Carlo Martello
Giovane principe amico di Dante: spiega perché da padri buoni nascono figli diversi.
Detto anche: Carlo Martello d'Angio, Carlo Martello d'Angiò
Nato nel 1271, era il primogenito di Carlo II d'Angiò, re di Napoli, e di Maria d'Ungheria, figlia di Stefano V. Sposò Clemenza d'Asburgo, figlia dell'imperatore Rodolfo I. Dopo la morte dello zio Ladislao IV (1290) ebbe il titolo di re d'Ungheria e fu incoronato a Napoli nel 1292, ma in quel regno non mise mai piede. Morì nel 1295, a ventiquattro anni, prima del padre: la corona di Napoli passò così al fratello minore Roberto.
Dante lo conobbe quasi certamente a Firenze nel marzo 1294, quando il principe vi sostò per andare incontro ai genitori. Nel cielo di Venere Carlo gli parla da amico: cita una sua canzone, «Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete» (v. 37), e dice che, se fosse vissuto, gli avrebbe mostrato del suo affetto «più oltre che le fronde» (vv. 55-57). Elenca poi le terre che avrebbe governato, Provenza, regno di Napoli e Ungheria, e ricorda che la Sicilia fu persa per il malgoverno che spinse Palermo a gridare «Mora, mora!» nei Vespri del 1282 (vv. 73-75).
La domanda di Dante nasce da qui: come può un padre generoso avere un figlio avaro come Roberto? Carlo risponde che l'indole non dipende dal sangue ma dagli influssi dei cieli, guidati dalla Provvidenza (vv. 133-135); il male viene quando si forza la natura, facendo re chi è nato per predicare (vv. 145-148). Padre e fratello sono giudicati duramente da Dante; lui resta il buon sovrano che non ci fu.