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Inferno · Canto XXIX Liceo

L'alchimia, una scienza o una frode?

vv. 136-139sì vedrai ch'io son l'ombra di Capocchio,che falsai li metalli con l'alchìmia;e te dee ricordar, se ben t'adocchio,com'io fui di natura buona scimia».Leggi nel canto

Nella decima bolgia, tra i falsari, Dante incontra due alchimisti coperti di croste e intenti a grattarsi: Griffolino d'Arezzo e Capocchio, un fiorentino che Dante conosceva. Capocchio si definisce «di natura buona scimia», cioè capace di imitare la natura con grande abilità.

Ai tempi di Dante l'alchimia, l'arte di trasformare i metalli, era considerata una vera scienza. Anche san Tommaso ammetteva che, se gli alchimisti fossero riusciti a produrre oro vero, avrebbero potuto venderlo. La Chiesa la condannava solo quando diventava frode, cioè quando si spacciava per oro un metallo trasformato in apparenza.

Dante non condanna dunque gli alchimisti in quanto studiosi, ma due persone che hanno usato le loro conoscenze per ingannare il prossimo. La pena, una malattia che deforma la pelle, rispecchia la colpa: hanno alterato l'aspetto dei metalli, e ora è alterato il loro corpo.

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