Nesso
Centauro ucciso da Ercole per aver rapito Deianira; porta Dante in groppa oltre il Flegetonte e gli indica i tiranni.
Detto anche: il gran centauro
Nesso è il centauro di un mito raccontato da Ovidio nel IX libro delle Metamorfosi. Traghettando Deianira, moglie di Ercole, oltre un fiume, tentò di rapirla; Ercole lo colpì con una freccia avvelenata dal sangue dell'Idra. Prima di morire Nesso consegnò alla donna la propria veste insanguinata, dicendole che le avrebbe restituito l'amore del marito. Quando Ercole si invaghì di Iole, Deianira gliela mandò: il veleno lo consumò fra dolori atroci. Per questo Virgilio dice che Nesso «fé di sé la vendetta elli stesso» (vv. 67-69).
Con gli altri centauri sorveglia la riva del Flegetonte, il fiume di sangue bollente, saettando i violenti che emergono più del dovuto. È il primo a minacciare i poeti, ma Chirone lo sceglie come guida (vv. 97-99): porta Dante sulla groppa fino al guado e gli nomina tiranni, omicidi e predoni, da Alessandro ad Attila. Finito il compito torna indietro senza una parola (v. 139). Violento in vita, è diventato strumento della punizione dei violenti.