Farinata degli Uberti
Capo ghibellino che si erge dal sepolcro infuocato «com'avesse l'inferno a gran dispitto».
Detto anche: Manente degli Uberti
Manente degli Uberti, detto Farinata, nacque a Firenze all'inizio del Duecento e guidò i ghibellini della città. Nel 1248, con l'appoggio di Federico II, fece cacciare i guelfi, che rientrarono poco dopo la morte dell'imperatore (1250). Nel 1258 toccò ai ghibellini l'esilio: da Siena, alleato di Manfredi, Farinata preparò la rivincita di Montaperti (4 settembre 1260). Al convegno di Empoli fu il solo a opporsi alla distruzione di Firenze. Morì nel 1264; dopo Benevento (1266) i ghibellini persero la città per sempre, e nel 1283 fu condannato come eretico da morto.
Sta fra gli epicurei, che negano l'immortalità dell'anima. Si alza dalla tomba «da la cintola in sù» (vv. 32-36) e chiede subito a Dante chi fossero i suoi antenati: il dialogo è uno scontro tra avversari politici sulle cacciate e sui ritorni (vv. 42-51). Interrotto da Cavalcante, riprende senza scomporsi, predice a Dante l'esilio (vv. 79-81) e rivendica di aver difeso Firenze «a viso aperto» (vv. 91-93).
Da ricordare: spiega che i dannati vedono il futuro ma non il presente (vv. 100-108). Dante lo aveva già nominato tra i fiorentini degni in Inferno VI.