l'arco de lo essilio pria saetta.Tu proverai sì come sa di salelo pane altrui, e come è duro callelo scendere e 'l salir per l'altrui scale.Leggi nel testo
Nel canto XVII Dante chiede finalmente a Cacciaguida di spiegargli le profezie oscure che ha sentito durante il viaggio. Farinata, Brunetto Latini, Vanni Fucci, Corrado Malaspina, Oderisi gli avevano fatto capire che lo attendeva un destino doloroso. Ora Cacciaguida glielo annuncia chiaramente: sarà esiliato da Firenze.
«Tu lascerai ogne cosa diletta / più caramente». Proverà quanto è amaro il pane degli altri, e quanto è duro salire e scendere le scale di case che non sono la sua. Peserà su di lui anche la compagnia malvagia degli altri esuli, da cui alla fine si separerà, facendo «parte per se stesso».
Cacciaguida però gli affida anche una missione: dovrà raccontare tutto ciò che ha visto, senza paura di offendere i potenti. Il suo grido sarà come il vento che colpisce le cime più alte. L'esilio diventa così il prezzo di una vocazione: è il momento in cui Dante si riconosce poeta e profeta.