Ulisse
Avvolto in una fiamma con Diomede, racconta il «folle volo» oltre le colonne d'Ercole.
Detto anche: Odisseo, Ulixes
Re di Itaca, figlio di Laerte, è tra i Greci a Troia l'eroe dell'intelligenza più che della forza: suo è lo stratagemma del cavallo di legno. Dante non leggeva Omero: lo conosce da Virgilio e Ovidio, che ne fanno un ingannatore.
Sta nell'ottava bolgia chiuso in una fiamma a due punte insieme a Diomede. Virgilio elenca le colpe che i due scontano: l'agguato del cavallo, l'astuzia con cui Achille fu strappato a Deidamia, il furto del Palladio (vv. 55-63). È dannato per queste frodi, non per l'ultimo viaggio.
Quel viaggio, che è un'invenzione di Dante, occupa però la parte centrale del canto (vv. 90-142). Lasciata Circe, né il figlio, né il padre, né Penelope trattengono Ulisse dal desiderio di «divenir del mondo esperto». Con pochi compagni supera le colonne d'Ercole, convincendoli con l'«orazion picciola» («fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza», vv. 119-120); dopo cinque mesi di oceano appare una montagna altissima, quella del Purgatorio, e un turbine affonda la nave. Il «folle volo» (v. 125) è la conoscenza cercata con le sole forze umane, senza la grazia: Dante lo richiama ancora in Paradiso XXVII, vv. 82-83.
Approfondimenti
Inf. XXVI · CriticaUlisse e il folle volo
Ulisse, che sfida i limiti umani senza l'aiuto di Dio, è il doppio tragico di Dante viaggiatore.
Purg. XIX · PersonaggiLa femmina balba
La femmina balba diventa bella solo perché Dante la guarda: i beni terreni sono attraenti per il nostro desiderio, non per natura.
Par. II · StrutturaDante nuovo Ulisse: la navigazione del Paradiso
Dante si presenta come un nuovo Ulisse che naviga nel mare mai percorso del Paradiso, ma guidato dalla grazia.