Ciampolo di Navarra
Barattiere navarrese uncinato dai Malebranche: con un trucco si libera e si rituffa nella pece.
Detto anche: Ciampolo, Giampolo, il Navarrese, il barattiere di Navarra
Dante non ne dice il nome: lo chiama soltanto «lo Navarrese». Sono i commentatori antichi a chiamarlo Ciampolo (o Giampolo), forse adattamento toscano del francese Jean-Paul. Dice di essere nato in Navarra da un padre scialacquatore e di essere poi entrato nella corte del «buon re Tebaldo», dove vendette favori e incarichi (vv. 48-54). Nel Duecento due re di Navarra portarono questo nome: Tebaldo I, il poeta in lingua d'oïl che Dante cita nel «De vulgari eloquentia», e Tebaldo II (re dal 1253 al 1270), a cui i commentatori di solito pensano e che il poeta francese Rutebeuf pianse in un compianto funebre.
Graffiacane lo aggancia per i capelli e lo tira fuori dalla pece come una lontra (vv. 31-36). Interrogato da Virgilio, nomina due compagni di pena sardi, frate Gomita e Michele Zanche, poi promette di farne uscire altri con un fischio se i diavoli si scostano. È un inganno: appena i Malebranche si allontanano salta nella pece (vv. 121-123), e due diavoli, azzuffandosi, ci finiscono dentro. Il barattiere resta imbroglione anche da dannato; l'episodio ha il tono comico e la lingua bassa delle scene giullaresche del Duecento.