Minosse
Il giudice infernale: indica il cerchio di ogni dannato avvolgendo la coda attorno al corpo.
Detto anche: Minos, Minòs
Minosse è il mitico re di Creta, figlio di Zeus e di Europa, famoso per la sua giustizia: per questo, già in Omero e nell'Eneide (libro VI), dopo la morte diventa giudice delle anime nell'oltretomba. Dante gli lascia questa funzione ma lo degrada a demonio dall'aspetto bestiale, che ringhia e ha una lunga coda.
Sta all'ingresso del II cerchio, cioè dove comincia l'Inferno vero e proprio dopo il Limbo. Ogni anima gli si presenta e «tutta si confessa»; lui valuta il peccato e avvolge la coda attorno al corpo tante volte quanti sono i cerchi che il dannato deve scendere (Inf. V, 4-12). Vedendo un vivo, interrompe il lavoro e avverte Dante di non fidarsi dell'entrata larga (vv. 16-20); Virgilio lo zittisce con le stesse parole usate per Caronte: «vuolsi così colà dove si puote» (vv. 21-24).
Da ricordare: il giudizio di Minosse non è una decisione sua, ma l'esecuzione meccanica della giustizia divina. Lo si rivede all'opera nel racconto di Guido da Montefeltro, che lo descrive mentre si attorce la coda otto volte (Inf. XXVII, 124-127).
Dove compare
Nei versi
Approfondimenti
Inf. III · FontiCaronte, un demone che viene dal mito
Caronte, il traghettatore dell'Eneide, diventa nella Commedia un demonio al servizio della giustizia divina.
Inf. XXI · LinguaDieci diavoli con un nome
Nei canti dei Malebranche Dante usa la lingua e i modi del teatro comico popolare per rappresentare la corruzione politica.