Sigieri di Brabante
Maestro di filosofia a Parigi, capofila dell'averroismo latino, avversario di Tommaso.
Detto anche: Sigieri, Siger de Brabant, Sigieri da Brabante
Nato intorno al 1240 nel Brabante, insegnò filosofia alla facoltà delle Arti di Parigi, che aveva le scuole nella rue du Fouarre: il «Vico de li Strami» del v. 137. Fu il principale esponente dell'averroismo latino, che leggeva Aristotele secondo il commento dell'arabo Averroè; ne veniva tra l'altro la tesi di un unico intelletto separato per tutti gli uomini, difficile da conciliare con l'immortalità dell'anima individuale. Tommaso gli rispose nel 1270 con il «De unitate intellectus contra Averroistas»; il vescovo di Parigi Étienne Tempier condannò queste dottrine nel 1270 e nel 1277. Citato dall'inquisitore, Sigieri si appellò al papa e morì a Orvieto, presso la curia, tra il 1281 e il 1284, ucciso secondo la tradizione da un suo segretario impazzito.
È la dodicesima luce, che chiude il cerchio accanto a Tommaso. Proprio l'antico avversario ne fa l'elogio: in pensieri gravi gli parve che la morte tardasse, e nelle sue lezioni «silogizzò invidiosi veri» (vv. 133-138), dimostrò verità che gli procurarono odio. Perché Dante lo salvi è discusso: forse per rivendicare l'autonomia della filosofia, forse per mostrare che in cielo le dispute terrene sono ricomposte. È la stessa logica che mette Gioacchino da Fiore accanto a Bonaventura.