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Livello
Dannato · Inferno · VI cerchio, eretici

Cavalcante Cavalcanti

Guelfo fiorentino, padre del poeta Guido: dalla tomba di Farinata chiede a Dante perché il figlio non sia con lui.

Detto anche: Cavalcante de' Cavalcanti

Cavalcante apparteneva a una delle casate più ricche della Firenze del Duecento. Era guelfo, e subì le conseguenze delle vittorie ghibelline del 1248 e del 1260; morì intorno al 1280. I commentatori antichi lo dicono seguace delle idee epicuree come Farinata, suo avversario politico e però suo consuocero: per suggellare una pace tra le parti, il figlio Guido sposò una figlia di Farinata.

Divide con lui la tomba. Si affaccia solo fino al mento, in ginocchio (vv. 52-54), cerca con gli occhi qualcuno accanto a Dante e chiede piangendo: «mio figlio ov'è? e perché non è teco?» (v. 60). Dante risponde usando un passato, «ebbe a disdegno»; il padre crede che Guido sia morto, e poiché la conferma tarda ricade supino e non riappare (vv. 67-72).

Il contrasto con Farinata è voluto: uno pensa alla politica e resta immobile, l'altro pensa solo al figlio. L'equivoco serve a introdurre il tema della conoscenza dei dannati; Dante prega poi Farinata di dirgli che Guido è vivo (vv. 109-111).