Maestro Adamo
Falsificatore di fiorini, gonfio di idropisia e tormentato da una sete eterna.
Detto anche: Adamo de Anglia, maestro Adamo da Brescia, mastro Adamo
La sua identità non è sicura: i commenti antichi lo dicono bresciano, mentre un documento bolognese nomina un maestro Adamo «de Anglia», cioè inglese. Certo è il fatto: per conto dei conti Guidi di Romena, in Casentino, coniò fiorini con tre carati di metallo vile al posto dell'oro. Scoperta la frode, fu arso vivo a Firenze nel 1281. Il fiorino, con l'immagine del Battista, era la base della ricchezza fiorentina: falsificarlo colpiva tutta la città.
Dante lo vede deformato dall'idropisia, con il ventre così gonfio da somigliare a un liuto, e arso dalla sete (vv. 49-57). Lo tormenta il ricordo dei ruscelli freschi del Casentino, cioè dei luoghi dove peccò (vv. 64-69): la pena nasce dalla memoria. Ancora più dell'acqua desidera vedere all'Inferno i conti che lo istigarono (vv. 76-78).
La seconda parte dell'episodio è una rissa volgare con il greco Sinone, che ingannò i Troiani sul cavallo: pugni e insulti scambiati tra due malati (vv. 100-129). Dante ascolta con troppo gusto e Virgilio lo rimprovera: voler sentire queste cose «è bassa voglia» (v. 148).