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Penitente · Purgatorio · I cornice, superbi

Oderisi da Gubbio

Miniatore: riflette sulla vanità della fama artistica, da Cimabue a Giotto.

Detto anche: Oderigi da Gubbio, Oderisi

Oderisi fu un celebre miniatore umbro del Duecento. I documenti lo attestano a Bologna tra il 1268 e il 1271; secondo la tradizione lavorò poi a Roma, dove sarebbe morto nel 1299. Nessuna opera gli è attribuita con certezza. È probabile che Dante lo abbia conosciuto di persona.

Dante lo riconosce fra i superbi curvi sotto i massi e lo saluta come «l'onor d'Agobbio» e dell'arte che a Parigi si chiama «alluminar» (XI, vv. 79-81). Oderisi rifiuta subito la lode: le pagine di Franco Bolognese sono più belle delle sue, cosa che da vivo non avrebbe mai ammesso (vv. 82-87). Da qui il discorso sulla fama, che dura poco: Cimabue è stato oscurato da Giotto, Guido Guinizzelli da Guido Cavalcanti, e forse è già nato chi supererà entrambi (vv. 94-99). La gloria terrena è un soffio di vento che cambia nome cambiando direzione.

Nel passo Dante allude a se stesso e insieme si ammonisce: la superbia è il peccato che riconosce come suo. Oderisi indica poi Provenzano Salvani.