divina·commedia.it
Livello
Lingua
Inferno · Canto XII Approfondito

Il Bulicame di Viterbo

vv. 115-120Poco più oltre il centauro s'affissesovr'una gente che 'nfino a la golaparea che di quel bulicame uscisse.Mostrocci un'ombra da l'un canto sola,dicendo: «Colui fesse in grembo a Diolo cor che 'n su Tamisi ancor si cola».Leggi nel canto

I violenti contro il prossimo sono immersi nel Flegetonte, un fiume di sangue bollente, tanto più a fondo quanto più grave è la loro colpa. Per indicare quel fiume Dante usa un nome speciale: «bulicame», dal verbo bulicare, cioè bollire.

In realtà Bulicame era un nome proprio: così si chiamava, e si chiama ancora, una sorgente di acqua termale calda e ribollente vicino a Viterbo. Dante la citerà di nuovo, con la maiuscola, nel canto XIV. Il paragone fa pensare che conoscesse il luogo.

Il collegamento con Viterbo si vede anche nell'anima indicata subito dopo dal centauro Nesso: Guido di Montfort, che nel 1271 uccise in una chiesa di Viterbo il principe inglese Enrico di Cornovaglia, per vendicare il padre. Il cuore della vittima, dice Dante, «'n su Tamisi ancor si cola», è ancora venerato a Londra sul Tamigi.

Vai al canto: Inferno XII Tutti gli approfondimenti

Altre schede: Lingua