Folco di Marsiglia
Trovatore provenzale divenuto monaco e vescovo di Tolosa; indica a Dante l'anima di Raab.
Detto anche: Folchetto di Marsiglia, Folquet de Marselha, Folchetto
Nato intorno al 1155, figlio di un mercante genovese stabilito a Marsiglia, fu uno dei trovatori più noti del suo tempo e frequentò le corti del Mezzogiorno francese e quella di Alfonso II d'Aragona. Cantò, secondo le biografie antiche, la moglie del visconte Barral di Marsiglia. Verso il 1195 lasciò la poesia ed entrò tra i cistercensi; fu abate del Thoronet e dal 1205 vescovo di Tolosa, dove sostenne la crociata contro gli Albigesi e i primi passi di san Domenico. Morì nel 1231.
Cunizza lo presenta come una gioia luminosa la cui fama durerà secoli (vv. 37-42). Lui si nomina al v. 94 e confessa di avere amato più di Didone, di Fillide e di Ercole (vv. 97-102): ma in cielo non ci si pente, si sorride della colpa superata. Indica poi Raab, la prostituta di Gerico, e chiude con un'invettiva contro Firenze e il suo fiorino, che ha fatto del pastore un lupo (vv. 127-132).
Da ricordare: Dante cita una sua canzone, «Tan m'abellis l'amoros pensamen», nel «De vulgari eloquentia» (II, VI, 6) tra i modelli di stile illustre.