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Dannato · Inferno · VIII cerchio, I bolgia, ruffiani e seduttori

Venedico Caccianemico

Nobile guelfo bolognese che spinse la sorella Ghisolabella a cedere al marchese d'Este; frustato dai diavoli fra i ruffiani.

Detto anche: Venetico Caccianemici, Venedico de' Caccianemici

Venedico apparteneva a una potente famiglia guelfa di Bologna. Nato intorno al 1228, fu podestà a Imola, Milano e Pistoia e in patria sostenne gli Este, signori di Ferrara, che miravano alla città; un suo figlio sposò una figlia di Azzo VIII. Dante lo credeva morto prima del 1300, mentre i documenti lo dicono vivo ancora nel 1302.

Cammina nudo sotto le frustate dei diavoli e abbassa il viso per non farsi riconoscere, ma Dante lo chiama per nome (vv. 46-51). Confessa allora di aver condotto la sorella Ghisolabella «a far la voglia del marchese» (vv. 55-57), cioè di Obizzo II d'Este o del figlio Azzo: un favore sessuale usato per interesse politico. Aggiunge che la bolgia è piena di bolognesi, più di quanti dicano «sipa» (il loro modo di dire «sia») fra il Savena e il Reno, per via della loro avidità (vv. 58-63). Un diavolo lo sferza: «Via, ruffian!» (vv. 64-66).