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Inferno · Canto VI Liceo

Firenze, la città divisa

vv. 73-75Giusti son due, e non vi sono intesi;superbia, invidia e avarizia sonole tre faville c'hanno i cuori accesi».Leggi nel canto

Nel canto VI, accanto al tema morale del peccato, entra con forza un altro tema: la politica. Il goloso Ciacco, un fiorentino, risponde alle domande di Dante sulla sua città. Profetizza gli scontri tra Bianchi e Neri, la vittoria dei Neri con l'aiuto di Bonifacio VIII, e indica le cause della rovina: «superbia, invidia e avarizia sono / le tre faville c'hanno i cuori accesi».

Non è un caso isolato. Nel canto VI di ogni cantica Dante allarga lo sguardo alla politica, e il cerchio si allarga ogni volta: Firenze nell'Inferno, l'Italia nel Purgatorio con l'invettiva «Ahi serva Italia», l'Impero nel Paradiso con il racconto di Giustiniano. È una delle simmetrie più evidenti del poema.

Ciacco è solo il primo di una lunga serie di fiorentini all'Inferno: verranno Filippo Argenti, Farinata, Cavalcante, Brunetto Latini. Firenze, la città che Dante ama e che lo ha esiliato, diventa quasi una città infernale.

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