Manfredi
Figlio di Federico II, «biondo era e bello», pentito in punto di morte.
Detto anche: Manfredi di Hohenstaufen, Manfredi di Sicilia, Manfredi di Svevia
Manfredi nacque nel 1232 da Federico II e Bianca Lancia; figlio naturale, fu poi legittimato. Morto il padre nel 1250, governò il Mezzogiorno come reggente e nel 1258 si fece incoronare re di Sicilia a Palermo. Capo dei ghibellini italiani, fu scomunicato più volte dai papi, che chiamarono contro di lui Carlo d'Angiò. Morì combattendo a Benevento il 26 febbraio 1266. Come il padre protesse i poeti della Scuola siciliana, e Dante lo elogia per questo nel De vulgari eloquentia.
Dante lo trova tra gli scomunicati, ai piedi del monte: «biondo era e bello e di gentile aspetto», con un sopracciglio spaccato e una ferita sul petto (III, vv. 107-111). Si presenta come nipote dell'imperatrice Costanza (v. 113) e racconta di essersi affidato a Dio in punto di morte. Il vescovo di Cosenza fece dissotterrare il suo corpo e lo lasciò insepolto lungo il fiume Verde (vv. 124-132), ma la scomunica non può impedire il perdono divino.
Chi muore scomunicato attende fuori dal Purgatorio trenta volte il tempo della ribellione, salvo l'aiuto delle preghiere: per questo Manfredi chiede a Dante di informare la figlia Costanza, moglie di Pietro III d'Aragona (vv. 142-145). Il v. 116, che chiama i figli di lei «onor di Cicilia e d'Aragona», è discusso, perché altrove Dante li giudica male.