Giustiniano e l'Impero
vv. 10-12Cesare fui e son Iustiniano,che, per voler del primo amor ch'i' sento,d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano.Leggi nel canto
Il canto VI è l'unico della Commedia interamente affidato a un solo personaggio. Parla l'imperatore Giustiniano, che regnò sull'Impero romano d'Oriente dal 527 al 565, riconquistò l'Italia e fece raccogliere le leggi romane nel Corpus iuris civilis, la base del diritto europeo. «Cesare fui e son Iustinïano».
Giustiniano racconta la storia dell'aquila, simbolo dell'Impero, da Enea fino a Carlo Magno. Per Dante l'Impero è voluto da Dio per garantire la pace e la giustizia sulla terra, e la sua storia è parte del piano provvidenziale. Il racconto si chiude con una dura critica a guelfi e ghibellini, che si servono dell'aquila per i loro interessi di parte.
Alla fine Giustiniano presenta Romeo di Villanova, ministro del conte di Provenza: un uomo onesto, che servì fedelmente il suo signore e fu cacciato per l'invidia dei cortigiani. Come Pier delle Vigne, e come Dante stesso, è un giusto vittima della calunnia, costretto a mendicare «a frusto a frusto».