Pier Damiani
Monaco ed eremita: denuncia il lusso dei prelati.
Detto anche: Pietro Damiano, Pietro Peccatore, San Pier Damiani
Nato a Ravenna nel 1007 da famiglia povera, poté studiare grazie al fratello Damiano, di cui avrebbe preso il nome per riconoscenza. Studiò a Faenza e a Parma e fu maestro di retorica, poi verso il 1035 lasciò tutto per l'eremo di Fonte Avellana, sotto il monte Catria, di cui divenne priore nel 1043. Nel 1057 fu fatto, controvoglia, cardinale e vescovo di Ostia e svolse missioni delicate per i papi riformatori; dopo qualche anno ottenne di tornare all'eremo. Morì a Faenza nel 1072. I suoi scritti attaccano la simonia e la corruzione del clero.
Nel cielo di Saturno, dove gli spiriti contemplanti salgono e scendono lungo una scala d'oro, è lui a rispondere a Dante: spiega perché lì non si canta e dichiara insondabile la predestinazione. Poi racconta la propria vita (Par. XXI, vv. 106-126) e chiude con un'invettiva contro i prelati moderni, così grassi da avere bisogno di chi li sorregga, mentre Pietro e Paolo andavano «magri e scalzi» (vv. 127-135).
Un punto discusso sono i vv. 121-123: non è chiaro se «Pietro Peccator», nella casa di Nostra Donna sul lido adriatico, sia sempre lui, che si firmava così, oppure un altro religioso ravennate, Pietro degli Onesti, con cui Dante lo avrebbe confuso.
Approfondimenti
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