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Dannato · Inferno · IX cerchio, traditori

Conte Ugolino

Rode il cranio dell'arcivescovo Ruggieri e racconta la morte nella torre insieme ai figli.

Detto anche: Ugolino, Ugolino della Gherardesca, conte Ugolino della Gherardesca

Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, nacque intorno al 1220 da una famiglia ghibellina di Pisa. Per accrescere il proprio potere si avvicinò ai guelfi, legandosi a Giovanni Visconti, che aveva sposato una sua figlia. Dopo la sconfitta navale della Meloria (1284) ebbe il governo della città, poi diviso con il nipote Nino Visconti, e cedette alcuni castelli a Lucca e a Firenze: da qui l'accusa di averla «tradita de le castella» (v. 86). Nel 1288 l'arcivescovo Ruggieri, già suo alleato, gli sollevò contro il popolo e lo fece rinchiudere in una torre con due figli e due nipoti. Morirono di fame nel 1289.

Dante lo trova nell'Antenora mentre addenta la nuca di Ruggieri (XXXII, vv. 124-139). Ugolino racconta solo ciò che nessuno poteva sapere, la prigionia (XXXIII, vv. 1-75). Il sogno della caccia, la porta inchiodata, i ragazzi che offrono le proprie carni; e alla fine il verso più discusso: «Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno» (v. 75): per i più, la fame lo uccise dove il dolore non era riuscito.

Dante chiama «figliuoli» tutti e quattro e li immagina più giovani di quanto fossero, per renderli innocenti: su questo si fonda l'invettiva contro Pisa (vv. 79-90).