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Inferno · Canto XXI Base

Dieci diavoli con un nome

vv. 118-123«Tra'ti avante, Alichino, e Calcabrina»,cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;e Barbariccia guidi la decina.Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo,Ciriatto sannuto e Graffiacanee Farfarello e Rubicante pazzo.Leggi nel canto

Finora i guardiani dell'Inferno erano figure prese dal mito: Caronte, Minosse, Cerbero. Nel canto XXI Dante fa una cosa nuova: inventa un nome per ogni diavolo di una squadra. Malacoda, il capo, sceglie dieci diavoli per scortare i due poeti lungo la quinta bolgia, dove i barattieri bollono nella pece, e li chiama uno per uno: Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello e Rubicante.

Sono nomi costruiti come soprannomi di paese, e molti si capiscono quasi da soli: Barbariccia ha la barba riccia, Graffiacane graffia, Cagnazzo è un cagnaccio, Rubicante è rosso in volto, Ciriatto è «sannuto», armato di zanne come un cinghiale. Altri vengono dalla tradizione popolare: Farfarello era un folletto dispettoso, e Alichino ha la stessa origine di Hellequin, capo di una schiera infernale delle leggende francesi, da cui verrà anche la maschera di Arlecchino.

Il risultato è una banda di diavoli che sembra uscita da una farsa di piazza: Michelangelo Picone ha letto i canti XXI e XXII come una ripresa dello spettacolo dei giullari. Il comico però non è un riposo dall'orrore. I barattieri vendevano le cariche pubbliche per denaro, e Dante, condannato proprio per baratteria al momento dell'esilio, li mette in scena come truffatori truffati a loro volta dai diavoli.

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