Adriano V
Papa per poco più di un mese, convertito dall'avarizia solo quando divenne papa.
Detto anche: Ottobono Fieschi, Ottobuono dei Fieschi, papa Adriano V
Ottobono Fieschi, genovese dei conti di Lavagna, nacque all'inizio del Duecento. Nipote di papa Innocenzo IV, che lo fece cardinale nel 1251, svolse una lunga carriera diplomatica per la Curia. Fu eletto papa l'11 luglio 1276 e morì a Viterbo il 18 agosto, dopo 38 giorni, senza essere stato consacrato.
Giace bocconi a terra, mani e piedi legati, come tutti gli avari e i prodighi: chi guardò solo ai beni terreni ora non può alzare gli occhi. Si rivela in latino, «scias quod ego fui successor Petri» (XIX, v. 99), indica la sua terra con il fiume che scende fra Sestri e Chiavari e racconta che gli bastò «un mese e poco più» per sentire quanto pesa il manto papale (vv. 103-105). Arrivato in cima, capì che nessun bene terreno appaga, e si convertì (vv. 106-114).
Quando Dante si inginocchia, lo fa rialzare: dopo la morte i titoli non contano (vv. 127-138). Chiude ricordando la nipote Alagia, moglie di Moroello Malaspina, la sola dei suoi che possa pregare per lui (vv. 142-145). Dell'avarizia di Adriano le fonti non parlano: forse Dante gli attribuì notizie riferite ad Adriano IV.
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