divina·commedia.it
Livello
Teologia
Purgatorio · Canto III Liceo

Manfredi e la bontà infinita

vv. 118-123Poscia ch'io ebbi rotta la personadi due punte mortali, io mi rendei,piangendo, a quei che volontier perdona.Orribil furon li peccati miei;ma la bontà infinita ha sì gran braccia,che prende ciò che si rivolge a lei.Leggi nel canto

Tra gli scomunicati, che devono attendere ai piedi del monte trenta volte il tempo vissuto fuori dalla Chiesa, un'anima bionda e bella mostra a Dante una ferita sul petto. È Manfredi, figlio naturale dell'imperatore Federico II, re di Sicilia, morto nella battaglia di Benevento nel 1266 combattendo contro Carlo d'Angiò.

Manfredi era stato scomunicato e la sua fama era quella di un peccatore e di un nemico della Chiesa. Eppure è salvo: «Orribil furon li peccati miei; / ma la bontà infinita ha sì gran braccia, / che prende ciò che si rivolge a lei». In punto di morte si era rivolto a Dio piangendo, e questo è bastato.

Il messaggio è forte: il giudizio di Dio non coincide con quello degli uomini, neppure con quello della Chiesa. Il vescovo di Cosenza, per ordine del papa, aveva fatto disseppellire il suo corpo e lo aveva gettato fuori dal regno, lungo il fiume. Ma la scomunica non può togliere la salvezza a chi si pente davvero.

Vai al canto: Purgatorio III Tutti gli approfondimenti

Altre schede: Teologia