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Purgatorio · Canto XXIII Liceo

Forese Donati e la tenzone

vv. 115-117Per ch'io a lui: «Se tu riduci a mentequal fosti meco, e qual io teco fui,ancor fia grave il memorar presente.Leggi nel canto

Tra i golosi, magrissimi e affamati, Dante riconosce a stento un amico di gioventù, Forese Donati, fratello di Corso e di Piccarda. Forese è morto da poco, nel 1296, e si trova già così in alto grazie alle preghiere della moglie Nella, che lui ricorda con grande tenerezza.

Tra i due amici c'era stata, anni prima, una tenzone: uno scambio di sei sonetti pieni di insulti scherzosi, in cui Dante accusava Forese di trascurare la moglie e Forese rispondeva accusando Dante di povertà e di altre colpe di famiglia. Era un genere comico molto diffuso in Toscana, simile alle sfide dei poeti burleschi.

Lo studioso Enrico Malato ha osservato che non bisogna prendere quegli insulti alla lettera: il tono amichevole dell'incontro nel Purgatorio lo dimostra. Ma Dante allude a quel passato: «Se tu riduci a mente / qual fosti meco, e qual io teco fui». Il ricordo della giovinezza leggera diventa ora occasione di pentimento comune.

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