Pier delle Vigne
Ministro di Federico II, trasformato in un albero che sanguina quando Dante ne spezza un ramo.
Detto anche: Pier della Vigna, Piero della Vigna, Pietro della Vigna
Pier delle Vigne (o della Vigna) nacque a Capua intorno al 1190 e studiò diritto a Bologna. Entrato come notaio alla corte di Federico II, ne divenne il collaboratore più potente, fino alla carica di protonotaro e logoteta del regno di Sicilia. Fu anche poeta della Scuola siciliana. Nel 1249 fu arrestato a Cremona con l'accusa di tradimento e accecato; morì poco dopo, suicida secondo la tradizione che Dante segue.
Nel secondo girone del VII cerchio i suicidi sono mutati in piante. Dante, spinto da Virgilio, spezza un rametto da un grande pruno: ne escono sangue e parole, «Perché mi schiante?» (Inf. XIII, 31-45). L'anima racconta di aver tenuto «ambo le chiavi / del cor di Federigo» (vv. 58-61), di essere stata rovinata dall'invidia dei cortigiani, «la meretrice» delle corti (vv. 64-69), e di essersi uccisa per sfuggire al disonore, diventando ingiusta contro sé stessa che era innocente (vv. 70-72). Giura di non aver mai tradito il suo signore e chiede che la sua fama sia riabilitata (vv. 73-78).
Spiega poi la pena: le Arpie straziano le foglie e, dopo il Giudizio, i corpi resteranno appesi ai rami (vv. 94-108). Dante lo crede innocente del tradimento, ma colpevole del suicidio.
Approfondimenti
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