Taide
Cortigiana di una commedia di Terenzio, messa fra gli adulatori per una risposta esagerata all'amante.
Detto anche: Thais, Taide la meretrice
Taide non è un personaggio storico: è la cortigiana dell'Eunuchus, commedia del latino Terenzio. Virgilio la mostra a Dante in fondo alla bolgia, sudicia e scarmigliata, mentre si graffia e non sta ferma (vv. 127-132). La sua colpa è una battuta: all'amante che le chiedeva se gli fosse molto grata avrebbe risposto «Anzi maravigliose!» (vv. 133-135).
Nella commedia però le cose vanno diversamente. Il soldato Trasone ha mandato in dono a Taide una schiava e domanda al parassita Gnatone se lei lo ringrazi molto; è Gnatone a rispondere «moltissimo». Il vero adulatore è dunque lui. Dante può aver modificato la scena di proposito, oppure la conosceva solo attraverso Cicerone, che nel De amicitia cita il passo senza chiarire chi parla.
Da ricordare: è un raro caso di personaggio letterario trattato come un'anima reale, e chiude il canto con uno dei momenti più crudi del linguaggio «comico» dell'Inferno.