Maestro Adamo e i conti Guidi
vv. 73-78Ivi è Romena, là dov'io falsaila lega suggellata del Batista;per ch'io il corpo sù arso lasciai.Ma s'io vedessi qui l'anima tristadi Guido o d'Alessandro o di lor frate,per Fonte Branda non darei la vista.Leggi nel canto
Tra i falsari di moneta c'è maestro Adamo, gonfio di idropisia e tormentato da una sete infinita. Per conto dei conti Guidi di Romena aveva coniato fiorini falsi con oro di qualità inferiore, e per questo fu bruciato vivo nel 1281. Ora sogna i ruscelli del Casentino, e vorrebbe vedere all'Inferno i signori che lo avevano spinto a falsificare: per vederli non cambierebbe neppure la fonte più fresca.
I conti Guidi erano una potente famiglia toscana. Dante ne chiama in causa tre fratelli: Guido II, Alessandro e Aghinolfo. Eppure in esilio Dante era stato ospite di altri rami della stessa famiglia, e alla morte di Alessandro scrisse una lettera di condoglianze che esprimeva stima nei suoi confronti.
Questa contraddizione si può spiegare in vari modi: forse Dante scoprì solo più tardi il ruolo dei Guidi nella falsificazione, o forse sentiva il dovere di denunciare una colpa nota a tutti, anche se toccava persone vicine. Il fiorino era la moneta di Firenze e falsificarlo significava colpire la città.