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Dannato · Inferno · VIII cerchio, ipocriti

Catalano dei Malavolti

Frate gaudente bolognese, podestà di Firenze nel 1266 con Loderingo: spiega a Dante la pena degli ipocriti.

Detto anche: frate Catalano, Catalano de' Malavolti, Catalano dei Catalani

Bolognese di parte guelfa, nato intorno al 1210, fu podestà in molte città e tra i primi cavalieri della Beata Vergine Maria, l'ordine detto dei «frati gaudenti» per la vita comoda che permetteva. Nel 1266 Firenze lo chiamò a governare insieme al ghibellino Loderingo degli Andalò: i due dovevano garantire la pace, ma favorirono i guelfi, pare d'intesa con papa Clemente IV, e ne seguì la distruzione delle case degli Uberti presso il Gardingo. Morì nel 1285 nel convento di Ronzano, vicino a Bologna.

È lui a parlare con Dante: spiega che le cappe, dorate fuori, dentro sono di piombo, e presenta sé e il compagno (vv. 100-108). L'oro all'esterno e il peso all'interno rendono visibile l'ipocrisia. Indica poi Caifa crocifisso a terra (vv. 115-123) e rivela a Virgilio che Malacoda ha mentito sul ponte, commentando con ironia che il diavolo è «bugiardo, e padre di menzogna» (vv. 142-144).