Severino Boezio
Filosofo e senatore romano, autore del «De consolatione philosophiae», giustiziato sotto Teodorico.
Detto anche: Boezio, Anicio Manlio Severino Boezio, Severino
Nato a Roma intorno al 480 d.C. da famiglia senatoria, fu console e poi alto funzionario di Teodorico, re degli Ostrogoti. Accusato di tradimento, fu incarcerato a Pavia e messo a morte verso il 524-525. Tradusse e commentò opere di logica di Aristotele, trasmettendole al Medioevo; in prigione scrisse il «De consolatione philosophiae», dove la Filosofia in persona lo consola mostrandogli quanto siano ingannevoli i beni della fortuna.
È l'ottava luce, quella per cui Tommaso spende più versi (121-129): l'anima santa che svela «'l mondo fallace» a chi la ascolta, il cui corpo giace «in Cieldauro», cioè nella chiesa pavese di San Pietro in Ciel d'Oro, e che giunse alla pace «da martiro e da essilio». Dante lo considera dunque un martire. Dato da ricordare: nel «Convivio» (II, XII) Dante racconta che fu proprio la lettura di Boezio a consolarlo dopo la morte di Beatrice e ad avviarlo alla filosofia.