Gianni Schicchi
Fiorentino che si finse Buoso Donati morente per dettare un falso testamento: corre rabbioso mordendo gli altri.
Detto anche: Gianni Schicchi dei Cavalcanti, Gianni Schicchi de' Cavalcanti
Fiorentino della famiglia dei Cavalcanti, compare in un documento del 1260 ed era già morto nel 1280. Aveva fama di saper imitare chiunque. Secondo i commentatori, alla morte del ricco Buoso Donati il nipote Simone lo fece mettere nel letto del defunto: imitandone la voce, Gianni dettò al notaio un testamento favorevole a Simone e lasciò a sé stesso la bestia più bella della stalla, «la donna de la torma» (vv. 42-45).
È tra i falsari di persona, puniti con la rabbia: corre nudo come un maiale uscito dal porcile, addenta Capocchio alla nuca e lo trascina via (vv. 25-30). Griffolino lo chiama «folletto» (v. 32) e lo accosta a Mirra, che si finse un'altra per unirsi al padre. I dati storici sono pochi; la sua fama viene da questi versi, da cui Giacomo Puccini trasse l'opera comica «Gianni Schicchi» (1918).