Iacopo Rusticucci
Cavaliere fiorentino che parla per i tre sodomiti del canto XVI e incolpa della sua rovina la «fiera moglie».
Detto anche: Jacopo Rusticucci
Iacopo Rusticucci era un fiorentino di famiglia non nobile ma ricco e stimato, vicino alla consorteria dei Cavalcanti. Per il comune svolse missioni diplomatiche nelle trattative di pace con le altre città toscane; le ultime notizie su di lui sono del 1266.
Dei tre che corrono in cerchio è il portavoce: presenta Guido Guerra e Tegghiaio Aldobrandi, poi se stesso, aggiungendo che «la fiera moglie più ch'altro mi nuoce» (vv. 43-45), cioè che il carattere scontroso della moglie lo spinse al peccato. Chiede a Dante se a Firenze vivano ancora «cortesia e valor» (vv. 67-69), e Dante risponde con l'invettiva contro «la gente nuova e i sùbiti guadagni» (vv. 73-75). Anche di lui Dante aveva chiesto notizie a Ciacco nel canto VI.