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Indice dei canti
Dagli scogli Dante, a capo chino con la mano sulla fronte, e Virgilio guardano una barca colma di anime oranti che solca le onde, guidata da un angelo luminoso ad ali spiegate, in piedi a poppa.
L'angelo nocchiero approda con le anime che cantano «In exitu Israel de Aegypto»
Purgatorio · Spiaggia

Purgatorio, Canto II

«Già era 'l sole a l'orizzonte giunto…»

L'aurora sorge sull'orizzonte del purgatorio mentre i due pellegrini sostano, pensosi ed incerti del cammino, lungo la riva del mare.

Luogo
Spiaggia
Anime e colpe
Anime appena arrivate
Personaggi
Virgilio, Catone, Casella
Versi
133 · 44 terzine e un verso di chiusura
Il mio ripasso
Dove siamo nel viaggio
Inferno
       VI cerchioVII cerchioVIII cerchio · Malebolge IX cerchio · Cocito
Purgatorio
Spiaggia     I cornice   V corniceVI corniceVII corniceParadiso terrestre
Paradiso
 LunaMercurio SoleMarteGiove Stelle fissePrimo MobileEmpireo
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Testo e parafrasi del canto II

Parafrasi
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1

Già era 'l sole a l'orizzonte giuntoAlo cui meridian cerchio coverchiaBIerusalèm col suo più alto punto;A

Il sole aveva già toccato l'orizzonte il cui cerchio meridiano sovrasta col suo punto più alto (lo zenit) Gerusalemme;
Il sole era già arrivato all'orizzonte il cui cerchio meridiano copre Gerusalemme con il suo punto più alto;
4

e la notte, che opposita a lui cerchia,Buscia di Gange fuor con le Bilance,Cche le caggion di man quando soverchia;B

7

sì che le bianche e le vermiglie guance,Clà dov'i' era, de la bella AuroraDper troppa etate divenivan rance.C

e la notte, che ruota intorno alla terra agli antipodi del sole, sorgeva dal Gange, nella costellazione della Libra (con le Bilance: durante l'equinozio di primavera, quando il sole è nella costellazione dell'Ariete), che le cade di mano quando (dopo l'equinozio d'autunno: il sole entra allora nella Libra) supera la durata del giorno (entrando nella costellazione dello Scorpione); in modo che nel purgatorio le gote, prima bianche, poi rosse, della leggiadra Aurora col passare del tempo divenivano gialle.
e la notte, che gira opposta a lui, usciva dal Gange con la costellazione della Bilancia, che le cade di mano quando diventa più lunga del giorno; così che le guance bianche e rosse della bella Aurora, là dove mi trovavo io, diventavano arancioni per l'età troppo avanzata.
10

Noi eravam lunghesso mare ancora,Dcome gente che pensa a suo cammino,Eche va col cuore e col corpo dimora.D

Ci trovavamo ancora lungo la riva del mare, come coloro che meditano sul cammino da percorrere, i quali con l'animo camminano e col corpo stanno fermi.
Noi eravamo ancora lungo la riva del mare, come gente che pensa al suo cammino, che va col cuore e resta ferma col corpo.
13

Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,Eper li grossi vapor Marte rosseggiaFgiù nel ponente sovra 'l suol marino,E

16

cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia,Fun lume per lo mar venir sì ratto,Gche 'l muover suo nessun volar pareggia.F

19

Dal qual com'io un poco ebbi ritrattoGl'occhio per domandar lo duca mio,Hrividil più lucente e maggior fatto.G

Ed ecco, allo stesso modo in cui mentre si abbassa, tramontando, sulla superficie del mare, il pianeta Marte colora di rosso all'avvicinarsi del mattino, a causa dei densi vapori che lo avvolgono, si palesó ai miei occhi, e tale possa io vederla, nuovamente (allorché, morto, mi troverò ancora una volta sul lido del purgatorio), una luce (il volto dell'angelo nocchiero) avanzante sul mare con tanta celerità, che nessun volo uguaglia il suo movimento. Dopo avere per poco distolto lo sguardo da essa per chiedere schiarimenti a Virgilio, la rividi divenuta più luminosa e più grande.
Ed ecco, come Marte, sorpreso dal mattino, rosseggia attraverso i densi vapori giù a occidente sopra la superficie del mare, così mi apparve, possa io vederlo ancora, una luce che veniva sul mare così veloce che nessun volo eguaglia il suo movimento. Dopo che ebbi distolto un poco lo sguardo da essa per interrogare la mia guida, la rividi più luminosa e più grande.
22

Poi d'ogne lato ad esso m'apparioHun non sapeva che bianco, e di sottoIa poco a poco un altro a lui uscio.H

Poi mi apparve ai due lati di essa un bianco di cui non riuscivo a precisare la forma, e sotto, questo bianco (sono le ali dell'angelo) un altro bianco si rese gradatamente manifesto (è la veste dell'angelo).
Poi da ogni lato di essa mi apparve un non so che di bianco, e sotto, a poco a poco, ne uscì fuori un altro.
25

Lo mio maestro ancor non facea motto,Imentre che i primi bianchi apparver ali;Jallor che ben conobbe il galeotto,I

Virgilio si trattenne dal parlare, finché i bianchi apparsi ai lati della luce rosseggiante apparvero essere ali: ma nel momento in cui fu certo di riconoscere il nocchiero, gridò:
Il mio maestro ancora non diceva parola, finché i primi bianchi apparvero come ali; allora, quando riconobbe bene il nocchiero,
28

gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.JEcco l'angel di Dio: piega le mani;Komai vedrai di sì fatti officiali.J

31

Vedi che sdegna li argomenti umani,Ksì che remo non vuol, né altro veloLche l'ali sue, tra liti sì lontani.K

«Fa in modo di inginocchiarti: ecco l'angelo di Dio: congiungi le mani: da ora in poi vedrai simili ministri di Dio. Vedi che non si serve di strumenti umani, in modo da rifiutare i remi e le vele che non siano le sue ali per percorrere il tragitto tra spiagge così lontane (dalla foce del Tevere, come sarà spiegato nei versi 100-105, al lido del purgatorio).
gridò: «Presto, presto, inginocchiati. Ecco l'angelo di Dio: congiungi le mani; da ora in poi vedrai ministri di Dio come questo. Vedi che disprezza gli strumenti umani, tanto che non vuole remi né altra vela che le sue ali, tra rive così lontane.
34

Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo,Ltrattando l'aere con l'etterne penne,Mche non si mutan come mortal pelo».L

Vedi come le tiene alte verso il cielo, penetrando nell'aria con le penne eterne, le quali non sono sottoposte al cambiamento che il pelo (o le penne) degli esseri destinati a morire subisce».
Vedi come le tiene dritte verso il cielo, muovendo l'aria con le penne eterne, che non cambiano come i peli dei mortali».
37

Poi, come più e più verso noi venneMl'uccel divino, più chiaro appariva:Nper che l'occhio da presso nol sostenne,M

Poi, nell'avvicinarsi a noi, il santo uccello appariva sempre più luminoso, per cui, da vicino, lo sguardo non ne sostenne lo splendore, ma fui costretto ad abbassarlo;
Poi, man mano che l'uccello divino si avvicinava a noi, appariva più luminoso: per cui l'occhio da vicino non riuscì a sostenerlo,
40

ma chinail giuso; e quei sen venne a rivaNcon un vasello snelletto e leggero,Otanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva.N

e quello approdò con una navicella rapida e priva di peso, tanto che di essa l'acqua non sommergeva alcuna parte.
ma lo abbassai; e quello approdò alla riva con una barchetta snella e leggera, tanto che l'acqua non ne inghiottiva nulla.
43

Da poppa stava il celestial nocchiero,Otal che faria beato pur descripto;Pe più di cento spirti entro sediero.O

Il celeste nocchiero stava a poppa, tale che sembrava portare scritta in tutto il suo aspetto la beatitudine; e più di cento anime sedevano nella navicella.
A poppa stava il nocchiero celeste, tale che renderebbe beati anche solo descrivendolo; e dentro sedevano più di cento spiriti.
46

'In exitu Israel de Aegypto'Pcantavan tutti insieme ad una voceQcon quanto di quel salmo è poscia scripto.P

Tutti insieme, concordi, cantavano «Quando uscì Israele dall'Egitto» (è l'inizio del Salrno CXIII) con quello che, in quel salmo, segue.
«In exitu Israel de Aegypto» (Quando Israele uscì dall'Egitto) cantavano tutti insieme a una sola voce, con tutto ciò che di quel salmo è scritto dopo.
49

Poi fece il segno lor di santa croce;Qond'ei si gittar tutti in su la piaggia;Red el sen gì, come venne, veloce.Q

Poi fece, rivolto a loro, il segno della santa croce; essi allora si precipitarono tutti sul lido: ed egli se ne andò con la stessa velocità con la quale era venuto.
Poi fece loro il segno della santa croce; per cui essi si gettarono tutti sulla spiaggia; ed egli se ne andò, veloce come era venuto.
52

La turba che rimase lì, selvaggiaRparea del loco, rimirando intornoScome colui che nove cose assaggia.R

La moltitudine rìmasta sulla riva sembrava ignara del luogo, e guardava intorno come colui che sperimenta cose nuove.
La folla che rimase lì sembrava estranea al luogo, guardandosi intorno come chi fa esperienza di cose nuove.
55

Da tutte parti saettava il giornoSlo sol, ch'avea con le saette conteTdi mezzo 'l ciel cacciato Capricorno,S

58

quando la nova gente alzò la fronteTver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete,Umostratene la via di gire al monte».T

Il sole, che aveva messo in fuga con le sue frecce precise (saette conte: presso gli antichi, Apollo, dio dei sole, era arciere infallibile) dal punto più alto del cielo la costellazione dei Capricorno (che, distando 90 gradi da quella dell'Ariete, si trovava allo zenit del meridiano mentre il sole stava sorgendo), scagliava la sua luce in tutte le direzioni, allorché la gente allora arrivata sollevò lo sguardo verso di noi, dicendoci:
Il sole saettava il giorno da ogni parte, lui che con le sue frecce luminose aveva cacciato dal mezzo del cielo il Capricorno, quando la gente appena arrivata alzò la fronte verso di noi, dicendoci: «Se lo sapete, mostrateci la via per andare al monte».
61

E Virgilio rispuose: «Voi credeteUforse che siamo esperti d'esto loco;Vma noi siam peregrin come voi siete.U

«Se la conoscete, indicateci la via per raggiungere il monte (del purgatorio)». E Virgilio rispose: «Voi immaginate forse che conosciamo questo luogo; ma noi siamo forestieri al pari dì voi.
E Virgilio rispose: «Voi forse credete che siamo esperti di questo luogo; ma noi siamo pellegrini come voi.
64

Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,Vper altra via, che fu sì aspra e forte,Wche lo salire omai ne parrà gioco».V

Siamo giunti poco prima di voi, attraverso un altro cammino, il quale fu così arduo da percorrere e duro, che la ascesa del monte ci sembrerà da ora innanzi cosa piacevole».
Siamo arrivati da poco, un po' prima di voi, per un'altra via, che fu così aspra e difficile che ormai salire ci sembrerà un gioco».
67

L'anime, che si fuor di me accorte,Wper lo spirare, ch'i' era ancor vivo,Xmaravigliando diventaro smorte.W

Le anime che 'si resero conto, per il fatto che respiravo, che ero ancora in vita, impallidirono per lo stupore.
Le anime, che si erano accorte dal mio respiro che io ero ancora vivo, per la meraviglia diventarono pallide.
70

E come a messagger che porta ulivoXtragge la gente per udir novelle,Ye di calcar nessun si mostra schivo,X

73

così al viso mio s'affisar quelleYanime fortunate tutte quante,Zquasi obliando d'ire a farsi belle.Y

E come la gente accorre verso un messaggero apportatore di liete notizie per esserne messa a conoscenza, e nessuno rifugge dal far ressa intorno a lui, così tutte quante quelle anime fortunate fissarono il loro sguardo su di me, quasi dimenticando di andare a purificarsi dei loro peccati.
E come intorno al messaggero che porta il ramo d'ulivo accorre la gente per sentire notizie, e nessuno si mostra restio a farsi largo tra la calca, così si fissarono sul mio viso tutte quante quelle anime fortunate, quasi dimenticando di andare a purificarsi.
76

Io vidi una di lor trarresi avanteZper abbracciarmi con sì grande affetto,AAche mosse me a far lo somigliante.Z

Io vidi una di esse uscire dalla schiera per abbracciarmi, con affetto così grande, che mi indusse a fare altrettanto.
Io vidi una di loro farsi avanti per abbracciarmi con un affetto così grande che mi spinse a fare lo stesso.
79

Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto!AAtre volte dietro a lei le mani avvinsi,ABe tante mi tornai con esse al petto.AA

O ombre inconsistenti, tranne che nell'appírenza! Tre volte congiunsi le mani circondandola, e altrettante volte tornai con esse al mio petto. Nel mio aspetto, credo, si manifestò lo stupore;
Ahi ombre vuote, tranne che nell'aspetto! Tre volte strinsi le mani dietro di lei, e altrettante tornai con esse al mio petto.
82

Di maraviglia, credo, mi dipinsi;ABper che l'ombra sorrise e si ritrasse,ACe io, seguendo lei, oltre mi pinsi.AB

85

Soavemente disse ch'io posasse;ACallor conobbi chi era, e pregaiADche, per parlarmi, un poco s'arrestasse.AC

per questo l'anima sorrise e si trasse indietro, ed io, seguendola, mi spinsi avanti. Con dolcezza mi esortò a fermarmi: riconobbi allora chi era, e la pregai di fermarsi un poco per parlare con me. Mi rispose: «Così come ti volli bene mentre era chiusa nel corpo destinato a morire, così ti voglio bene ora che dal corpo sono libera: perciò mi fermo;
Mi dipinsi di meraviglia in volto, credo; per cui l'ombra sorrise e si tirò indietro, e io, seguendola, mi spinsi in avanti. Con dolcezza mi disse di fermarmi; allora riconobbi chi era, e la pregai di fermarsi un poco per parlarmi.
88

Rispuosemi: «Così com'io t'amaiADnel mortal corpo, così t'amo sciolta:AEperò m'arresto; ma tu perché vai?».AD

91

«Casella mio, per tornar altra voltaAElà dov'io son, fo io questo viaggio»,AFdiss'io; «ma a te com'è tanta ora tolta?».AE

ma tu perché percorri (essendo vivo) questo cammino?» «Casella mio, percorro questo itinerario per essere degno di tornare un'altra volta (dopo la morte) nel punto in cui adesso mi trovo» dissi; «ma perché tanto tempo è stato sottratto alla tua espiazione (perché, essendo morto da tempo, giungi soltanto adesso alla spiaggia del purgatorio)? Ed egli:
Mi rispose: «Come ti ho amato nel corpo mortale, così ti amo ora che ne sono libera: perciò mi fermo; ma tu perché sei in viaggio?». «Mio Casella, faccio questo viaggio per tornare un'altra volta qui dove sono», dissi io; «ma a te come è stato tolto tanto tempo?».
94

Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio,AFse quei che leva quando e cui li piace,AGpiù volte m'ha negato esto passaggio;AF

97

ché di giusto voler lo suo si face:AGveramente da tre mesi elli ha toltoAHchi ha voluto intrar, con tutta pace.AG

«Non mi viene fatto nessun torto, se colui (l'angelo nocchiero) che imbarca le anime che ritiene giusto imbarcare, e lo fa nel Momento da lui ritenuto giusto, mi ha più volte negato questo tragitto, poiché la sua volontà procede da una volontà giusta (quella di Dio): tuttavia da tre mesi a questa parte (cioè dalla promulgazione del giubileo ad opera di Bonifacio VIII, avvenuta nel Natale 1299, alla cui indulgenza poterono partecipare anche le anime in attesa di essere traghettate nell'isola del purgatorio) egli ha imbarcato chiunque ha voluto entrare (nella navicella), senza fare opposizione.
E lui a me: «Non mi è stato fatto alcun torto se colui (l'angelo) che prende quando e chi gli piace mi ha negato più volte questo passaggio; perché la sua volontà si conforma a una volontà giusta (quella di Dio): in verità da tre mesi egli ha preso, in tutta pace, chiunque ha voluto entrare.
100

Ond'io, ch'era ora a la marina vòltoAHdove l'acqua di Tevero s'insala,AIbenignamente fu' da lui ricolto.AH

Perciò io, che allora volgevo lo sguardo al mare nel quale l'acqua del Tevere (che in esso sfocia) diventa salina, fui da lui benevolmente accolto (nella navicella).
Per cui io, che mi trovavo allora rivolto verso il mare dove l'acqua del Tevere diventa salata, fui da lui accolto benevolmente.
103

A quella foce ha elli or dritta l'ala,AIperò che sempre quivi si ricoglieAJqual verso Acheronte non si cala».AI

Ora egli ha alzato le ali verso quella foce, poiché là si raccolgono sempre tutte le anime non destínate all'inferno». Ed io:
Ora egli ha diretto le ali verso quella foce, perché lì si raccolgono sempre coloro che non scendono verso l'Acheronte».
106

E io: «Se nuova legge non ti toglieAJmemoria o uso a l'amoroso cantoAKche mi solea quetar tutte mie doglie,AJ

109

di ciò ti piaccia consolare alquantoAKl'anima mia, che, con la sua personaALvenendo qui, è affannata tanto!».AK

112

'Amor che ne la mente mi ragiona'ALcominciò elli allor sì dolcemente,AMche la dolcezza ancor dentro mi suona.AL

«Se una prescrizione propria del purgatorio non ti priva del ricordo dei canti d'amore che solevano placare tutte le mie inquietudini, o della facoltà di intonarli, voglia tu in tal modo confortare un poco la mia anima, la quale, insieme al mio corpo, è tanto stanca per il cammino sin qui percorso (attraverso l'inferno)!» «Amor che ne la mente mi ragiona» cominciò egli allora a cantare così dolcemente, che la dolcezza di questo canto echeggia ancora nel mio animo.
E io: «Se una nuova legge non ti toglie la memoria o la pratica del canto d'amore che di solito placava tutti i miei dolori, ti piaccia consolare un poco con esso l'anima mia, che, venendo qui con il suo corpo, è tanto affaticata!». «Amor che ne la mente mi ragiona» cominciò allora lui, così dolcemente che quella dolcezza mi risuona ancora dentro.
115

Lo mio maestro e io e quella genteAMch'eran con lui parevan sì contenti,ANcome a nessun toccasse altro la mente.AM

Virgilio e io e le anime che erano insieme con lui apparivamo così felici, come se a nessuno di noi un altro pensiero occupasse la mente.
Il mio maestro e io e quella gente che era con lui sembravamo così contenti come se nessuno avesse in mente altro.
118

Noi eravam tutti fissi e attentiANa le sue note; ed ecco il veglio onestoAOgridando: «Che è ciò, spiriti lenti?AN

Noi tenevamo tutti lo sguardo fisso su di lui e la nostra attenzione era interamente rivolta al suo canto; ed ecco apparire il venerando vecchio (Catone), il quale gridò:
Eravamo tutti immobili e attenti alle sue note; ed ecco il vecchio venerabile (Catone) che gridava: «Che cos'è questo, spiriti pigri?
121

qual negligenza, quale stare è questo?AOCorrete al monte a spogliarvi lo scoglioAPch'esser non lascia a voi Dio manifesto».AO

«Cosa significa questo, anime pigre? Che senso ha questa negligenza, questo indugio? Affrettatevi verso il monte per liberarvi della scorza peccaminosa che non consente che Dio vi appaia».
Che negligenza, che indugio è questo? Correte al monte a togliervi di dosso la scorza che non vi lascia vedere Dio».
124

Come quando, cogliendo biado o loglio,APli colombi adunati a la pastura,AQqueti, sanza mostrar l'usato orgoglio,AP

127

se cosa appare ond'elli abbian paura,AQsubitamente lasciano star l'esca,ARperch'assaliti son da maggior cura;AQ

130

così vid'io quella masnada frescaARlasciar lo canto, e fuggir ver' la costa,AScom'om che va, né sa dove riesca:AR

133

né la nostra partita fu men tosta.AS

Con la stessa rapidità con la quale i colombi, adunati per il pasto, tranquilli, senza ostentare la solita baldanza (a causa della quale, impettiti, gonfiano il collo), mentre sono intenti a beccare la biada o il loglio, se appare alcunché di cui abbiano timore, all'improvviso si distolgono dal cibo, perché sono sotto l'assillo di una preoccupazione più grande, vidi quella schiera da poco arrivata distogliere l'attenzione dal canto (di Casella), ed avviarsi verso il pendio (del monte), come chi si avvia senza sapere dove vada a finire né la nostra partenza fu meno veloce.
Come quando i colombi, raccolti a mangiare, beccando grano o loglio, quieti, senza mostrare la solita fierezza, se appare qualcosa che li spaventa, abbandonano all'improvviso il cibo, perché sono assaliti da una preoccupazione più grande; così vidi quella schiera appena arrivata lasciare il canto e fuggire verso il pendio, come chi va senza sapere dove arriverà: né la nostra partenza fu meno rapida.

Riassunto del canto II

L'aurora sorge sull'orizzonte del purgatorio mentre i due pellegrini sostano, pensosi ed incerti del cammino, lungo la riva del mare. All'improvviso appare lontano, sulle acque, una luce rosseggiante che si avvicina velocemente alla spiaggia: Virgilio riconosce l'angelo nocchiere del purgatorio ed esorta il discepolo ad inginocchiarsi in segno di omaggio. L'uccel divino giunge su una veloce navicella ché trasporta più di cento anime, le quali, ad una voce, cantano il salmo "In exitu Israel de Aegypto". Dopo averle benedette con il segno di croce, l'angelo riparte lasciando sulla spiaggia le anime, le quali chiedono consiglio a Dante e Virgilio sul cammino da intraprendere. Allorché si accorgono che Dante è vivo, grande è la loro meraviglia, finché una di esse, che aveva tentato di abbracciare il Poeta, viene da questo riconosciuta: è l'anima di Casella, un musico e cantore amico di Dante. Dopo avere spiegato ché le anime destinate al purgatorio si raccolgono alle foci del Tevere in attesa dell'angelo nocchiere, su preghiera dell'amico, che ricorda quanto fosse per lui rasserenante il suo canto, Casella intona una canzone del Convivio. Tutti ascoltano intenti, ma Catone li scuote, rimproverando questo indugio nell'espiazione dei loro peccati. Le anime e i due pellegrini si dirigono correndo verso il monte come colombi spaventati da un rumore improvviso.

In breve

Dove e chi
  1. Spiaggia: Anime appena arrivate. Sbarcano dalla barca dell'angelo nocchiero.

Vedi sulla mappa

Commento e analisi

Il commento critico usa un linguaggio da manuale universitario. Al livello Base ti consigliamo di partire dal riassunto e dagli approfondimenti.

Introduzione critica

La lettura del canto secondo del Purgatorio deve essere condotta su un piano drammaturgico, il quale però rimandi costantemente, con la forza propria d'una rappresentazione morale, al piano spirituale di cui è simbolo visivamente esplicantesi. Le iniziali precisazioni astronomiche, preoccupate di rendere la situazione della luce e dell'ora; il lento avvicinarsi sull'orizzonte visivo del lume che prende via via forma fino ad assumere la limpida suggestione d'un primo piano; la presenza, sin dalla prima apparizione dell'angelo nocchiero, di un rapporto tra l'azione rappresentata e l'io del Poeta; le risonanze bibliche e la meditazione sulla condizione pellegrinante del cristiano, introdotte dall'inizio del salmo "In exitu Israel de Aegypto"; l'intermezzo musicale che aduna un pubblico ed un coro attorno all'amico musico e cantore; il sovrapporsi della meditazione sull'amicizia alla meditazione sul mistero della vita come peregrinatio; l'intervento di Catone che disperde la cerchia animata dal canto per richiamare la preminenza e sollecitudine del fine supremo sulla precarietà del terrestre; il rompersi finale del pubblico e lo sciogliersi dell'azione, la cui resa visiva è affidata alla similitudine dei colombi: di drammaturgia si può parlare se si pensa allo svolgimento ritmico di questi quadri che si muovono con logica rapidità, rivelandola sapienza registica del Poeta. Nella ricchezza di movimento esteriore come significazione di una realtà spirituale il canto secondo è intimamente legato al primo, ma è soprattutto nella sua dimensione liturgica che costituisce il logico sviluppo dei due riti di purificazione officiati da Virgilio, attraverso i quali Dante è entrato nella "società delle anime". L'insistenza con cui il Poeta ritorna sul candore dell'uccel divino (m'apparìo un... bianco; i primi bianchi...; più chiaro appariva) non può non ricordarci che il bianco è il colore che predomina nella liturgia battesimale e in quella pasquale del giorno di Risurrezione, mentre il sacerdotale segno di croce, ieratìcamente solenne, dell'angelo, consacra il primo momento corale di tutto il Purgatorio e il primo incontro di Dante con l'umanità penitente. "Tutta la montagna del purgatorio ci appare come un'immensa basilica affollata di riti e risuonante dei canti e delle preghiere dei fedeli. In exitu Israel de Egipto è come l'introibo nel mondo dell'esaltazione della penitenza; è come l'antifona di un lungo ufficio divino, di cui gli angeli sono in certo senso gli officianti. "(Marti) In questa prospettiva liturgica, allorché termina il canto non può che iniziare un colloquio corale (se voi sapete, mostratene la via... voi credete forse che siamo esperti...), in cui si svela anche uno stato d'animo comunitario di umiltà e di smarrimento - di fronte al monte che nessuno ancora conosce. Le letture critiche di questo canto si sono accentrate o attorno alla ricerca d'una musicalità presente in tutto il canto ed espressa da Casella, oppure attorno alla meditazione sulla condizione di pellegrino del cristiano, significata dalle anime del vasello snelletto e leggiero e dal burbero intervento del veglio onesto. Il Ferrero e l'Albini seguirono ambedue la linea della ricerca musicale (la notazione del Boccaccio su un Dante che "sommamente si dilettò in suoni e canti nella sua giovinezza" e il famoso passo del Convivio [II, XIII, 24] nel quale si descrivono gli effetti della musica su un animo nobile, "musica trae a sé li spiriti umani... si che quasi cessano da ogni operazione" offrono l'occasione, se non altro, per un confronto fra l'ars nova della musica medievale e il contemporaneo stil novo), rilevando che la musicalità dei versi è, in questo canto, scandita dalla pittoricità delle apparizioni e dall'evanescenza un po' trasognata delle immagini e delle similitudini. Continuando su questa strada la Batard tenta addirittura una lettura delle immagini sul contrappunto di movenze musicali, affermando che anche l'effetto della sorpresa di Catone, che interviene a rompere la zona d'abbandono all'arte, è musicale: "l'intervento di Catone è anzitutto un elemento poetico: Catone fa il censore, ma, richiamando la similitudine dei colombi, fornisce il tema musicale del canto dell'amicizia". L'episodio di Casella, attraverso il motivo della solenne glorificazione dell'arte - nel rapimento della musica come mediatrice di spiritualità, costituisce un brano di autobiografia dantesca, secondo il Marti, nel quale il Poeta evoca nostalgicamente i miti culturali della lontana giovinezza, e lo sforzo amoroso e tenace con cui volle realizzarli in sé "all'epoca delle grandi speranze e delle grandi illusioni", in una Firenze "tanto politicamente vischiosa, quanto culturalmente aperta e luminosa". È questo un momento in cui chiara si avverte la dialettica fra Dante poeta e Dante personaggio, fra l'io poetico "che deve trascendere le limitazioni dell'individualità per conseguire un'esperienza di universale esperienza" e l'io empirico che è l'"occhio individuale necessario per percepire e fissare la materia d'esperienza"(Spitzer): l'intervento di Catone restituisce a Dante la consapevolezza di sé, ché come uomo è in cammino verso la salvezza e come poeta agli altri si offre maestro di vita. Occorre perciò "correre al monte a spogliare lo scoglio". Del resto già prima di questo oblivioso abbandono la condizione di pellegrini era stata subito dichiarata dal Poeta: ma noi siam peregrin come voi siete. Se questa è la condizione umana, bisogna conservarsi come gente che pensa a suo cammino, e non sostare, adagiandosi nella contemplazione della realtà terrestre e nella meditazione dei valori umani. Per questo l'intervento di Catone è giustificato: "l'intransigenza - nota l'Apollonio - fa parte di ogni dignitoso e coerente esercizio ascetico, anche se contraddice quella aspirazione umanistica, cui Dante allude, della purificazione attraverso l'arte..."

Personaggi del canto II

Guida

Virgilio

Dalla selva al Paradiso terrestre

Poeta dell'Eneide e maestro di Dante. Simbolo della ragione umana, lo guida per Inferno e Purgatorio.

Custode

Catone

Purgatorio · spiaggia

Custode del Purgatorio, simbolo della libertà morale. Rimprovera le anime che indugiano.

Penitente

Casella

Purgatorio · spiaggia

Musico amico di Dante: canta «Amor che ne la mente mi ragiona» e incanta le anime.

Approfondimenti

Altre schede di questo canto sono visibili ai livelli Liceo e Approfondito.

Critica
Purgatorio · Canto II Liceo

Il canto di Casella: quando la bellezza fa dimenticare il cammino

vv. 112-117'Amor che ne la mente mi ragiona'cominciò elli allor sì dolcemente,che la dolcezza ancor dentro mi suona.Lo mio maestro e io e quella gentech'eran con lui parevan sì contenti,come a nessun toccasse altro la mente.Leggi nel testo

Sulla spiaggia del Purgatorio Dante ritrova Casella, un amico musicista di Firenze. Prova ad abbracciarlo tre volte, e tre volte le braccia gli tornano al petto, perché Casella è un'ombra: è lo stesso gesto di Enea con il padre Anchise nell'Eneide. Poi gli chiede di cantare come faceva in vita, e Casella intona «Amor che ne la mente mi ragiona», una canzone di Dante stesso, che Dante commenterà nel terzo trattato del Convivio.

Il critico Alberto Chiari ha osservato che l'episodio è costruito sulla meraviglia. All'inizio le anime appena arrivate sono smarrite e dimentiche di sé; alla fine il canto le ha conquistate tutte, Virgilio compreso, al punto che nessuno pensa ad altro: «come a nessun toccasse altro la mente». La dolcezza di quella musica è così forte che resta nel ricordo di Dante anche mentre scrive: «la dolcezza ancor dentro mi suona». Il tempo del racconto e il tempo della scrittura si toccano.

Proprio qui interviene Catone, il custode del Purgatorio, con un rimprovero brusco: «Che è ciò, spiriti lenti?». Le anime fuggono verso il monte come colombi spaventati. Il senso è chiaro: anche una bellezza innocente, perfino la poesia dello stesso Dante, se diventa una sosta fa dimenticare il compito della purificazione. La scelta della canzone non è casuale: nel Convivio la donna di cui parla è la Filosofia, e la filosofia da sola non basta ad arrivare a Dio.

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Fili rossi · questo canto nel resto del poema

La dolcezza che fa dimenticare il cammino

Ne parla la scheda «Francesca e Paolo: una storia vera» (Inf. V).

Il rimprovero di Catone

Ne parla la scheda «Catone, un pagano suicida a guardia del Purgatorio» (Purg. I).

Casella, un altro amico

Ne parla la scheda «Belacqua, il pigro simpatico» (Purg. IV).

Un altro abbraccio impossibile

Ne parla la scheda «Stazio incontra Virgilio» (Purg. XXI).

Casella

Ne parla la scheda «Carlo Martello e le amicizie musicali» (Par. VIII).

Catone

Compare anche in un altro canto.