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Indice dei canti
Tra sepolcri di pietra scoperchiati e avvolti dalle fiamme un uomo si erge a torso nudo con lo sguardo fiero; accanto a lui un altro sporge solo con il viso e le mani giunte. Dante e Virgilio li guardano da vicino.
Farinata degli Uberti si leva dalla tomba degli eretici; accanto a lui emerge Cavalcante
Inferno · VI cerchio

Inferno, Canto X

«Ora sen va per un secreto calle…»

Entrati nella città di Dite, i due poeti si avviano per un sentiero che corre fra le mura e quella parte della necropoli degli eretici ove sono puniti gli epicurei, negatori dell’immortalità dell’anima.

Luogo
VI cerchio
Anime e colpe
Eretici
Versi
136 · 45 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
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Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
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Testo e parafrasi del canto X

Parafrasi
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1

Ora sen va per un secreto calle,Atra 'l muro de la terra e li martìri,Blo mio maestro, e io dopo le spalle.A

Ora il mio maestro avanza per uno stretto sentiero, tra il muro che cinge la città e i sepolcri roventi, e io lo seguo.
Ora se ne va per uno stretto sentiero, tra le mura della città e i tormenti, il mio maestro, e io dietro alle sue spalle.
4

«O virtù somma, che per li empi giriBmi volvi», cominciai, «com'a te piace,Cparlami, e sodisfammi a' miei disiri.B

"O virtù eccelsa (Virgilio), che mi conduci, come tu vuoi, attraverso i cerchi degli empi" presi a dire, "parla ed esaudisci il mio desiderio.
«O virtù suprema, che mi conduci per i cerchi degli empi», cominciai, «come a te piace, parlami e soddisfa i miei desideri.
7

La gente che per li sepolcri giaceCpotrebbesi veder? già son levatiDtutt'i coperchi, e nessun guardia face».C

Sarebbe possibile vedere i peccatori che giacciono dentro le tombe? tutti i coperchi, infatti, sono sollevati, e nessuno fa ad essi la guardia. " E Virgilio:
La gente che giace nei sepolcri si potrebbe vedere? Tutti i coperchi sono già sollevati, e nessuno fa la guardia».
10

E quelli a me: «Tutti saran serratiDquando di Iosafàt qui tornerannoEcoi corpi che là sù hanno lasciati.D

"Tutte le tombe saranno chiuse quando (nel giorno del Giudizio Universale) le anime torneranno qui dalla valle di Giosafàt insieme ai corpi che hanno lasciato in terra.
E lui a me: «Saranno tutti chiusi quando torneranno qui dalla valle di Giosafat con i corpi che hanno lasciato lassù.
13

Suo cimitero da questa parte hannoEcon Epicuro tutti suoi seguaci,Fche l'anima col corpo morta fanno.E

In questa zona del cerchio hanno il loro luogo di sepoltura Epicuro e i suoi adepti, i quali credono che l’anima muoia insieme al corpo.
Da questa parte hanno il loro cimitero Epicuro e tutti i suoi seguaci, che sostengono che l'anima muore con il corpo.
16

Però a la dimanda che mi faciFquinc'entro satisfatto sarà tosto,Ge al disio ancor che tu mi taci».F

Perciò ben presto dentro questo stesso cerchio sarà data soddisfazione alla domanda che mi fai, e anche al desiderio che mi nascondi ". E io:
Perciò alla domanda che mi fai sarai presto soddisfatto qui dentro, e anche al desiderio che mi taci».
19

E io: «Buon duca, non tegno ripostoGa te mio cuor se non per dicer poco,He tu m'hai non pur mo a ciò disposto».G

"Mia buona guida, io non ti tengo celato il mio animo se non per parlare poco, e tu stesso mi hai indotto a ciò non soltanto ora".
E io: «Buona guida, non ti tengo nascosto il mio cuore se non per parlare poco, e tu non solo ora mi hai invitato a questo».
22

«O Tosco che per la città del focoHvivo ten vai così parlando onesto,Ipiacciati di restare in questo loco.H

"O Toscano che ancora in vita percorri la città infuocata parlando in modo così decoroso, abbi la compiacenza di fermarti qui.
«O Toscano che te ne vai vivo per la città del fuoco parlando in modo così dignitoso, ti piaccia fermarti in questo luogo.
25

La tua loquela ti fa manifestoIdi quella nobil patria natioJa la qual forse fui troppo molesto».I

28

Subitamente questo suono uscìoJd'una de l'arche; però m'accostai,Ktemendo, un poco più al duca mio.J

Il tuo modo di parlare rivela che sei nato in quella nobile terra alla quale forse arrecai troppo danno." Questa voce si levò all’improvviso da uno dei sepolcri; mi avvicinai, intimorito, un po più a Virgilio. Ed egli mi disse: "Voltati: che cosa fai?
Il tuo modo di parlare mostra chiaramente che sei nato in quella nobile patria (Firenze) a cui forse fui troppo dannoso». All'improvviso questa voce uscì da uno dei sarcofaghi; perciò, per la paura, mi accostai un po' di più alla mia guida.
31

Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?KVedi là Farinata che s'è dritto:Lda la cintola in sù tutto 'l vedrai».K

Ecco là Farinata che si è levato: lo vedrai interamente dalla cintola in su ". Io avevo già fissato il mio sguardo nel suo;
E lui mi disse: «Girati! Che fai? Vedi là Farinata che si è alzato: lo vedrai tutto dalla cintura in su».
34

Io avea già il mio viso nel suo fitto;Led el s'ergea col petto e con la fronteMcom'avesse l'inferno a gran dispitto.L

ed egli stava eretto con il petto e con la fronte quasi avesse l’inferno in grande disprezzo.
Io avevo già fissato il mio sguardo nel suo; e lui si ergeva con il petto e con la fronte come se avesse l'inferno in grande disprezzo.
37

E l'animose man del duca e pronteMmi pinser tra le sepulture a lui,Ndicendo: «Le parole tue sien conte».M

E le mani incoraggianti e sollecite ti Virgilio mi sospinsero fra le tombe verso quel dannato, con questa esortazione: "Le tue parole siano misurate".
E le mani coraggiose e pronte della mia guida mi spinsero verso di lui tra le tombe, dicendo: «Le tue parole siano chiare».
40

Com'io al piè de la sua tomba fui,Nguardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,Omi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».N

Non appena fui ai piedi della sua tomba, mi osservò un poco, e poi, quasi sprezzante, mi chiese: "Chi furono i tuoi antenati?
Appena fui ai piedi della sua tomba, mi guardò un poco, e poi, quasi sdegnoso, mi chiese: «Chi furono i tuoi antenati?».
43

Io ch'era d'ubidir disideroso,Onon gliel celai, ma tutto gliel'apersi;Pond'ei levò le ciglia un poco in suso;O

" Io, che desideravo obbedire, non glieli nascosi, ma tutti glieli indicai; per cui egli sollevò un poco le ciglia, poi disse:
Io, che desideravo obbedire, non glielo nascosi, ma glielo rivelai tutto; per cui lui sollevò un poco le sopracciglia;
46

poi disse: «Fieramente furo avversiPa me e a miei primi e a mia parte,Qsì che per due fiate li dispersi».P

"Furono acerrimi nemici miei e dei miei avi e del mio partito, tanto che per due volte li debellai".
poi disse: «Furono ferocemente avversari miei, dei miei antenati e del mio partito, tanto che per due volte li cacciai».
49

«S'ei fur cacciati, ei tornar d'ogne parte»,Qrispuos'io lui, «l'una e l'altra fiata;Rma i vostri non appreser ben quell'arte».Q

" Se furono mandati in esilio, tornarono da ogni luogo" gli risposi "sia la prima che la seconda volta; ma i vostri non impararono bene l’arte del ritornare".
«Se furono cacciati, tornarono da ogni parte», gli risposi io, «sia l'una che l'altra volta; ma i vostri non impararono bene quell'arte».
52

Allor surse a la vista scoperchiataRun'ombra, lungo questa, infino al mento:Scredo che s'era in ginocchie levata.R

A questo punto si levò dall’apertura scoperchiata un’ombra accanto a quella di Farinata, visibile dal mento in su: penso si fosse alzata sulle ginocchia.
Allora si alzò, vicino a questa, un'ombra visibile fino al mento dalla tomba scoperchiata: credo che si fosse alzata in ginocchio.
55

Dintorno mi guardò, come talentoSavesse di veder s'altri era meco;Te poi che 'l sospecciar fu tutto spento,S

Guardò intorno a me, come se avesse desiderio di vedere se con me c’era qualcun altro; e dopo che ebbe finito di dubitare, tra le lagrime disse:
Mi guardò intorno, come se avesse desiderio di vedere se c'era qualcun altro con me; e dopo che il sospetto si fu del tutto spento,
58

piangendo disse: «Se per questo ciecoTcarcere vai per altezza d'ingegno,Umio figlio ov'è? e perché non è teco?».T

"Se il tuo alto ingegno ti consente di attraversare la buia prigione infernale, dov’è mio figlio? perché non è con te? ". Ed io: "Non giungo per mio merito:
piangendo disse: «Se vai per questo carcere cieco grazie all'altezza del tuo ingegno, mio figlio dov'è? E perché non è con te?».
61

E io a lui: «Da me stesso non vegno:Ucolui ch'attende là, per qui mi menaVforse cui Guido vostro ebbe a disdegno».U

Virgilio, che là mi aspetta, attraverso questo luogo mi conduce, se riuscirà a seguirlo, fino a colei (Beatrice, simbolo della fede) che il vostro Guido ebbe in dispregio".
E io a lui: «Non vengo da me stesso: colui che aspetta là mi guida per qui, forse da una che il vostro Guido ebbe a disdegno».
64

Le sue parole e 'l modo de la penaVm'avean di costui già letto il nome;Wperò fu la risposta così piena.V

Le sue parole e la qualità del supplizio mi avevano già palesato il nome di questo peccatore; perciò la mia risposta fu tanto esauriente.
Le sue parole e il tipo di pena mi avevano già rivelato il nome di costui; perciò la risposta fu così completa.
67

Di subito drizzato gridò: «Come?Wdicesti "elli ebbe"? non viv'elli ancora?Xnon fiere li occhi suoi lo dolce lume?».W

Alzatosi di scatto in piedi gridò: "Come hai detto? egli ebbe? non vive più? la dolce luce non colpisce più i suoi occhi?
Subito drizzatosi gridò: «Come? Hai detto “ebbe”? Non vive più? La dolce luce (del sole) non colpisce più i suoi occhi?».
70

Quando s'accorse d'alcuna dimoraXch'io facea dinanzi a la risposta,Ysupin ricadde e più non parve fora.X

" Quando si avvide di un certo indugio che io facevo prima di rispondergli, cadde nuovamente indietro e non si mostrò più fuori.
Quando si accorse di un certo indugio che io facevo prima della risposta, ricadde supino e non apparve più fuori.
73

Ma quell'altro magnanimo, a cui postaYrestato m'era, non mutò aspetto,Zné mosse collo, né piegò sua costa:Y

Ma il magnanimo Farinata, a richiesta del quale mi ero fermato, non cambiò espressione, né mosse il collo, né chinò il suo fianco;
Ma quell'altro magnanimo, su richiesta del quale mi ero fermato, non cambiò espressione, né mosse il collo, né piegò il fianco:
76

e sé continuando al primo detto,Z«S'elli han quell'arte», disse, «male appresa,AAciò mi tormenta più che questo letto.Z

e proseguendo il discorso di prima, disse: " Se hanno male imparato l’ arte del ritornare, ciò mi procura un dolore più grande di quanto non faccia la tomba in cui sto a giacere.
e continuando il discorso di prima, disse: «Se loro hanno imparato male quell'arte, questo mi tormenta più di questo letto (la tomba).
79

Ma non cinquanta volte fia raccesaAAla faccia de la donna che qui regge,ABche tu saprai quanto quell'arte pesa.AA

Ma il volto della donna che qui governa non si riaccenderà nemmeno cinquanta volte, che tu stesso apprenderai quanto sia dura l’arte di ritornare in patria.
Ma non si riaccenderà cinquanta volte il volto della donna che regna qui (Proserpina, la luna), che tu saprai quanto pesa quell'arte.
82

E se tu mai nel dolce mondo regge,ABdimmi: perché quel popolo è sì empioACincontr'a' miei in ciascuna sua legge?».AB

E voglia il cielo che tu possa ritornare nel mondo dei vivi, dimmi (per questo augurio che ti faccio): perché il popolo fiorentino è così spietato in ogni sua legge contro quelli della mia famiglia? " Gli risposi:
E possa tu ritornare un giorno nel dolce mondo: dimmi, perché quel popolo è così spietato contro i miei in ogni sua legge?».
85

Ond'io a lui: «Lo strazio e 'l grande scempioACche fece l'Arbia colorata in rosso,ADtal orazion fa far nel nostro tempio».AC

" La crudelissima strage che tinse del colore del sangue il fiume Arbia, fa prendere tali decisioni nelle nostre assemblee ".
Per cui io a lui: «La strage e il grande massacro che fece diventare rosso il fiume Arbia fanno fare tali decisioni nel nostro consiglio».
88

Poi ch'ebbe sospirando il capo mosso,AD«A ciò non fu' io sol», disse, «né certoAEsanza cagion con li altri sarei mosso.AD

Dopo aver sospirato e scosso la testa, disse: " Non fui io solo a provocare questa strage né certamente senza un motivo mi sarei mosso insieme agli altri esuli.
Dopo aver scosso la testa sospirando, disse: «Non fui io il solo in quella battaglia, né certo mi sarei mosso con gli altri senza motivo.
91

Ma fu' io solo, là dove soffertoAEfu per ciascun di tòrre via Fiorenza,AFcolui che la difesi a viso aperto».AE

94

«Deh, se riposi mai vostra semenza»,AFprega' io lui, «solvetemi quel nodoAGche qui ha 'nviluppata mia sentenza.AF

Ma fui io solo, là dove fu da tutti tollerato che Firenze venisse rasa al suolo, colui che la difesi apertamente " "Deh, possa aver pace un giorno la vostra discendenza " lo pregai, "scioglietemi (in nome di questo augurio) quel dubbio che in questo cerchio ha confuso le mie idee.
Ma fui io solo, là dove tutti accettarono di distruggere Firenze, colui che la difese apertamente». «Ah, possa la vostra discendenza trovare un giorno pace», lo pregai io, «scioglietemi quel nodo che qui ha imbrogliato il mio giudizio.
97

El par che voi veggiate, se ben odo,AGdinanzi quel che 'l tempo seco adduce,AHe nel presente tenete altro modo».AG

Sembra che voi prevediate, se intendo bene, quello che il tempo porta con sé (il futuro), ma per il presente vi trovate in una condizione diversa.
Sembra che voi vediate in anticipo, se ascolto bene, ciò che il tempo porta con sé, e che nel presente vi comportiate in altro modo».
100

«Noi veggiam, come quei c'ha mala luce,AHle cose», disse, «che ne son lontano;AIcotanto ancor ne splende il sommo duce.AH

" " Noi vediamo " disse " come colui che ha la vista difettosa, le cose che sono da noi lontane; di tanto ancora ci illumina Dio.
«Noi vediamo, come chi ha la vista debole, le cose», disse, «che sono lontane da noi; questa luce ci dà ancora la suprema guida (Dio).
103

Quando s'appressano o son, tutto è vanoAInostro intelletto; e s'altri non ci apporta,AJnulla sapem di vostro stato umano.AI

Quando esse si avvicinano o sono presenti, la nostra mente non ci è di nessun aiuto; e se qualcun altro non ci porta notizie, non sappiamo nulla del vostro stato sulla terra.
Quando si avvicinano o sono presenti, il nostro intelletto è del tutto inutile; e se qualcuno non ce le riferisce, non sappiamo nulla della vostra condizione umana.
106

Però comprender puoi che tutta mortaAJfia nostra conoscenza da quel puntoAKche del futuro fia chiusa la porta».AJ

Puoi pertanto capire come la nostra conoscenza sarà del tutto offuscata dal momento in cui (dopo il Giudizio Universale) la porta del futuro si chiuderà.
Perciò puoi capire che la nostra conoscenza sarà del tutto morta dal momento in cui sarà chiusa la porta del futuro».
109

Allor, come di mia colpa compunto,AKdissi: «Or direte dunque a quel cadutoALche 'l suo nato è co'vivi ancor congiunto;AK

" Allora, come punto dal rimorso per una colpa da me compiuta, parlai: " Ora direte dunque all’ombra che è ricaduta (nel sepolcro) che suo figlio è ancora unito ai vivi;
Allora, come pentito della mia colpa, dissi: «Ora direte dunque a quello che è ricaduto che suo figlio è ancora unito ai vivi;
112

e s'i' fui, dianzi, a la risposta muto,ALfate i saper che 'l fei perché pensavaAMgià ne l'error che m'avete soluto».AL

e riferitele che, se poc’anzi tacqui invece di risponderle, lo feci perché già stavo pensando al dubbio che mi avete chiarito ".
e se io prima sono rimasto muto davanti alla risposta, fategli sapere che lo feci perché pensavo già al dubbio che mi avete sciolto».
115

E già 'l maestro mio mi richiamava;AMper ch'i' pregai lo spirto più avaccioANche mi dicesse chi con lu' istava.AM

Ormai Virgilio mi stava richiamando; perciò con maggior sollecitudine pregai Farinata che mi facesse i nomi dei suoi compagni di pena. Mi disse:
E già il mio maestro mi richiamava; perciò pregai lo spirito di dirmi più in fretta chi stava con lui.
118

Dissemi: «Qui con più di mille giaccio:ANqua dentro è 'l secondo Federico,AOe 'l Cardinale; e de li altri mi taccio».AN

" In questa parte del cerchio giaccio con moltissimi altri: qui dentro ci sono Federico Il, e il Cardinale; e taccio dei rimanenti ".
Mi disse: «Qui giaccio con più di mille: qua dentro c'è Federico secondo, e il Cardinale; e degli altri taccio».
121

Indi s'ascose; e io inver' l'anticoAOpoeta volsi i passi, ripensandoAPa quel parlar che mi parea nemico.AO

124

Elli si mosse; e poi, così andando,APmi disse: «Perché se' tu sì smarrito?».AQE io li sodisfeci al suo dimando.AP

Poi si nascose (nel sepolcro); ed io mi diressi verso Virgilio, riandando col pensiero a quella profezia che mi sembrava ostile. Egli s’incamminò; e poi, mentre procedevamo, mi chìese: " Perché sei così turbato? " E io risposi alla sua domanda.
Poi si nascose; e io diressi i passi verso l'antico poeta, ripensando a quel discorso che mi sembrava ostile. Lui si mosse; e poi, mentre andavamo, mi disse: «Perché sei così smarrito?». E io risposi alla sua domanda.
127

«La mente tua conservi quel ch'uditoAQhai contra te», mi comandò quel saggio.AR«E ora attendi qui», e drizzò 'l dito:AQ

"La tua memoria serbi ciò che di ostile ti è stato predetto " mi ingiunse Virgilio. "Ed ora fa attenzione a queste parole " ed alzò l’indice:
«La tua mente conservi ciò che hai udito contro di te», mi ordinò quel saggio. «E ora fai attenzione qui», e alzò il dito:
130

«quando sarai dinanzi al dolce raggioARdi quella il cui bell'occhio tutto vede,ASda lei saprai di tua vita il viaggio».AR

" quando ti troverai in presenza della soave luce che si sprigiona da colei (Beatrice) che vede tutte le cose, apprenderai da lei il corso della tua vita.
«quando sarai davanti al dolce splendore di quella (Beatrice) il cui bell'occhio vede tutto, saprai da lei il corso della tua vita».
133

Appresso mosse a man sinistra il piede:ASlasciammo il muro e gimmo inver' lo mezzoATper un sentier ch'a una valle fiede,AS

136

che 'nfin là sù facea spiacer suo lezzo.AT

" Poi si diresse verso sinìstra: ci allontanammo dal muro e procedemmo, verso la parte centrale del cerchio seguendo un sentiero che terminava in un baratro il quale faceva giungere fin lassù il suo puzzo nauseabondo.
Poi volse i passi verso sinistra: lasciammo il muro e andammo verso il centro per un sentiero che sbocca in una valle, che faceva sentire la sua puzza sgradevole fin lassù.

Riassunto del canto X

Entrati nella città di Dite, i due poeti si avviano per un sentiero che corre fra le mura e quella parte della necropoli degli eretici ove sono puniti gli epicurei, negatori dell’immortalità dell’anima. Improvvisamente, da uno degli avelli infuocati, una voce prega Dante di fermarsi: è quella del capo ghibellino Farinata degli Uberti che, dal suo modo di parlare, ha riconosciuto nel Poeta un compatriota. Dante si avvicina al sepolcro nel quale Farinata sta in piedi, visibile dalla cintola in su. Tutti i pensieri di questo dannato sono rivolti al mondo dei vivi, a Firenze, al suo partito: egli vuole anzitutto sapere se Dante appartiene a una famiglia guelfa o ghibellina. Non appena il Poeta gli rivela il nome dei suoi avi, si vanta di averli per ben due volte debellati. Dante ribatte che essi non furono vinti, ma solo mandati in esilio e che dall’esilio seppero tornare sia la prima sia la seconda volta, laddove gli Uberti furono banditi per sempre dalla città. A questo punto il dialogo è interrotto dall’angosciosa domanda che un altro eretico, egli pure fiorentino, Cavalcante dei Cavalcanti, rivolge a Dante: " Se la tua intelligenza ti ha valso il privilegio di visitare, vivo, il regno dei morti, perché mio figlio Guido non è con te?" Il Poeta indugia nel rispondere e Cavalcante, credendo che il figlio sia morto, ricade, senza una parola, nel suo sepolcro. Riprende a parlare Farinata, che vuole sapere il motivo di tanto accanimento contro la sua famiglia. Dante gli fa il nome di un fiume - l’Arbia - le cui acque furono arrossate dal sangue dei Fiorentini che nel 1260 morirono combattendo contro i fuorusciti ghibellini comandati appunto da lui, Farinata degli Uberti: e questi ricorda allora, a suo merito, come fu lui solo, dopo quella sanguinosa giornata, ad opporsi a viso aperto al progetto, avanzato dagli altri ghibellini, di radere al suolo la vinta Firenze. L’episodio si conclude con la spiegazione che Farinata fornisce a Dante sulla conoscenza che i dannati hanno del corso degli eventi terreni. I due pellegrini riprendono quindi il loro cammino dirigendosi verso la zona centrale del cerchio.

In breve

Dove e chi
  1. VI cerchio: Eretici. Chiusi in sepolcri infuocati.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

Come il quinto, anche il canto decimo dell’Inferno è tra i più celebri della Divina Commedia. Per ricchezza di svolgimenti drammatici, per il rilievo che vi assume il personaggio di Farinata degli Uberti, esso non poteva non imporsi all’attenzione di critici e lettori. Farinata è un personaggio di così viva e appassionata umanità da eludere ogni schema critico. Due righe dell’opera dedicata alla Divina Commedia dal Vossler illuminano con particolare acume la tragedia di questo magnanimo antagonista di Dante: "Come a Francesca il suo amore, a Farinata è dolce tormento e aspra felicità la coscienza di sé". Ma la maggior parte dei critici ha veduto in lui, sotto la suggestione della presentazione statuaria che ne fa Dante sia all’inizio dell’episodio (dalla cintola in su tutto ‘l vedrai.... ed el s’ergea col petto e con la fronte com’avesse l’inferno in gran dispitto), sia dopo il patetico intermezzo di Cavalcante (non mutò aspetto, né mosse collo, né piegò sua costa), nient’altro che`l’espressione di un orgoglio disumano, di una forza d’animo tanto più conseguente quanto meno sensibile ai valori positivi, di purificazione e riscatto, attribuiti dal Cristianesimo alla sofferenza. Il disprezzo, la sublime impassibilità: questi i tratti più salienti che, nella tradizione critica di quasi un secolo, caratterizzano il grande eretico del canto decimo. Egli è, da questo punto di vista, anzitutto il condottiero, il capoparte indomito e fazioso: esula completamente, dal suo modo di concepire le cose, l’idea che possano esistere valori più alti di quelli che nella lotta senza quartiere trovano la loro espressione più coerente e brutale. Non per nulla il De Sanctis nel suo saggio su Farinata inizia con un esplicito riferimento a Napoleone: "... perché Kléber imponeva con la statura, Napoleone comandava con l’occhio, e l’uno parlava a’ sensi, l’altro ammaliava l’immaginazione ". Perfino il Croce, che ha sempre esercitato, nei confronti del più acceso ed eloquente pensiero romantico, una funzione moderatrice e di controllo, imposta in maniera sostanzialmente romantica la sua interpretazione dell’episodio di Farinata. Per lui il vincitore di Montaperti è anzitutto "il magnanimo. che, vero eroe da epopea, è tutto e soltanto il guerriero, il combattente... Ogni altro affetto gli è estraneo: ai mali del presente si fa superiore... degli amori e dolori umani non cura..." In realtà una siffatta definizione appare insufficiente, quando si voglia cogliere, in questo episodio, quella interiore problematicità, presente in tutti i personaggi della Commedia, che costituisce il vitale fermento di ogni concezione tragica. Solo se riusciamo a scorgere, oltre l’apparenza statuaria, il dibattito di Farinata con se stesso, la contraddizione che lo travaglia (fedeltà al partito, amore di patria), possiamo inoltre intendere come - più che altro apparente sia il contrasto fra il Dante pieno di rispetto per questo suo concittadino e il Dante che lo colloca fra i dannati. A questo proposito occorre esaminare un altro giudizio del De Sanctis: "il tipo di Farinata è ancora troppo semplice per l’uomo moderno. C’è lì dentro una stoffa ancora epica dell’uomo, non ancora drammatica. Manca l’eloquenza, manca la vita interna dell’anima". Dove il De Sanctis parla dei personaggi di primo piano della Commedia, il riferimento a Shakespeare o al dramma romantico è sempre implicito. In realtà i personaggi danteschi sono assai più complessi di quanto a volte lasci supporre la rigidità stilizzata di certi loro atteggiamenti. Così, nell’episodio di Farinata, una semplice sospensione dubitativa, nel verso alla qual forse fui troppo molesto, contiene già tutto un giudizio che l’eroe dà di se stesso. Questo giudizio non ha nulla di schematico, proprio perché vissuto e sofferto nell’atto stesso in cui si formula, ma è presente nella coscienza di Farinata come una insopprimibile realtà e vanifica dall’interno tutta la sua monumentale autosufficienza. " Dante sente fortissimo il fascino - come felicemente scrive il Montanari - del combattente impegnato totalmente nella lotta" e celebra in Farinata "I’uomo che si dà completamente a un’idea con totale devozione", ma occorre non dimenticare che, nell’universo morale della Commedia, la disinteressata espressione della propria soggettività non basta a riscattare le azioni di un uomo. La "coerenza con se stessi", inappellabile istanza dello stoicismo disincantato, supremo rifugio di ogni relativismo romantico, non può essere, per un cristiano, un criterio accettabile in sede di valutazione etica. Questo è il motivo per il quale Dante, pur esaltandone la figura, non solo colloca Farinata fra i reprobi, ma induce questo orgoglioso a manifestare il proprio dubbio sulla validità delle scelte da lui operate in terra. Un antico commentatore della Commedia dava di Farinata questo ritratto: "Seguace di Epicuro, non credeva ci fosse altro mondo all’infuori di questo; perciò si sforzava in ogni modo di primeggiare in questa vita breve, non sperando in un’altra migliore". Ebbene, proprio nell’aver egli rifiutato di subordinare le ragioni del contingente a quelle dell’eterno, concependo la lotta politica come fine a sé, senza legarla a quelle norme, che - come Dante stesso ha inteso mostrare nella Monarchia - la redimono in una teleologia religiosa, sta il senso più profondo della sua ribellione a Dio. In lui il Poeta ha veduto, al di là dell’eroe, il colpevole, colui che nella lotta fra il bene e il male ha definitivamente perduto, colui che, dopo essersi appartato in un altero isolamento, sommessamente proclama la propria imperfezione (noi veggiam, come quei c’ha mala luce) e indirettamente afferma, attraverso l’esempio del proprio dolore, la gloria di Chi solo ha in sé le fondamenta del proprio essere e nel quale mondo e umana coscienza del mondo trovano il loro compimento.

Personaggi del canto X

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Dannato

Farinata degli Uberti

Inferno · VI cerchio, eretici

Capo ghibellino che si erge dal sepolcro infuocato «com'avesse l'inferno a gran dispitto».

Dannato

Cavalcante Cavalcanti

Inferno · VI cerchio, eretici

Guelfo fiorentino, padre del poeta Guido: dalla tomba di Farinata chiede a Dante perché il figlio non sia con lui.

Citato

Guido Cavalcanti

Inferno · ricordato nel VI cerchio

Poeta stilnovista e «primo amico» di Dante: il padre Cavalcante ne chiede notizie tra gli eretici.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Teologia
Inferno · Canto X Liceo

Gli epicurei, che negano l'anima immortale

vv. 13-15Suo cimitero da questa parte hannocon Epicuro tutti suoi seguaci,che l'anima col corpo morta fanno.Leggi nel testo

Nel sesto cerchio gli eretici giacciono in sepolcri infuocati. In questa zona, dice Virgilio, sono sepolti Epicuro e i suoi seguaci, «che l'anima col corpo morta fanno»: chi crede che l'anima muoia insieme al corpo.

Nel Medioevo «epicureo» non indicava tanto un seguace della filosofia di Epicuro, quanto chi viveva come se non esistesse una vita dopo la morte, cercando solo beni terreni. L'accusa colpiva spesso i ghibellini, e in questo canto Dante incontra infatti il capo ghibellino Farinata degli Uberti e Cavalcante dei Cavalcanti, padre del suo amico Guido.

Il contrappasso è perfetto: chi ha creduto che tutto finisse nella tomba resta per sempre chiuso in una tomba. E c'è un dettaglio crudele: dopo il giudizio universale i coperchi verranno sigillati, perché i corpi torneranno lì insieme alle anime.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

Farinata

Ne parla la scheda «Firenze, la città divisa» (Inf. VI).

La profezia di Farinata

Ne parla la scheda «Brunetto Latini, il maestro» (Inf. XV).

Federico II tra gli eretici

Ne parla la scheda «Manfredi e la bontà infinita» (Purg. III).

Guido Cavalcanti

Ne parla la scheda «Oderisi e la vanità della fama» (Purg. XI).

Gli eretici

Ne parla la scheda «Sigieri di Brabante, un eretico in Paradiso» (Par. X).

La profezia di Farinata

Ne parla la scheda ««Come sa di sale lo pane altrui»» (Par. XVII).