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Dannato · Inferno · VII cerchio, I girone, violenti contro il prossimo

Ezzelino III da Romano

Signore ghibellino della Marca Trevigiana, tiranno proverbiale; fratello di Cunizza.

Detto anche: Ezzelino da Romano, Azzolino, Ezzelino il Tiranno, Ecelino da Romano

Nato nel 1194 da Ezzelino II e da Adelaide degli Alberti di Mangona, fu il più potente signore ghibellino dell'Italia nord-orientale. Alleato di Federico II, di cui sposò nel 1238 la figlia naturale Selvaggia, tra gli anni Venti e Trenta del Duecento prese il controllo di Verona, Vicenza, Padova e altre città della Marca Trevigiana. Governò con una durezza che i cronisti guelfi resero leggendaria. Scomunicato da Innocenzo IV nel 1254, si vide bandire contro una crociata dal successore Alessandro IV. Nel 1259, dopo aver tentato di prendere Milano, fu ferito e catturato a Cassano d'Adda e morì pochi giorni dopo a Soncino.

Dante lo incontra tra i tiranni immersi nel sangue bollente del Flegetonte: il centauro Nesso indica la fronte dal pelo nero di «Azzolino» (Inferno XII, vv. 109-110). In Paradiso IX è la sorella Cunizza a ricordarlo senza nominarlo: dal colle di Romano scese «una facella» che devastò la contrada (vv. 28-30), e subito dopo aggiunge «D'una radice nacqui e io ed ella» (v. 31). L'immagine della fiaccola richiama la leggenda del sogno premonitore della madre; dicendolo nato dalla stessa radice della sorella, Dante esclude la diceria che lo voleva figlio del demonio. Stessi genitori, destini opposti: è il tema, già di Carlo Martello, dell'indole che non dipende dal sangue.