Caronte
Il traghettatore delle anime, «con occhi di bragia». Rifiuta di portare un vivo.
Detto anche: Caron, Caron dimonio
Nel mito greco Caronte, figlio dell'Erebo e della Notte, è il vecchio barcaiolo che porta le anime dei morti al di là del fiume infernale. Dante lo riprende dal libro VI dell'Eneide, dove ha già barba bianca e occhi di fuoco, ma lo trasforma in un demonio al servizio della giustizia divina.
Arriva in barca sull'Acheronte gridando alle anime che non rivedranno più il cielo (Inf. III, 82-87). Accortosi che Dante è vivo, gli ordina di allontanarsi e aggiunge che passerà «per altra via, per altri porti», su una barca più leggera (vv. 88-93): un accenno al fatto che Dante è destinato alla salvezza. Virgilio lo fa tacere con la formula «vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole» (vv. 94-96), che ripeterà quasi identica a Minosse. Poi Caronte, «con occhi di bragia», raccoglie i dannati e colpisce col remo chi indugia (vv. 109-111).
È il primo dei custodi infernali presi dalla mitologia classica. Il passaggio del fiume non viene raccontato: la terra trema, Dante sviene (vv. 130-136) e si risveglia sull'altra riva.
Dove compare
Nei versi
Approfondimenti
Inf. III · FontiCaronte, un demone che viene dal mito
Caronte, il traghettatore dell'Eneide, diventa nella Commedia un demonio al servizio della giustizia divina.
Inf. XXI · LinguaDieci diavoli con un nome
Nei canti dei Malebranche Dante usa la lingua e i modi del teatro comico popolare per rappresentare la corruzione politica.