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Purgatorio · Canto II Liceo

Il canto di Casella: quando la bellezza fa dimenticare il cammino

vv. 112-117'Amor che ne la mente mi ragiona'cominciò elli allor sì dolcemente,che la dolcezza ancor dentro mi suona.Lo mio maestro e io e quella gentech'eran con lui parevan sì contenti,come a nessun toccasse altro la mente.Leggi nel canto

Sulla spiaggia del Purgatorio Dante ritrova Casella, un amico musicista di Firenze. Prova ad abbracciarlo tre volte, e tre volte le braccia gli tornano al petto, perché Casella è un'ombra: è lo stesso gesto di Enea con il padre Anchise nell'Eneide. Poi gli chiede di cantare come faceva in vita, e Casella intona «Amor che ne la mente mi ragiona», una canzone di Dante stesso, che Dante commenterà nel terzo trattato del Convivio.

Il critico Alberto Chiari ha osservato che l'episodio è costruito sulla meraviglia. All'inizio le anime appena arrivate sono smarrite e dimentiche di sé; alla fine il canto le ha conquistate tutte, Virgilio compreso, al punto che nessuno pensa ad altro: «come a nessun toccasse altro la mente». La dolcezza di quella musica è così forte che resta nel ricordo di Dante anche mentre scrive: «la dolcezza ancor dentro mi suona». Il tempo del racconto e il tempo della scrittura si toccano.

Proprio qui interviene Catone, il custode del Purgatorio, con un rimprovero brusco: «Che è ciò, spiriti lenti?». Le anime fuggono verso il monte come colombi spaventati. Il senso è chiaro: anche una bellezza innocente, perfino la poesia dello stesso Dante, se diventa una sosta fa dimenticare il compito della purificazione. La scelta della canzone non è casuale: nel Convivio la donna di cui parla è la Filosofia, e la filosofia da sola non basta ad arrivare a Dio.

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