Dannato · Inferno · VIII cerchio, falsari
Capocchio
Alchimista arso vivo a Siena nel 1293, «buona scimia» della natura; conosceva Dante.
Detto anche: Capocchio da Siena, Capocchio da Firenze
Fiorentino o senese (le fonti non concordano), fu bruciato vivo a Siena nel 1293 come alchimista. I commentatori antichi dicono che fu compagno di studi di Dante (vedi v. 138). Interviene con sarcasmo contro la vanità dei senesi (vv. 124-132), poi si presenta: falsò i metalli con l'alchimia e fu «di natura buona scimia» (v. 139), cioè abile imitatore. All'inizio del canto XXX viene azzannato al collo e trascinato via da Gianni Schicchi (vv. 28-30).