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Custode · Inferno · III cerchio

Cerbero

Il cane a tre teste che graffia i golosi. Virgilio lo placa gettandogli terra in bocca.

Detto anche: il gran vermo

Nel mito greco Cerbero è il cane a tre teste, nato dai mostri Tifone ed Echidna, che fa la guardia alla porta dell'Ade; Ercole lo trascinò fuori in una delle sue fatiche. Dante lo trova in Virgilio (Eneide VI, 417-423) e in Ovidio.

Dopo Caronte e Minosse è il terzo custode infernale, ma Dante lo cambia molto: non sorveglia un ingresso, tormenta i golosi. Ha occhi rossi, barba unta e nera, ventre largo e mani con unghie, con cui graffia e squarta i dannati mentre latra «con tre gole» (vv. 13-18). È insieme bestia e uomo deforme, un ritratto della gola stessa. Dante lo chiama «il gran vermo» (v. 22) e «demonio» (v. 32).

Nell'Eneide la Sibilla lo addormenta con una focaccia drogata; qui a Virgilio bastano due manciate di terra gettate nelle «bramose canne» (vv. 25-27). Il mostro si calma come un cane affamato che pensa solo a divorare (vv. 28-33): il fango è il cibo che la sua ingordigia merita.