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Indice dei canti
Dante e Beatrice sono sospesi al centro di un cielo dorato, circondati da una corona di luci splendenti unite da scie, come una ghirlanda che ruota intorno a loro.
Nel cielo del Sole la prima corona di spiriti sapienti, guidata da san Tommaso, danza attorno a Dante.
Paradiso · Cielo del Sole

Paradiso, Canto X

«Guardando nel suo Figlio con l'Amore…»

Dante e Beatrice ascendono al quarto cielo, quello del Sole, dove godono l’eterna beatitudine gli spiriti sapienti.

Luogo
Cielo del Sole
Anime
Spiriti sapienti
Versi
148 · 49 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
      I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
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Testo e parafrasi del canto X

Parafrasi
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1

Guardando nel suo Figlio con l'AmoreAche l'uno e l'altro etternalmente spira,Blo primo e ineffabile ValoreA

4

quanto per mente e per loco si giraBcon tant'ordine fé, ch'esser non puoteCsanza gustar di lui chi ciò rimira.B

Dio Padre, potenza prima ed inesprimibile, contemplando il Figlio (la Sapienza) con lo Spirito Santo (l’Amore) che Padre e Figlio spirano eternamente, creò con ordine così perfetto tutto ciò che prende vita nella mente (le cose spirituali) e nello spazio (le cose materiali), che chi contempla l’opera del creato non può fare a meno di godere di questa potenza ordinatrice.
Guardando nel suo Figlio con l'Amore che l'uno e l'altro eternamente spirano, il primo e indicibile Potere (il Padre) fece tutto ciò che si muove nella mente e nello spazio con un ordine così grande che chi lo contempla non può non gustare qualcosa di lui.
7

Leva dunque, lettore, a l'alte roteCmeco la vista, dritto a quella parteDdove l'un moto e l'altro si percuote;C

Alza dunque con me, o lettore lo sguardo ai cieli ruotanti, precisamente quel punto dove il moto diurno di tutti i corpi celesti si incontra col moto annuo dei pianeti;
Alza dunque, lettore, la vista con me verso gli alti cieli, dritto a quel punto dove un moto e l'altro si incrociano (l'equinozio);
10

e lì comincia a vagheggiar ne l'arteDdi quel maestro che dentro a sé l'ama,Etanto che mai da lei l'occhio non parte.D

e da quel punto comincia a contemplare con amore l’opera di quell’Artefice che nella sua mente l’ama a tal punto da non distaccare mai l’occhio (della sua provvidenza) da essa.
e lì comincia a contemplare con amore l'arte di quel maestro che la ama dentro di sé, tanto che non ne distoglie mai lo sguardo.
13

Vedi come da indi si diramaEl'oblico cerchio che i pianeti porta,Fper sodisfare al mondo che li chiama.E

Vedi come da quel punto si distacca il cerchio obliquo (dello zodiaco) nel quale si muovono i pianeti, per soddisfare le esigenze della terra che ha bisogno di essi e delle loro influenze.
Vedi come da lì si dirama il cerchio obliquo (lo zodiaco) che porta i pianeti, per soddisfare il mondo che ha bisogno di loro.
16

Che se la strada lor non fosse torta,Fmolta virtù nel ciel sarebbe in vano,Ge quasi ogne potenza qua giù morta;F

E se la strada percorsa dai pianeti (lo zodiaco) non fosse obliqua, molta della virtù attiva dei cieli resterebbe inutile, e quaggiù sulla terra sarebbe spenta quasi ogni potenzialità di vita;
Perché, se la loro strada non fosse inclinata, molta virtù del cielo sarebbe inutile, e quasi ogni potenza quaggiù sarebbe morta;
19

e se dal dritto più o men lontanoGfosse 'l partire, assai sarebbe mancoHe giù e sù de l'ordine mondano.G

e se l’inclinazione dello zodiaco rispetto all’equatore fosse maggiore o minore, ne deriverebbe una grave imperfezione all’ordine terrestre nell’emisfero australe e in quello boreale.
e se l'inclinazione si allontanasse dalla linea dritta più o meno di quanto fa, mancherebbe molto dell'ordine del mondo, sia in basso sia in alto.
22

Or ti riman, lettor, sovra 'l tuo banco,Hdietro pensando a ciò che si preliba,Is'esser vuoi lieto assai prima che stanco.H

Ora, o lettore, resta pure seduto sul tuo banco, a meditare su quello di cui ti ho offerto soltanto un assaggio, se vuoi provare la gioia (della scienza) che non lascia avvertire la stanchezza.
Ora resta, lettore, seduto al tuo banco, ripensando a ciò di cui ti si dà un assaggio, se vuoi essere ben lieto prima che stanco.
25

Messo t'ho innanzi: omai per te ti ciba;Iché a sé torce tutta la mia curaJquella materia ond'io son fatto scriba.I

Ti ho messo in tavola il cibo: ormai puoi servirti da solo, perché l’argomento di cui ho incominciato a scrivere concentra su di se tutta la mia attenzione.
Ti ho messo davanti il cibo: ormai nutriti da solo; perché tutta la mia attenzione è richiamata a sé da quell'argomento di cui sono diventato scrittore.
28

Lo ministro maggior de la natura,Jche del valor del ciel lo mondo imprentaKe col suo lume il tempo ne misura,J

31

con quella parte che sù si rammentaKcongiunto, si girava per le spireLin che più tosto ognora s'appresenta;K

Il sole, il più importante ministro esistente nel creato, il quale più degli altri astri imprime nel mondo le virtù degli influssi celesti e con la sua lúue ci dà la misura del ‘tempo, trovandosi in congiunzione con quel punto che ho prima ricordato, girava per le spirali ascendenti dello zodiaco nelle quali sorge ogni giorno più presto;
Il più grande ministro della natura (il sole), che imprime nel mondo la virtù del cielo e con la sua luce ci misura il tempo, congiunto con quella parte ricordata sopra, girava per le spirali in cui si presenta ogni giorno più presto;
34

e io era con lui; ma del salireLnon m'accors'io, se non com'uom s'accorge,Manzi 'l primo pensier, del suo venire.L

ed io mi trovavo nel cielo del Sole; ma non mi ero accorto del mio salire, allo stesso modo in cui l’uomo non s’accorge del sopraggiungere di un pensiero prima del suo manifestarsi alla coscienza.
e io ero in lui; ma non mi accorsi del salire, se non come un uomo si accorge di un suo pensiero prima che venga.
37

E' Beatrice quella che sì scorgeMdi bene in meglio, sì subitamenteNche l'atto suo per tempo non si sporge.M

E’ Beatrice colei che in tal modo guida da un cielo inferiore ad un altro superiore con tanta rapidità, che la durata dell’atto non si estende in uno spazio di tempo percettibile.
È Beatrice quella che guida così di bene in meglio, tanto rapidamente che la sua azione non si estende nel tempo.
40

Quant'esser convenia da sé lucenteNquel ch'era dentro al sol dov'io entra'mi,Onon per color, ma per lume parvente!N

Quanto dovevano essere luminose per se stesse che erano nel cielo del Sole dove io entrai, visibili non per il colore diverso, ma per la luce più intensa (che irradiavano)!
Quanto doveva essere luminoso per sé stesso ciò che era dentro il sole dove ero entrato, visibile non per il colore ma per la luce!
43

Perch'io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami,Osì nol direi che mai s'imaginasse;Pma creder puossi e di veder si brami.O

Per quanto io chiamassi in aiuto tutto il mio ingegno e l’arte e l’esperienza non riuscirei mai a trovare un’espressione tanto efficace, da far immaginare (quello che vidi); ma si può credere (alle mie parole) e intanto si può desiderare di vederlo (in cielo).
Anche se ricorressi all'ingegno, all'arte e all'esperienza, non lo direi in modo che lo si possa mai immaginare; ma lo si può credere, e si desideri vederlo.
46

E se le fantasie nostre son bassePa tanta altezza, non è maraviglia;Qché sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.P

E non c’è da stupirsi se la nostra facoltà immaginativa è insufficiente a rappresentare una così intensa luminosità, perché non vi fu mai alcun occhio mortale che potesse vedere una luce superiore a quella del sole.
E se le nostre fantasie sono troppo basse per una simile altezza, non c'è da meravigliarsi; perché non ci fu mai occhio che andasse oltre il sole.
49

Tal era quivi la quarta famigliaQde l'alto Padre, che sempre la sazia,Rmostrando come spira e come figlia.Q

Così era qui la quarta schiera delle anime elette dall’eccelso Padre, che continuamente le appaga, rivelando come genera il Figlio e come lo Spirito Santo spira (da Lui e dal Figlio).
Così era lì la quarta famiglia dell'alto Padre, che sempre la sazia, mostrandole come spira (lo Spirito) e come genera (il Figlio).
52

E Beatrice cominciò: «Ringrazia,Rringrazia il Sol de li angeli, ch'a questoSsensibil t'ha levato per sua grazia».R

E Beatrice cominciò a dire: “ Ringrazia, ringrazia Dio, il sole degli angeli, perché per sua grazia ti ha elevato a questo sole percepibile coi sensi”.
E Beatrice cominciò: «Ringrazia, ringrazia il Sole degli angeli (Dio), che per sua grazia ti ha innalzato a questo sole visibile».
55

Cor di mortal non fu mai sì digestoSa divozione e a rendersi a DioTcon tutto 'l suo gradir cotanto presto,S

58

come a quelle parole mi fec'io;Te sì tutto 'l mio amore in lui si mise,Uche Beatrice eclissò ne l'oblio.T

Non ci fu mai cuore di uomo mortale così disposto alla devozione e tanto pronto a volgersi a Dio con tutta la sua gratitudine, quale divenne il mio a quelle parole; e tutto il mio amore si concentrò in Lui a tal punto, che cancellò dalla mia memoria Beatrice. A lei non dispiacque;
Cuore mortale non fu mai così disposto alla devozione e così pronto a darsi a Dio con tutta la sua gratitudine, come divenni io a quelle parole; e tutto il mio amore si pose in lui così che Beatrice fu eclissata nella dimenticanza.
61

Non le dispiacque; ma sì se ne rise,Uche lo splendor de li occhi suoi ridentiVmia mente unita in più cose divise.U

anzi ne fu così lieta, che il fulgore dei suoi occhi sorridenti distrasse la mia mente concentrata in Dio dividendola tra due oggetti (in più cose: fra Dio e Beatrice).
Non le dispiacque; ma ne sorrise tanto che lo splendore dei suoi occhi ridenti divise tra più cose la mia mente concentrata.
64

Io vidi più folgór vivi e vincentiVfar di noi centro e di sé far corona,Wpiù dolci in voce che in vista lucenti:V

Io vidi numerosi splendori, tanto vivi da vincere (la luce del sole) disporsi in corona attorno a noi, ed erano più dolci nel loro canto di quanto non fossero luminosi nel loro aspetto:
Io vidi molti fulgori vivi e abbaglianti fare di noi il centro e di sé una corona, più dolci nel canto che luminosi all'aspetto:
67

così cinger la figlia di LatonaWvedem talvolta, quando l'aere è pregno,Xsì che ritenga il fil che fa la zona.W

così vediamo talvolta la luna (identificata nella mitologia classica con la dea Diana, figlia di Latona e di Giove) cingersi di un alone, quando l’aria è così satura di vapori, che trattiene in se il raggio lunare che forma la cintura luminosa.
così vediamo a volte la figlia di Latona (la luna) cinta da un alone, quando l'aria è carica di vapori così da trattenere il filo che forma la fascia.
70

Ne la corte del cielo, ond'io rivegno,Xsi trovan molte gioie care e belleYtanto che non si posson trar del regno;X

Nella corte celeste, dalla quale io sono tornato, ci sono molte gemme così preziose e belle che non è possibile portarle fuori di quel regno (e descriverle);
Nella corte del cielo, da cui ritorno, si trovano molte gemme preziose e belle, tanto che non si possono portare fuori dal regno;
73

e 'l canto di quei lumi era di quelle;Ychi non s'impenna sì che là sù voli,Zdal muto aspetti quindi le novelle.Y

e il canto di quegli spiriti splendenti era una di quelle gemme: chi non mette le ali in modo da poter volare fin lassù, è come se attendesse notizie di quei luoghi da un muto.
e il canto di quelle luci era una di esse; chi non mette le ali per volare lassù, aspetti di averne notizie da un muto.
76

Poi, sì cantando, quelli ardenti soliZsi fuor girati intorno a noi tre volte,AAcome stelle vicine a' fermi poli,Z

79

donne mi parver, non da ballo sciolte,AAma che s'arrestin tacite, ascoltandoABfin che le nove note hanno ricolte.AA

Dopo che, cantando in modo cosi dolce, quelle luci ardenti ebbero fatto tre giri intorno a noi, muovendosi lentamente come stelle che ruotano vicine ai poli fissi (del cielo), esse mi apparvero come donne che, senza interrompere le movenze della danza, si arrestino in silenzio, rimanendo in ascolto finché non abbiano percepito le nuove note musicali (che annunciano un nuovo giro di danza);
Poi, dopo che quei soli ardenti, cantando così, ebbero girato tre volte intorno a noi, come stelle vicine ai poli immobili, mi sembrarono donne non sciolte dal ballo, ma che si fermano in silenzio, ascoltando, finché non hanno colto le nuove note.
82

E dentro a l'un senti' cominciar: «QuandoABlo raggio de la grazia, onde s'accendeACverace amore e che poi cresce amando,AB

85

multiplicato in te tanto resplende,ACche ti conduce su per quella scalaADu' sanza risalir nessun discende;AC

88

qual ti negasse il vin de la sua fialaADper la tua sete, in libertà non foraAEse non com'acqua ch'al mar non si cala.AD

e dentro ad una di queste luci udii dire: “ Poiché il raggio della grazia divina, da cui è acceso in noi l’amore del vero bene (Dio) e che poi in virtù di questo amore cresce sempre più, risplende in te così moltiplicato, che ti conduce su per la scala dei cieli, per la quale nessuno può discendere senza che poi possa risalire, chi ti rifiutasse il vino della sua ampolla per soddisfare la tua sete (di sapere), non godrebbe della libertà (che distingue i beati), proprio come un corso d’ acqua che non va a gettarsi in mare (perché impedito da qualche ostacolo).
E dentro una di esse sentii cominciare: «Poiché il raggio della grazia, da cui si accende il vero amore, che poi cresce amando, risplende in te così moltiplicato da condurti su per quella scala da cui nessuno scende senza risalire, chi ti negasse il vino della sua ampolla per la tua sete non sarebbe libero, se non come l'acqua che non scende verso il mare.
91

Tu vuo' saper di quai piante s'infioraAEquesta ghirlanda che 'ntorno vagheggiaAFla bella donna ch'al ciel t'avvalora.AE

Tu vuoi sapere di quali anime si adorna questa corona che, standole intorno, contempla con amore Beatrice, la bella donna che ti dà la virtù necessaria per salire al cielo.
Tu vuoi sapere di quali piante si infiora questa ghirlanda che contempla tutt'intorno la bella donna che ti dà forza per salire al cielo.
94

Io fui de li agni de la santa greggiaAFche Domenico mena per camminoAGu' ben s'impingua se non si vaneggia.AF

Io fui uno degli agnelli del santo gregge che Domenico guida per un cammino dove ci si può arricchire spiritualmente se non si inseguono cose vane.
Io fui uno degli agnelli del santo gregge che Domenico guida per un cammino dove ci si nutre bene se non ci si perde in vanità.
97

Questi che m'è a destra più vicino,AGfrate e maestro fummi, ed esso AlbertoAHè di Cologna, e io Thomas d'Aquino.AG

Questo che a destra mi è più vicino, mi fu fratello e maestro, ed è Alberto di Colonia, ed io sono Tommaso d’Aquino.
Questo che mi è più vicino alla destra mi fu fratello e maestro, ed egli è Alberto di Colonia, e io Tommaso d'Aquino.
100

Se sì di tutti li altri esser vuo' certo,AHdi retro al mio parlar ten vien col visoAIgirando su per lo beato serto.AH

Se vuoi parimenti essere informato su tutti gli altri spiriti, segui il mio discorso con lo sguardo girando gli occhi sulla ghirlanda di questi beati.
Se così vuoi conoscere con certezza tutti gli altri, segui con lo sguardo le mie parole girando lungo la beata corona.
103

Quell'altro fiammeggiare esce del risoAIdi Grazian, che l'uno e l'altro foroAJaiutò sì che piace in paradiso.AI

Quell’altra fiamma è l’espressione della felicità di Graziano, il quale giovò al tribunale civile e a quello ecclesiastico, tanto che la sua opera è gradita a Dio.
Quell'altro fiammeggiare esce dal sorriso di Graziano, che aiutò l'uno e l'altro foro (civile ed ecclesiastico) in un modo che piace in paradiso.
106

L'altro ch'appresso addorna il nostro coro,AJquel Pietro fu che con la poverellaAKofferse a Santa Chiesa suo tesoro.AJ

L’altro che vicino a Graziano adorna il nostro coro, fu quel Pietro che offrì il tesoro della sua sapienza alla Santa Chiesa come la poverella (del Vangelo).
L'altro che accanto a lui adorna il nostro coro fu quel Pietro (Lombardo) che, come la vedova povera, offrì alla Santa Chiesa il suo tesoro.
109

La quinta luce, ch'è tra noi più bella,AKspira di tal amor, che tutto 'l mondoALlà giù ne gola di saper novella:AK

Il quinto spirito, che è il più splendente tra noi, nelle sue opere spira tale amore, che tutto il mondo laggiù sulla terra brama sapere (se sia salvo o dannato):
La quinta luce, che è la più bella tra noi, spira di un amore tale che tutto il mondo laggiù è avido di saperne notizie:
112

entro v'è l'alta mente u' sì profondoALsaver fu messo, che, se 'l vero è veroAMa veder tanto non surse il secondo.AL

in questa luce intelligenza di Salomone, nella quale venne infusa una sapienza così profonda, che, se la Sacra Scrittura è verace, non nacque mai un uomo dotato di così grande scienza.
dentro c'è l'alta mente (di Salomone) in cui fu posta una sapienza così profonda che, se la verità è vera, non sorse mai un secondo a vedere tanto.
115

Appresso vedi il lume di quel ceroAMche giù in carne più a dentro videANl'angelica natura e 'l ministero.AM

Vicino a lui vedi la luce di quel luminare che sulla terra, durante la vita mortale, trattò più a fondo di tutti la natura e l’ufficio degli angeli.
Accanto vedi la luce di quel cero (Dionigi l'Areopagita) che laggiù, nella carne, vide più a fondo la natura degli angeli e il loro ministero.
118

Ne l'altra piccioletta luce rideANquello avvocato de' tempi cristianiAOdel cui latino Augustin si provide.AN

Nell’altra luce più piccola sorride quel difensore del Cristianesimo dei cui discorsi si giovò Sant’Agostino.
Nell'altra piccola luce sorride quel difensore dei tempi cristiani (Orosio) della cui opera latina si servì Agostino.
121

Or se tu l'occhio de la mente traniAOdi luce in luce dietro a le mie lode,APgià de l'ottava con sete rimani.AO

Ora se muovi l’attenzione della mente da una luce all’altra seguendo l’ordine dei miei elogi, già ti fermi con il desiderio di sapere chi sia l’ottava.
Ora, se tu fai scorrere l'occhio della mente di luce in luce seguendo le mie lodi, rimani già con la sete dell'ottava.
124

Per vedere ogni ben dentro vi godeAPl'anima santa che 'l mondo fallaceAQfa manifesto a chi di lei ben ode.AP

Dentro è beata perché vede Dio, sintesi d’ogni bene, l’anima santa di Boezio, la quale a chi ben medita le sue opere manifesta la vanità dei beni mondani:
Lì dentro gode, per la visione di ogni bene, l'anima santa (Boezio) che rivela la falsità del mondo a chi la ascolta bene.
127

Lo corpo ond'ella fu cacciata giaceAQgiuso in Cieldauro; ed essa da martiroARe da essilio venne a questa pace.AQ

il corpo dal quale fu cacciata (con violenza) è sepolto giù in terra nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro; ed essa giunse nella nostra pace celeste dopo il martirio e l’esilio terreno.
Il corpo da cui essa fu cacciata giace laggiù a Cieldauro; ed essa dal martirio e dall'esilio venne a questa pace.
130

Vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiroARd'Isidoro, di Beda e di Riccardo,ASche a considerar fu più che viro.AR

Dopo Boezio vedi come fiammeggiano le anime ardenti di Isidoro, di Beda e di Riccardo, che nella scienza della contemplazione fu dotato di intelligenza superiore a quella di un uomo.
Vedi più avanti fiammeggiare lo spirito ardente di Isidoro, di Beda e di Riccardo, che nella contemplazione fu più che uomo.
133

Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,ASè 'l lume d'uno spirto che 'n pensieriATgravi a morir li parve venir tardo:AS

Questi per cui il tuo sguardo ritorna a me, è la luce di uno spirito al quale, vivendo immerso in angosciosi pensieri, parve di arrivare troppo tardi alla morte:
Questo da cui il tuo sguardo ritorna a me è la luce di uno spirito a cui, nei suoi pensieri gravi, parve che la morte venisse troppo lenta:
136

essa è la luce etterna di Sigieri,ATche, leggendo nel Vico de li Strami,AUsilogizzò invidiosi veri».AT

è la luce inestinguibile di Sigieri, il quale insegnando (a Parigi) in via della Paglia, espose con sillogismi verità che gli procurarono l’invidia degli avversari ”.
essa è la luce eterna di Sigieri, che, insegnando nella Via della Paglia (a Parigi), dimostrò con sillogismi verità che gli procurarono odio».
139

Indi, come orologio che ne chiamiAUne l'ora che la sposa di Dio surgeAVa mattinar lo sposo perché l'ami,AU

142

che l'una parte e l'altra tira e urge,AVtin tin sonando con sì dolce nota,AWche 'l ben disposto spirto d'amor turge;AV

145

così vid'io la gloriosa rotaAWmuoversi e render voce a voce in tempraAXe in dolcezza ch'esser non pò notaAW

148

se non colà dove gioir s'insempra.AX

Poi, come un orologio a sveglia che ci chiami nell’ora in cui la Chiesa sorge a cantare le lodi del mattino al suo Sposo perché continui ad amarla, orologio nel quale una parte del congegno tira e spinge producendo un tintinnio con melodia così dolce, che riempie d’amor di Dio l’anima fervorosa, allo stesso modo (in cui si muove questo orologio) vidi la gloriosa corona dei beati muoversi danzando e accordare una voce all’altra con una modulazione e una dolcezza tali che non possono essere conosciute se non in paradiso, là dove la gioia (che ispira questo canto) dura in eterno.
Poi, come un orologio che ci chiama nell'ora in cui la sposa di Dio (la Chiesa) si alza a cantare il mattutino allo sposo perché la ami, in cui una parte tira e spinge l'altra, suonando tin tin con una nota così dolce che lo spirito ben disposto si gonfia d'amore; così vidi la gloriosa ruota muoversi e rispondere voce a voce con un'armonia e una dolcezza che non possono essere conosciute se non là dove la gioia diventa eterna.

Riassunto del canto X

Dante e Beatrice ascendono al quarto cielo, quello del Sole, dove godono l’eterna beatitudine gli spiriti sapienti. Dodici di essi, danzando, si dispongono a corona intorno al Poeta e alla sua guida, mentre il loro gaudio è espresso non solo dalla luce intensissima che irradiano, ma anche dal canto che accompagna ogni loro movimento. E’ un trionfo di splendore e di amore che colma di estatico rapimento l’anima di Dante, il quale si immerge nella contemplazione di Dio. Da una di quelle luci si alza una voce che si dichiara pronta a soddisfare ogni desiderio del Poeta. È il domenicano San Tommaso d’Aquino, il quale condanna l’attuale corruzione morale dell’ordine di San Domenico. Egli rivela poi i nomi dei suoi dodici compagni, mettendo brevemente in rilievo le caratteristiche dell’opera di ciascuno. La rassegna, incominciata con la figura del grande teologo tedesco,4lberto Magno, si chiude con il nome di Sigieri di Brabante, un pensatore di indirizzo averroistico, il quale in vita fu accusato di eresia. Ma Dante vuole esaltare, in questo canto, tutti coloro che amarono la sapienza e dedicarono ad essa la loro esistenza, anche se talvolta si lasciarono trascinare fuori del terreno dell’ortodossia.

In breve

Dove e chi
  1. Cielo del Sole: Spiriti sapienti. Corone di luci che cantano.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

L’esordio del canto decimo che fino al verso 33 celebra l’ordine dell’universo sotto l’amorosa guida di Dio, ripete il carattere di sacralità e di meditazione solenne, oltre che la complessità del giro sintattico, di tutto il canto primo. Uno è l’inno proemiale della terza cantica, l’altro è non solo introduttivo dei cinque canti dedicati al cielo del Sole ma anche di tutto il secondo tempo del Paradiso, dove, a differenza delle prime tre sfere, appariranno le anime specificate da qualità totalmente positive. Il Poeta entra in un mondo dove la carità, l’unione e la perfezione dei beati sono ancora più intense (determinandosi esteriormente nella perfezione di un segno: il cerchio, la croce, l’aquila, la scala) ed egli avverte questa nuova ricchezza di spiritualità con intimo godimento di uomo e di poeta, perché, nonostante le negative posizioni della critica romantica a questo proposito, al progressivo arricchimento del suo spirito corrisponde sempre, in Dante, un nuovo arricchimento della sua poesia. Bruciata tutta la materia terrena dei primi tre cieli nel grido profetico di Folco da Marsiglia, il Poeta esperimenta la nuova dimensione paradisiaca e, contemporaneamente, la sua nuova disposizione interiore: "dall’alto ormai, sogguarda; e come la distanza della terra è più grande, non avverte lo sforzo drammatico del distacco. Non che l’astrazione prevalga sulla concretezza: tutt’altro: la realtà, nell’intelligenza dantesca, si domina tanto più fermamente quanto più dall’alto; ma il giudizio, che è d’amorosa sapienza, discende più severo e sereno, con una sovranità pacifica di gesto regale che impartì" (Apollonio). La resa poetica di questa nuova atmosfera avviene, nel canto decimo, attraverso un fiorire continuo, incalzante, di metafore nelle quali è evidenziata al massimo la poesia delle immagini del Paradiso. La distesa rappresentazione ad apertura di canto del mistero della Trinità che crea e regge tutto l’universo è riecheggiata nell’immagine delle onde concentriche dei cieli, le alte ruote, che si distendono allo sguardo rapito della piccola creatura, finché esso viene a posarsi in un punto, là dove convergono tutti i moti degli astri. L’oblico cerchio che i pianeti porta amplia i confini del cielo misterioso al di sopra di un mondo che per vivere ha bisogno di "chiamare" in suo aiuto tutti gli astri. Poi l’inquieta fantasia che ha sollevato il lettore alle alte ruote lo riporta, perché si renda consapevole della sua limitatezza, al suo banco di discepolo. Ma è un riposo momentaneo, prima di intraprendere una ricerca più approfondita (omai per te ti ciba): il Poeta invita ad un banchetto di sapienza, diverso però da quello che aveva preparato, con le sue canzoni e i suoi commenti nel Convivio. Nel trattato era un’indagine intellettuale superbamente sicura di sé, tanto da non ritenere necessaria la dipendenza dalla verità rivelata. Qui " la sapienza è rivelazione che irraggia dall’alto" (Apollonio), è "coscienza di una elezione della Grazia, di un amor divino che... innalza la dignità della creatura", non è più orgoglio intellettuale e scolastico: "al convito della Sapienza... il cibo, anziché sillogistico, è eucaristico". Questo spiega, secondo l’illustre critico, anche la centralità del tema dei canti del Sole, quello della meditazione della vita trinitaria (dal proemio - guardando nel suo Figlio con l’Amore - alla rappresentazione degli spiriti sapienti appagati dalla contemplazione del Padre che mostra loro come spira e come figlia, all’inno del canto XIII - lì si cantò non Bacco, non Peana, ma tre persone in divina natura, ed in una persona essa e l’umana -). E l’immagine della Trinità spiega il prorompere, a partire dal verso 28, di quelle della luce (con uno scoperto simbolismo: la sapienza è luce che illumina la mente umana e questa luce è irraggiata dalla mente divina e questa sapienza diventa luce d’amore). E’ un luminismo diffuso che si affida allo splendore solare (versi 28-33), allo scintillio, che supera quello dell’astro che le contiene, delle anime beate, alla metafora del Sole-Dio (verso 53), allo splendor delli occhi... ridenti di Beatrice, che prepara Dante ai fulgor vivi che formano la prima corona, all’abile contrappunto di luce e di ombra nella scena notturna dell’alone lunare, finché le anime beate diventano esse stesse ardenti soli. Poiché l’immagine iperbolica costituisce un limite al di là del quale il Poeta non può procedere, l’intuizione della luce trapassa in un’intuizione di suono e di moto e infine in una pausa di immobilità e di silenzio (versi 79-81), finché la poesia riprende, inesausta, il filo del suo immaginare: la scala, il fin della fiala, l’acqua ch’al mar non si cala, le piante, la ghirlanda, gli anni della santa greggia, il serto, il cero, l’orologio che chiama al mattutino, la rota. La fantasia si rifrange su mille oggetti, la vita spirituale si moltiplica in mille direzioni, perché l’animazione etica del Poeta di fronte al tema della sapienza che è conoscenza di Dio, la quale, una volta conseguita, ci lega per sempre a Lui, ha qualcosa di trascinante, qualcosa di inebriante. La dottrina è diventata fede, e la fede si è tradotta in poesia. Proprio questo suo fervore fa si che egli, nel canto dei teologi e degli studiosi, rifugga da ogni didascalismo, da ogni disquisizione scientifica, da ogni punta polemica. Gli piace andar col riso girando su per lo beato serto di quell’ "Atene celestiale" che aveva vagheggiato per i filosofi pagani nel suo Convivio, di quell’aristocrazia della mente che, a differenza di quella degli spiriti magni del limbo, ha trovato in Dio la sua giustificazione e il suo fine. Non ingombrante rassegna, dunque, quella che chiude il canto, bensì epica rievocazione di chi, nella fatica, nelle veglie, nel martirio, ha testimoniato a quali altezze possa pervenire l’umana sapienza quando essa è saldamente avvinta alla Rivelazione e all’amore divino.

Personaggi del canto X

Guida

Beatrice

Evocata nell'Inferno, guida in Paradiso

La donna amata da Dante, simbolo della teologia e della grazia. Manda Virgilio e poi accompagna Dante nei cieli.

Beato

San Tommaso d'Aquino

Paradiso · cielo del Sole

Teologo domenicano: tesse l'elogio di san Francesco.

Beato

Alberto Magno

Paradiso · cielo del Sole

Domenicano tedesco, maestro di Tommaso d'Aquino e grande commentatore di Aristotele.

Beato

Graziano

Paradiso · cielo del Sole

Giurista del XII secolo, autore del «Decretum» che fonda il diritto canonico.

Beato

Pietro Lombardo

Paradiso · cielo del Sole

Teologo del XII secolo, vescovo di Parigi, autore dei «Libri delle Sentenze».

Beato

Salomone

Paradiso · cielo del Sole

Re d'Israele, figlio di Davide, modello di sapienza: la luce più bella della prima corona.

Beato

Dionigi l'Areopagita

Paradiso · cielo del Sole

Ateniese convertito da san Paolo; il Medioevo lo credeva autore del trattato sugli angeli.

Beato

Paolo Orosio

Paradiso · cielo del Sole

Storico cristiano del V secolo, autore delle «Storie contro i pagani».

Beato

Severino Boezio

Paradiso · cielo del Sole

Filosofo e senatore romano, autore del «De consolatione philosophiae», giustiziato sotto Teodorico.

Beato

Isidoro di Siviglia

Paradiso · cielo del Sole

Vescovo di Siviglia, autore delle «Etimologie», enciclopedia del sapere antico.

Beato

Beda il Venerabile

Paradiso · cielo del Sole

Monaco inglese, storico ed erudito dell'VIII secolo.

Beato

Riccardo di San Vittore

Paradiso · cielo del Sole

Teologo mistico del XII secolo, priore dell'abbazia parigina di San Vittore.

Beato

Sigieri di Brabante

Paradiso · cielo del Sole

Maestro di filosofia a Parigi, capofila dell'averroismo latino, avversario di Tommaso.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

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Personaggi
Paradiso · Canto X Approfondito

Sigieri di Brabante, un eretico in Paradiso

vv. 133-138Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,è 'l lume d'uno spirto che 'n pensierigravi a morir li parve venir tardo:essa è la luce etterna di Sigieri,che, leggendo nel Vico de li Strami,silogizzò invidiosi veri».Leggi nel testo

Nel cielo del Sole le anime dei sapienti formano una corona di dodici luci attorno a Dante e Beatrice. A presentarle è san Tommaso d'Aquino, il grande teologo domenicano. Tra loro ci sono Alberto Magno, Salomone, Boezio, Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile.

L'ultimo spirito presentato è il più sorprendente: Sigieri di Brabante, professore all'università di Parigi, nella via della Paglia. Sigieri insegnava la filosofia di Aristotele secondo l'interpretazione di Averroè, e alcune sue tesi furono condannate dalla Chiesa. Tommaso stesso aveva scritto contro di lui.

Eppure Dante lo mette in Paradiso, e proprio accanto a Tommaso, che ne parla con rispetto: insegnava verità che gli procurarono invidia. È un segno della libertà intellettuale di Dante: nell'aldilà gli avversari si riconciliano, e la ricerca sincera della verità ha un valore anche quando sbaglia.

Verifica

Fili rossi · questo canto nel resto del poema

Sigieri di Brabante

Ne parla la scheda «Gli epicurei, che negano l'anima immortale» (Inf. X).

La corona dei sapienti

Ne parla la scheda «San Francesco sposa la Povertà» (Par. XI).

Sigieri

Ne parla la scheda «Domenico e Gioacchino da Fiore» (Par. XII).

La corona dei sapienti

Ne parla la scheda «Non giudicare troppo in fretta» (Par. XIII).

San Tommaso d'Aquino

Compare anche in altri 3 canti.

Salomone

Compare anche in altri 2 canti.