Piccarda Donati
Sorella di Forese, strappata al convento: «E 'n la sua volontade è nostra pace».
Detto anche: Piccarda
Fiorentina, figlia di Simone Donati, apparteneva a una delle famiglie più potenti della città: suoi fratelli erano Corso, capo dei guelfi neri, e Forese, l'amico di Dante che compare tra i golosi (Purgatorio XXIII-XXIV) e che già lì annuncia la beatitudine della sorella. Entrò giovane tra le clarisse, nel convento fiorentino di Monticelli, ma Corso la fece portare via con la forza per darla in moglie a Rossellino della Tosa, suo alleato politico. Secondo i commentatori antichi morì poco dopo le nozze. La data del rapimento non è sicura: va posta negli ultimi due decenni del Duecento.
È la prima anima che Dante incontra in Paradiso, nel cielo della Luna, dove si mostrano gli spiriti che non portarono a termine i voti. All'inizio lui non la riconosce, tanto è trasfigurata; lei si presenta ai vv. 46-51. Alla domanda se i beati del cielo più basso desiderino un posto più alto, risponde con il verso più citato del canto: «E 'n la sua volontade è nostra pace» (v. 85). La beatitudine consiste nel volere ciò che vuole Dio, quindi nessuno invidia nessuno.
Della violenza subita parla con pudore, senza nominare il fratello: «uomini poi, a mal più ch'a bene usi» (v. 106). Poi indica Costanza d'Altavilla e svanisce cantando l'«Ave Maria».