Virgilio lava il volto di Dante e lo cinge col giunco, sotto lo sguardo di Catone
Purgatorio · Spiaggia
Purgatorio, Canto I
«Per correr miglior acque alza le vele…»
Dante e Virgilio, usciti dalla voragine infernale attraverso la natural burella, si trovano sulla spiaggia di un'isola situata nell'emisfero antartico, nella quale si innalza la montagna del purgatorio.
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Testo e parafrasi del canto I
Parafrasi
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1
Per correr miglior acque alza le veleAomai la navicella del mio ingegno,Bche lascia dietro a sé mar sì crudele;A
La navicella dei mio ingegno, che lascia dietro di sé un mare così tempestoso (l'inferno), si prepara a una materia più serena (il purgatorio);
Per navigare su acque migliori ora alza le vele la piccola nave del mio ingegno, che si lascia alle spalle un mare così crudele;
4
e canterò di quel secondo regnoBdove l'umano spirito si purgaCe di salire al ciel diventa degno.B
7
Ma qui la morta poesì resurga,Co sante Muse, poi che vostro sono;De qui Caliopè alquanto surga,C
e canterò del secondo regno (dell'oltretomba) nel quale l'anima umana si purifica e diviene degna di salire al cielo. Ma qui la poesia, che ha avuto finora per argomento la morte spirituale (dei dannati), riviva (trattando della vita spirituale di coloro che raggiungeranno la beatitudine), o sante Muse, poiché a voi ho consacrato la mia vita;
e canterò di quel secondo regno dove lo spirito umano si purifica e diventa degno di salire al cielo. Ma qui la poesia morta (che ha cantato l'Inferno) risorga, o sante Muse, poiché io sono vostro; e qui Calliope si levi un poco più in alto,
10
seguitando il mio canto con quel suonoDdi cui le Piche misere sentiroElo colpo tal, che disperar perdono.D
13
Dolce color d'oriental zaffiro,Eche s'accoglieva nel sereno aspettoFdel mezzo, puro infino al primo giro,E
16
a li occhi miei ricominciò diletto,Ftosto ch'io usci' fuor de l'aura mortaGche m'avea contristati li occhi e 'l petto.F
e a questo punto si levi più alta la voce di Calliope (la maggiore delle nove Muse, rìtenuta dagli antichi l'ispiratrice della poesia epica; il nome, etimologicamente, significa «dalla bella voce»), accompagnando il mio canto con quella melodia della quale le sciagurate figlie di Pierio, poi trasformate in gazze, avvertirono la superiorità a tal punto che disperarono di sottrarsi alla punizione che le attendeva. Un tenero colore di zaffiro orientale (la più pura e splendente fra le varie qualità di zaffiri, secondo quanto attestano i Lapidari medievalì), contenuto nella limpida atmosfera, pura fino al cerchio dell'orizzonte, procurò nuovamente gioia ai miei occhi, appena uscii dall'aria infernale, che aveva rattristato la mia vista e il mio animo.
accompagnando il mio canto con quel suono di cui le misere Piche sentirono il colpo così forte che persero ogni speranza di perdono. Il dolce colore dello zaffiro orientale, che si raccoglieva nell'aspetto sereno dell'aria, limpida fino al primo cielo, tornò a dare piacere ai miei occhi, appena uscii fuori dall'aria morta che mi aveva rattristato gli occhi e il cuore.
19
Lo bel pianeto che d'amar confortaGfaceva tutto rider l'oriente,Hvelando i Pesci ch'erano in sua scorta.G
Venere, il bel pianeta che predispone all'amore, faceva gioire tutta la parte orientale del cielo, attenuando con la sua luce quella della costellazione dei Pesci, con la quale si trovava in congiunzione.
Il bel pianeta che spinge ad amare (Venere) faceva sorridere tutto l'oriente, offuscando con la sua luce la costellazione dei Pesci che l'accompagnava.
22
I' mi volsi a man destra, e puosi menteHa l'altro polo, e vidi quattro stelleInon viste mai fuor ch'a la prima gente.H
Mi volsi a destra, e diressi la mia attenzione al polo australe, e vidi quattro stelle che soltanto i primi uomini (Adamo ed Eva) videro.
Io mi voltai a destra, e rivolsi l'attenzione all'altro polo (quello australe), e vidi quattro stelle mai viste se non dai primi uomini (Adamo ed Eva).
25
Goder pareva 'l ciel di lor fiammelle:Ioh settentrional vedovo sito,Jpoi che privato se' di mirar quelle!I
28
Com'io da loro sguardo fui partito,Jun poco me volgendo a l 'altro polo,Klà onde il Carro già era sparito,J
Il cielo sembrava gioire delle loro luci intensissime: o luogo settentrionale spoglio, dal momento che ti è preclusa la possibilità di vederle! Appena mi fui distolto dal guardarle, volgendomi un poco verso il polo boreale.
Il cielo sembrava godere delle loro fiammelle: o emisfero settentrionale, rimasto vedovo, poiché sei privato di poterle ammirare! Quando ebbi distolto lo sguardo da esse, voltandomi un poco verso l'altro polo, là dove il Carro (l'Orsa Maggiore) era ormai scomparso,
31
vidi presso di me un veglio solo,Kdegno di tanta reverenza in vista,Lche più non dee a padre alcun figliuolo.K
nel quale l'Orsa Maggiore non era più visibile, vidi vicino a me, solo, un vecchio, degno nell'aspetto di una riverenza tale, che nessun figlio è tenuto ad una riverenza maggiore verso suo padre.
vidi vicino a me un vecchio solitario, degno nell'aspetto di tanto rispetto, che nessun figlio ne deve di più al proprio padre.
34
Lunga la barba e di pel bianco mistaLportava, a' suoi capelli simigliante,Mde' quai cadeva al petto doppia lista.L
Portava la barba lunga e brizzolata, simile ai suoi capelli, dei quali due ciocche scendevano sul petto.
Portava la barba lunga e brizzolata, simile ai suoi capelli, che gli cadevano sul petto in due ciocche.
37
Li raggi de le quattro luci santeMfregiavan sì la sua faccia di lume,Nch'i' 'l vedea come 'l sol fosse davante.M
A tal punto i raggi delle quattro stelle sante ornavano di luce il suo volto, che io lo vedevo (illuminato) come se davanti a lui ci fosse il sole.
I raggi delle quattro luci sante illuminavano a tal punto il suo volto che io lo vedevo come se avesse davanti il sole.
40
«Chi siete voi che contro al cieco fiumeNfuggita avete la pregione etterna?»,Odiss'el, movendo quelle oneste piume.N
«Chi siete voi, che seguendo una direzione opposta a quella del fiume sotterraneo (il ruscelletto di cui al verso 130 dei canto XXXIV dell'Inferno) siete evasi dal carcere eterno (l'inferno)?» disse, muovendo la sua veneranda barba.
«Chi siete voi che, risalendo contro il fiume sotterraneo, siete fuggiti dalla prigione eterna?», disse lui, muovendo la sua barba venerabile.
43
«Chi v'ha guidati, o che vi fu lucerna,Ouscendo fuor de la profonda nottePche sempre nera fa la valle inferna?O
«Chi vì ha fatto da guida? o che cosa vi ha rischiarato il cammino, mentre uscivate dalle tenebre profonde che rendono sempre nera la voragine infernale?
«Chi vi ha guidati, o chi vi ha fatto da lume, per uscire dalla notte profonda che rende sempre nera la valle infernale?
46
Son le leggi d'abisso così rotte?Po è mutato in ciel novo consiglio,Qche, dannati, venite a le mie grotte?».P
49
Lo duca mio allor mi diè di piglio,Qe con parole e con mani e con cenniRreverenti mi fé le gambe e 'l ciglio.Q
A tal punto sono violate le leggi dell'inferno? o in cielo é stato fatto un nuovo decreto, per cui, pur essendo dannati, giungete alla montagna da me custodita?» Virgilio allora mi afferrò,e mi fece inginocchiare e abbassare gli occhi in segno di riverenza, incitandomi a ciò con parole e con l'atto delle sue mani e con segni. Poi gli rispose:
Sono forse infrante così le leggi dell'abisso? O in cielo è stata presa una nuova decisione, per cui voi, dannati, venite alle mie rupi?». La mia guida allora mi afferrò, e con parole, con le mani e con cenni mi fece inginocchiare e abbassare gli occhi in segno di rispetto.
52
Poscia rispuose lui: «Da me non venni:Rdonna scese del ciel, per li cui prieghiSde la mia compagnia costui sovvenni.R
«Non sono arrivato di mia iniziativa: scese dal cielo una donna (Beatrice), grazie alle cui preghiere soccorsi costui con la mia compagnia.
Poi gli rispose: «Non sono venuto di mia iniziativa: una donna scese dal cielo, e per le sue preghiere ho soccorso costui con la mia compagnia.
55
Ma da ch'è tuo voler che più si spieghiSdi nostra condizion com'ell'è vera,Tesser non puote il mio che a te si nieghi.S
Ma poiché è tuo desiderio che la nostra condizione, quale essa è veramente, ti venga maggiormente chiarita, non può essere mio desiderio che questo (chiarimento) ti sia negato.
Ma poiché tu vuoi che ti sia spiegata più a fondo la nostra condizione, com'è veramente, il mio volere non può negartelo.
58
Questi non vide mai l'ultima sera;Tma per la sua follia le fu sì presso,Uche molto poco tempo a volger era.T
61
Sì com'io dissi, fui mandato ad essoUper lui campare; e non lì era altra viaVche questa per la quale i' mi son messo.U
Costui non vide mai la morte (Sia quella corporale che quella spirituale; non morì cioè e non è dannato); ma a causa dei suoi peccati fu così vicino alla morte spirituale, che pochissimo tempo sarebbe dovuto trascorrere (perché egli la vedesse). Come ti ho detto, fui inviato da lui per salvarlo; e non era possibile percorrere altra vìa che questa per la quale mi sono incamminato.
Costui non ha mai visto la sua ultima sera; ma per la sua follia le fu così vicino che mancava pochissimo tempo. Come ho detto, fui mandato da lui per salvarlo; e non c'era altra via che questa, per la quale mi sono incamminato.
64
Mostrata ho lui tutta la gente ria;Ve ora intendo mostrar quelli spirtiWche purgan sé sotto la tua balìa.V
Gli ho mostrato tutti i dannati; ed ora intendo mostrargli quelle anime che si purificano sotto la tua giurisdizione.
Gli ho mostrato tutta la gente malvagia; e ora intendo mostrargli quegli spiriti che si purificano sotto la tua custodia.
67
Com'io l'ho tratto, saria lungo a dirti;Wde l'alto scende virtù che m'aiutaXconducerlo a vederti e a udirti.W
Lungo sarebbe riferirti come l'ho portato fin qui: dal cielo scende una forza che mi aiuta a guidarlo per vederti e per ascoltarti.
Come l'ho condotto fin qui sarebbe lungo da raccontarti; dall'alto scende una forza che mi aiuta a guidarlo a vederti e ad ascoltarti.
70
Or ti piaccia gradir la sua venuta:Xlibertà va cercando, ch'è sì cara,Ycome sa chi per lei vita rifiuta.X
Voglia tu dunque considerare benevolmente il suo arrivo: egli va in cerca della libertà, che è tanto preziosa, come sa colui che per essa rifiuta di vivere.
Ora ti piaccia accogliere bene la sua venuta: va cercando la libertà, che è tanto preziosa, come sa chi per essa rinuncia alla vita.
73
Tu 'l sai, ché non ti fu per lei amaraYin Utica la morte, ove lasciastiZla vesta ch'al gran dì sarà sì chiara.Y
Tu lo sai, poiché in suo nome (per lei: la libertà) non fu per te dolorosa la morte a Utica, dove lasciasti il tuo corpo che il giorno della risurrezione dei morti risplenderà (con l'anima) di tanta gloria.
Tu lo sai, poiché per essa non ti fu amara la morte a Utica, dove lasciasti il corpo che nel giorno del Giudizio sarà così splendente.
76
Non son li editti etterni per noi guasti,Zché questi vive, e Minòs me non lega;AAma son del cerchio ove son li occhi castiZ
Le leggi di Dio non sono state violate da noi; poiché costui è vivo, ed io non sono un dannato, assegnato a Minosse (e Minòs me non lega. la giurisdizione di Minosse inizia con il secondo cerchio dell'inferno; cfr. Inferno V, 4-15);
Le leggi eterne non sono state violate da noi, perché costui è vivo, e Minosse non ha potere su di me; ma io sono del cerchio (il Limbo) dove sono gli occhi casti
79
di Marzia tua, che 'n vista ancor ti priega,AAo santo petto, che per tua la tegni:ABper lo suo amore adunque a noi ti piega.AA
ma provengo dal limbo, dove sono gli occhi pudichi della tua Marzia, che nel sembiante ancora ti prega, o animo venerabile, che tu la consideri tua: per l'amore che ella ti porta accondiscendi dunque alla nostra richiesta.
della tua Marzia, che nell'aspetto ti prega ancora, o santo cuore, di tenerla come tua: per amor suo dunque mostrati benevolo con noi.
82
Lasciane andar per li tuoi sette regni;ABgrazie riporterò di te a lei,ACse d'esser mentovato là giù degni».AB
Lasciaci andare per i sette gironi del tuo dominio (il purgatorio): riferirò a lei, nei tuoi riguardi, cose gradite, se hai piacere di essere nominato laggiù».
Lasciaci andare attraverso i tuoi sette regni (le sette cornici); riferirò a lei il tuo favore, se accetti di essere nominato laggiù».
85
«Marzia piacque tanto a li occhi mieiACmentre ch'i' fu' di là», diss'elli allora,AD«che quante grazie volse da me, fei.AC
«Marzia mi fu tanto cara (piacque tanto alli occhi miei) mentre fui in vita» disse Catone allora, «che le concessi tutte le cose a lei gradite e da lei desiderate.
«Marzia piacque tanto ai miei occhi finché io fui nel mondo», disse lui allora, «che le concessi tutte le grazie che volle da me.
88
Or che di là dal mal fiume dimora,ADpiù muover non mi può, per quella leggeAEche fatta fu quando me n'usci' fora.AD
91
Ma se donna del ciel ti muove e regge,AEcome tu di' , non c'è mestier lusinghe:AFbastisi ben che per lei mi richegge.AE
Ora che ella risiede al di là dell'Acheronte, non può più influire sul mio volere, in virtù di quella legge (che separa in modo netto gli spiriti dannati da quelli salvati) la quale fu stabilita quando uscii fuori dal limbo (insieme ai patriarchi dell'Antico Testamento; cfr., Inferno IV, versi 53-63). Ma se una beata ti incita ad andare e ti guida, come tu dici, non occorre che tu mi lusinghi:
Ora che dimora al di là del fiume malvagio (l'Acheronte), non può più commuovermi, per quella legge che fu stabilita quando io ne uscii fuori. Ma se una donna del cielo ti muove e ti guida, come tu dici, non c'è bisogno di lusinghe: ti basti chiedermelo in nome suo.
94
Va dunque, e fa che tu costui ricingheAFd'un giunco schietto e che li lavi 'l viso,AGsì ch'ogne sucidume quindi stinghe;AF
ti sia sufficiente rivolgermi la tua richiesta in nome suo. Dunque vai, e fa in modo di cingere costui di un giunco liscio e di lavargli il volto, in modo da cancellare da esso ogni sudiciume;
Va' dunque, e fa' in modo di cingere costui con un giunco liscio e di lavargli il viso, così da togliergli ogni sporcizia;
97
ché non si converria, l'occhio sorprisoAGd'alcuna nebbia, andar dinanzi al primoAHministro, ch'è di quei di paradiso.AG
100
Questa isoletta intorno ad imo ad imo,AHlà giù colà dove la batte l'onda,AIporta di giunchi sovra 'l molle limo;AH
poiché sarebbe disdicevole, con l'occhio offuscato da qualcosa di torbido, presentarsi davanti al primo esecutore dei decreti di Dio, che è un angelo (di quei di paradiso; si tratta dell'angelo posto a custodia della porta del purgatorio; cfr. Purgatorio canto IX, versi 78 sgg.). Questa piccola isola, nella sua parte più bassa, sulla spiaggia percossa dalle onde, è coperta tutt'intorno sull'umida sabbia da giunchi:
perché non sarebbe conveniente presentarsi davanti al primo angelo, che è uno di quelli del paradiso, con l'occhio offuscato da qualche nebbia. Questa piccola isola, tutt'intorno alla sua parte più bassa, laggiù dove la batte l'onda, produce giunchi sul fango molle;
103
null'altra pianta che facesse frondaAIo indurasse, vi puote aver vita,AJperò ch'a le percosse non seconda.AI
nessun'altra pianta, di quelle che portano rami con foglie o diventano rigide, può vivervi, poiché non asseconda (flettendosi) i colpi (delle onde).
nessun'altra pianta che metta foglie o che diventi dura vi può vivere, perché non si piega ai colpi delle onde.
106
Poscia non sia di qua vostra reddita;AJlo sol vi mosterrà, che surge omai,AKprendere il monte a più lieve salita».AJ
Il vostro ritorno non avvenga poi da questa parte; il sole, che sta per sorgere, vi indicherà da che parte affrontare più agevolmente la salita del monte.» Ciò detto si dileguò;
Poi non tornate da questa parte; il sole, che ormai sta sorgendo, vi mostrerà dove salire il monte per un pendio più facile».
109
Così sparì; e io sù mi levaiAKsanza parlare, e tutto mi ritrassiALal duca mio, e li occhi a lui drizzai.AK
112
El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi:ALvolgianci in dietro, ché di qua dichinaAMquesta pianura a' suoi termini bassi».AL
ed io mi levai in piedi senza parlare, e mi accostai con tutto il corpo a Virgilio, e rivolsi a lui lo sguardo. Egli cominciò a parlare: «Segui i miei passi: volgiamoci indietro, poiché da questa parte la pianura scende verso il suo orlo basso (la spiaggia)».
Così scomparve; e io mi alzai senza parlare, e mi strinsi tutto alla mia guida, e rivolsi gli occhi a lui. Egli cominciò: «Figliolo, segui i miei passi: torniamo indietro, perché da questa parte questa pianura scende verso i suoi confini più bassi».
115
L'alba vinceva l'ora mattutinaAMche fuggia innanzi, sì che di lontanoANconobbi il tremolar de la marina.AM
L'alba trionfava dell'ultima ora della notte (l'ora mattutina è l'ultima delle ore canoniche della notte), la quale le fuggiva dinanzi, in modo che da lontano distinsi il tremolio della luce sul mare.
L'alba vinceva l'ultima ora della notte, che fuggiva davanti a lei, così che da lontano riconobbi il tremolare del mare.
118
Noi andavam per lo solingo pianoANcom'om che torna a la perduta strada,AOche 'nfino ad essa li pare ire in vano.AN
Noi avanzavamo nella pianura solitaria come colui che torna alla strada che ha smarrito, il quale ritiene che il suo cammino sia inutile finché non l'abbia ritrovata.
Noi camminavamo per la pianura solitaria come chi ritorna sulla strada smarrita e, finché non la ritrova, gli sembra di camminare invano.
121
Quando noi fummo là 've la rugiadaAOpugna col sole, per essere in parteAPdove, ad orezza, poco si dirada,AO
124
ambo le mani in su l'erbetta sparteAPsoavemente 'l mio maestro pose:AQond'io, che fui accorto di sua arte,AP
Quando fummo là dove la rugiada resiste, opponendosi, al sole e, per il fatto di essere in una zona dove spira un venticello, evapora poco, Virgilio posò delicatamente entrambe le mani aperte sulla tenera erba:
Quando fummo là dove la rugiada resiste al sole, perché si trova in un luogo dove, essendo all'ombra, evapora poco, il mio maestro pose delicatamente entrambe le mani aperte sull'erbetta: per cui io, che capii il suo intento,
127
porsi ver' lui le guance lagrimose:AQivi mi fece tutto discovertoARquel color che l'inferno mi nascose.AQ
per cui io, che compresi lo scopo del suo gesto, gli porsi le guance bagnate di lagrime: su di esse egli fece riapparire interamente quel colore (il mio colorito naturale) che l'inferno aveva occultato (con la sua caligine).
porsi verso di lui le guance bagnate di lacrime: lì mi fece tornare del tutto visibile quel colore che l'inferno mi aveva nascosto.
130
Venimmo poi in sul lito diserto,ARche mai non vide navicar sue acqueASomo, che di tornar sia poscia esperto.AR
Giungemmo quindi sulla spiaggia deserta, che mai vide solcate le sue acque da qualcuno che sia poi riuscito a tornare indietro (Ulisse infatti, giunto in vista della montagna del purgatorio, naufragò).
Poi giungemmo sulla spiaggia deserta, che mai vide navigare le sue acque un uomo che poi sia stato capace di tornare indietro.
133
Quivi mi cinse sì com'altrui piacque:ASoh maraviglia! ché qual elli scelseATl'umile pianta, cotal si rinacqueAS
136
subitamente là onde l'avelse.AT
Qui mi cinse come Catone aveva voluto: o meraviglia! infatti l'umile giunco ricrebbe tale quale egli l'aveva scelto (cioè schietto, liscio) immediatamente, nel punto in cui l'aveva strappato.
Lì mi cinse come piacque a un altro (Catone): oh meraviglia! Perché, appena egli colse l'umile pianta, essa rinacque identica all'improvviso là da dove l'aveva strappata.
Riassunto del canto I
Dante e Virgilio, usciti dalla voragine infernale attraverso la natural burella, si trovano sulla spiaggia di un'isola situata nell'emisfero antartico, nella quale si innalza la montagna del purgatorio. Inizia il secondo momento del viaggio di Dante nell'oltretomba, durante il quale argomento del suo canto sarà la purificazione delle anime prima di salire in paradiso: necessaria è perciò la protezione delle Muse, che egli invoca prima che la sua poesia affronti il tema dell'ascesa alla beatitudine eterna. L'alba è prossima e i due pellegrini procedono in un'atmosfera ormai limpida e serena; dove brillano le luci delle quattro stelle che furono viste solo da Adamo ed Eva prima che fossero cacciati dal paradiso terrestre, situato per Dante sulla vetta del monte del purgatorio. Volgendo lo sguardo verso il polo artico Dante scorge accanto a sé la figura maestosa di un vecchio: è Catone Uticense, che Dio scelse a custode del purgatorio. Poiché egli li crede due dannati fuggiti dall'inferno, Virgilio spiega la loro condizione e prega che venga loro concesso di entrare nel purgatorio, promettendo a Catone di ricordarlo alla moglie Marzia, che si trova con Virgilio nel limbo. Ma, risponde il veglio, una legge divina separa definitivamente le anime dell'inferno da quelle ormai salve; del resto non è necessaria nessuna lusinga, dal momento che il viaggio è voluto da una donna del ciel. Infine ordina a Virgilio di cingere Dante con un giunco (simbolo d'umiltà) e di detergergli il volto da ogni bruttura infernale. I due pellegrini si avviano verso la spiaggia del mare per compiere i due riti prescritti da Catone.
In breve
Dove e chi
Spiaggia: Anime appena arrivate. Sbarcano dalla barca dell'angelo nocchiero.
Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.
Introduzione critica
La lettura del primo canto del Purgatorio segue, lungo l'arco della critica dantesca, un'oscillazione tra due poli: il polo della ricerca che il Croce avrebbe definito strutturale, attenta ad una esposizione problematica di tutte le implicanze storiche, mitiche e teologiche e il polo dell'esegesi attenta a definire il significato ritualistico e l'intelaiatura liturgica che sorregge tutto il canto. E due sono stati i motivi attorno a cui la critica ha sovrapposto strati di ricerche e di interpretazioni: il personaggio di Catone, osservato in rapporto al concetto di libertà e al concetto di salvezza e il rito finale della purificazione, celebrato in sul lito diserto. Questa analisi ci porta ad accostare ancora una volta il problema dell'allegoria in Dante e in un canto la cui struttura è tutta emblematica e che, sotto questo punto di vista, si offre efficace paradigma di tutta la seconda cantica. È stato giustamente osservato che anche gli interpreti più convinti della non poeticità dell'allegoria ammettono che nel primo canto "il simbolo è del tutto disciolto nella rappresentazione" (Bigi): la figura di Catone esprime la riconquista della libertà dopo l'esperienza del male, ogni gesto di Virgilio è un'officiatura liturgica nella riconsacrazione del suo discepolo al bene, il personaggio Dante appare nello stato del catecumeno che comincia il suo ciclo di iniziazione- purificatrice. Su questi tre perni poggia la vicenda dell'anima nel momento in cui si avvia verso la penitenza e la redenzione, attraverso - secondo la distinzione del Bigi - "tre fasi successive: quella in cui l'anima si abbandona con immediato senso di benessere alla sua nuova condizione; il sopraggiungere della consapevolezza delle responsabilità e dei doveri che tale condizione comporta; e infine, raggiunta questa consapevolezza, l'inizio, ansioso e raccolto, della penitenza". È un momento ancora drammatico, a torto dimenticato da molti critici che, sottolineando troppo l'atmosfera dolce e serena della spiaggia del purgatorio - atmosfera del resto necessaria perché il senso del divino si distenda "con un'intima potenza affinante e pacificatrice" (Malagoli) - dimenticano che "questo aprirsi dell'anima è strettamente avvinto al sentimento infernale: là è la sua humus" (Malagoli), non avvertendosi affatto "una diminuzione di tensione rispetto all'Inferno, quanto piuttosto una diversa tensione, meno disperata e convulsa e più controllata e solenne, ma pure anch'essa potentemente drammatica" (Bigi). Noi andavam per lo solingo piano non indica, come vorrebbero alcuni critici, il tranquillo procedere dei due pellegrini, ma la fuga da un incubo, (per l'Apollonio anzi questo motivo continua in tutta la seconda cantica: "se l'Inferno è l'ipostasi della città degli uomini, il Purgatorio è il viaggio da quella città, l'esilio alla ricerca di una più vera patria, la fuga, anche da una minaccia bestiale e paurosa... di non so che malvagio uccello") che si compone infine in due gesti semplici e armoniosi, che sembrano seguire il ritmo prestabilito di una cerimonia liturgica. Per il cristiano e per l'uomo medievale in particolare, erede diretto di tutta la letteratura patristica, che faceva della liturgia la sua matrice - rientrare nella Grazia significa rientrare nella vita liturgica - che della Grazia è l'espressione sensibile - cioè nella vita comunitaria della Chiesa: e non è fuori luogo ricordare che nel Purgatorio l'esistenza, delle anime e delle cose, è corale e concorde. La recente lettura di Ezio Raimondi, perseguita con solidità di impianto critico e con finezza di proposte interpretative, segue, lungo tutto il canto, l'intreccio tra rito e storia alla ricerca d'una convergenza di significati, di ricordi, di miti, di simboli vitali in ciascuna delle immagini del canto, da quella della navicella alla descrizione dell'umile pianta, di cui Dante é cinto da Virgilio. Dopo l'esordio, che segue le leggi retoriche delle artes dictandi, il tema sembra essere quello stesso di tutta la cantica, cioè l'antitesi morte-risurrezione, male-libertà, peccato- ritorno a Dio. Attorno a questo fulcro dimostrativo si raccolgono immagini ricche di risonanze classiche, bibliche, liturgiche e patristiche, ma tutte inscritte in una tensione verso il ritorno all'innocenza perduta, verso la purificazione totale. In effetti si può affermare, col Raimondi, che "con quel gioco multiplo di suggerimenti e di registri che fa del simbolismo dantesco una invenzione geniale, il discorso del Poeta corre su due piani, l'uno retorico e l'altro, se si passa il termine, esistenziale". Ancora una volta "l'interpretazione allegorica con cui la spiritualità medievale intende i fatti della cultura e gli aspetti del mondo e le vicende della vita, é un modo di pensare e di sentire: non si frappone tra l'intelletto e le cose, tra l'anima e i suoi movimenti, ma, anzi, ne agevola il contatto e la comprensione, ne suggerisce le vie per il possesso e l'unità" (Battaglia). La poetica del trascendente, intesa come ricerca e conquista dei supremi valori spirituali, ha avuto inizio e Dante vi si consacra separando per un attimo il poeta (l'invocazione alle Muse), smarrito di fronte alla difficoltà della a "visione", dall'uomo-personaggio, smarrito di fronte alla difficoltà dell'ascesa, ma legando inscindibilmente i due momenti, perché dal tema iniziale del "resurgere" (ma qui la morta poesì resurga) al rito lustrale della fine, il motivo unitario é la riconquistata libertà attraverso l'umiltà e in virtù della purificazione. E sono proprio Catone, l'eroe mitizzato perché magnanimo, e Virgilio, il poeta vate e guida, a fare da ministri al rito: segno d'una rottura, attraverso la Grazia, del rapporto tra gloria ed umiltà: "l'umiltà non contraddice più, ora, alla magnanimità" (Raimondi). L'umile pianta, divelta per cingere il Poeta, rinasce preludio alla totale rinascita spirituale che Dante avvertirà alla fine del purgatorio, quando si sentirà rifatto si come piante novelle rinnovellate di novella fronda.
vv. 31-36vidi presso di me un veglio solo,degno di tanta reverenza in vista,che più non dee a padre alcun figliuolo.Lunga la barba e di pel bianco mistaportava, a' suoi capelli simigliante,de' quai cadeva al petto doppia lista.Leggi nel testo
Sulla spiaggia del Purgatorio Dante incontra un vecchio solenne, con la barba e i capelli bianchi, il volto illuminato da quattro stelle. È Marco Porcio Catone Uticense, l'uomo politico romano che si uccise a Utica nel 46 a.C. per non cadere vivo nelle mani di Cesare, dopo aver difeso fino all'ultimo la libertà della repubblica.
La scelta è sorprendente. Catone era pagano e suicida: secondo la logica del poema dovrebbe essere nel Limbo o nella selva dei suicidi. Dante invece ne fa il custode del regno della purificazione. Per lui Catone era il modello della coerenza morale e della libertà, e il suo gesto estremo non era disperazione ma rifiuto di vivere sotto la tirannia.
La libertà politica di Catone diventa così il simbolo della libertà morale che le anime cercano salendo il monte: la libertà dal peccato. Virgilio lo dice chiaramente presentando Dante: «libertà va cercando, ch'è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta». E Virgilio aggiunge che il corpo di Catone, «la vesta», risplenderà nel giorno del giudizio: il poema lascia intendere che anche lui sarà salvo.
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Fili rossi · questo canto nel resto del poema
La spiaggia del Purgatorio
Ne parla la scheda «Ulisse e il folle volo» (Inf. XXVI).