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Penitente · Purgatorio · II cornice, invidiosi

Guido del Duca

Romagnolo che descrive le città toscane lungo l'Arno come una galleria di bestie.

Nobile romagnolo della famiglia ravennate degli Onesti, vissuto soprattutto a Bertinoro; ghibellino, fu giudice in vari comuni della Romagna. Le notizie su di lui vanno dalla fine del XII secolo al 1249; la data della morte è ignota.

Appoggiato al compagno Rinieri da Calboli, cieco come tutti gli invidiosi, si incuriosisce per il vivo che passa. Poiché Dante evita di nominare l'Arno, Guido ne descrive il corso come una discesa fra bestie: porci in Casentino, botoli ad Arezzo, lupi a Firenze, volpi a Pisa (XIV, vv. 29-54). Profetizza poi le stragi di Fulcieri da Calboli, nipote di Rinieri, podestà di Firenze nel 1303 (vv. 58-66). Solo dopo si presenta e confessa la sua invidia: vedendo qualcuno contento diventava livido (vv. 81-84).

Nella seconda parte piange la Romagna (vv. 91-123), elencando i nobili cortesi di una volta e le famiglie ormai degenerate. Il canto unisce così Toscana e Romagna in un solo quadro di decadenza, tema che torna con Marco Lombardo.