Ciacco
Fiorentino immerso nel fango sotto la pioggia; profetizza le lotte politiche di Firenze.
Di Ciacco non si sa nulla di certo fuori dal poema: era un fiorentino conosciuto con questo soprannome (v. 52), morto quando Dante era già nato. Boccaccio lo fa protagonista di una novella del Decameron (IX, 8), dove è un frequentatore di tavole altrui, goloso ma arguto, che si vendica di uno scherzo facendo bastonare il rivale dall'irascibile Filippo Argenti.
È il primo fiorentino che Dante incontra all'Inferno. Giace nel fango sotto la pioggia, si alza a sedere per farsi riconoscere e risponde a tre domande sulla città. Predice che le due parti arriveranno al sangue: prima vinceranno i Bianchi, poi, entro tre anni, i Neri con l'aiuto di chi «testé piaggia», cioè Bonifacio VIII (vv. 64-72). I giusti sono pochissimi e inascoltati; le cause della discordia sono «superbia, invidia e avarizia» (vv. 73-75).
Da ricordare: è la prima profezia politica del poema, e il canto VI di ogni cantica è dedicato alla politica (Firenze, l'Italia, l'Impero). Ciacco chiede infine di essere ricordato tra i vivi (vv. 88-89).