Bertran de Born
Trovatore provenzale che regge la propria testa come una lanterna.
Detto anche: Bertram dal Bornio, Bertran del Born, Bertrand de Born
Signore del castello di Hautefort (l'«Altaforte» di Inferno XXIX, v. 29), tra Périgord e Limosino, visse tra il 1140 circa e il 1215 e morì monaco. Era vassallo di Enrico II d'Inghilterra, che governava anche l'Aquitania. È uno dei maggiori trovatori in lingua d'oc, famoso per i sirventesi che esaltano la guerra: nel «De vulgari eloquentia» Dante lo indica come il poeta delle armi per eccellenza.
Le antiche biografie provenzali gli attribuivano la colpa di avere aizzato contro Enrico II il figlio Enrico, detto il «re giovane» perché incoronato mentre il padre era vivo. Dante accoglie questa notizia: Bertran afferma di aver dato al giovane «i ma' conforti» e si paragona ad Achitofel, il consigliere che spinse Assalonne contro Davide nel secondo libro di Samuele (vv. 133-138).
L'immagine è tra le più forti del poema: un busto senza capo cammina reggendo per i capelli la propria testa, che gli fa luce come una lanterna e parla (vv. 118-126). Avendo separato un figlio dal padre, ha il cervello separato dal tronco. Lo spiega lui stesso nell'ultimo verso, il solo punto in cui Dante usa la parola: «Così s'osserva in me lo contrapasso» (v. 142).