Forese Donati
Amico di Dante, irriconoscibile per la magrezza; ricorda con affetto la moglie Nella.
Detto anche: Bicci, Forese
Forese, detto Bicci, figlio di Simone Donati, era fratello di Corso, capo dei guelfi neri, e di Piccarda; apparteneva alla stessa casata di Gemma, moglie di Dante. Morì il 28 luglio 1296. Con Dante scambiò una tenzone di sei sonetti pieni di insulti scherzosi: Dante vi derideva la sua gola e la moglie trascurata.
Fra i golosi, ridotti a pelle e ossa dalla fame e dalla sete, Dante lo riconosce solo dalla voce (XXIII, vv. 43-48). Forese spiega la pena e Dante si stupisce di trovarlo già così in alto, a meno di cinque anni dalla morte (vv. 76-84): il merito è delle preghiere della «Nella mia» (vv. 85-93). L'elogio della vedova ripara le offese della tenzone, e apre l'attacco alle «sfacciate donne fiorentine» (vv. 94-111). Dante a sua volta ricorda con rammarico la vita che conducevano insieme.
Nel canto XXIV Forese dice che Piccarda è già in Paradiso (vv. 13-15), indica Bonagiunta e altri golosi e predice la morte violenta del fratello Corso, trascinato da un cavallo verso l'Inferno (vv. 82-90). I tre fratelli Donati finiscono così nei tre regni.