Catone
Custode del Purgatorio, simbolo della libertà morale. Rimprovera le anime che indugiano.
Detto anche: Catone Uticense, Catone l'Uticense, Marco Porcio Catone
Marco Porcio Catone (95-46 a.C.), detto l'Uticense, era pronipote di Catone il Censore e ne aveva ereditato il rigore. Difensore della repubblica, nella guerra civile stette con Pompeo contro Cesare; dopo la sconfitta dei pompeiani si chiuse a Utica, in Africa, e quando capì che la città non poteva resistere si uccise per non dover vivere sotto il vincitore.
Dante lo incontra sulla spiaggia del Purgatorio come un «veglio solo» dalla lunga barba, illuminato in volto da quattro stelle (I, vv. 31-39). Catone scambia i due poeti per dannati in fuga; Virgilio gli spiega il viaggio e ricorda che Dante «libertà va cercando», la stessa per cui lui rinunciò alla vita a Utica (vv. 71-75). Il nome della moglie Marzia non lo commuove più (vv. 85-90). Nel canto II rimprovera le anime ferme ad ascoltare Casella (vv. 118-123).
È il caso più sorprendente del poema: pagano, suicida e nemico di Cesare, dovrebbe stare all'Inferno. Dante, seguendo Lucano e la propria ammirazione (Convivio, Monarchia), legge la sua morte come scelta di libertà morale e ne fa il custode del monte. Non sale però con le altre anime: la sua salvezza è rinviata al «gran dì» del Giudizio (v. 75).
Dove compare
Nei versi
Approfondimenti
Purg. I · PersonaggiCatone, un pagano suicida a guardia del Purgatorio
Catone, pagano e suicida, custodisce il Purgatorio perché è il simbolo della libertà che le anime vanno cercando.
Purg. II · CriticaIl canto di Casella: quando la bellezza fa dimenticare il cammino
La musica di Casella è bella e innocente, ma nel Purgatorio fermarsi a goderla significa perdere tempo sul cammino verso Dio.