Erinni
Megera, Aletto e Tesifone: le tre Furie dai capelli di serpenti che minacciano Dante dalla torre di Dite.
Detto anche: Furie, Erine, Eumenidi, Megera, Aletto, Tesifone
Le Erinni dei Greci, Furie per i Romani, sono le dee della vendetta: inseguono senza tregua chi ha versato il sangue dei propri familiari, come un rimorso che non dà pace. Una tradizione le dice figlie di Acheronte e della Notte. Nell'Orestea di Eschilo finiscono per placarsi e diventano le Eumenidi, le «benevole».
Compaiono all'improvviso in cima alla torre rovente di Dite: tre figure femminili sporche di sangue, cinte di idre verdi, con serpenti al posto dei capelli (vv. 37-42). Virgilio le riconosce come ancelle di Proserpina e le nomina una per una: Megera a sinistra, Aletto a destra, Tesifone al centro (vv. 43-48). Si graffiano il petto, si percuotono, gridano e chiamano Medusa perché pietrifichi il vivo (vv. 49-54).
I modelli sono Virgilio, che mette Tisifone di guardia su una torre del Tartaro (Eneide VI), e Stazio (Tebaide I). Subito dopo Dante invita il lettore a cercare il senso nascosto «sotto 'l velame de li versi strani» (vv. 61-63): le Furie sono lette di solito come il rimorso che blocca il cammino del peccatore.